Quel sottile legame fra politicamente corretto e populismo

0

Ho provato ad osservare le persone che declinano il politicamente corretto fino all’eccesso, per finalità identitarie e in fondo di potere: la scuola, ad esempio, è uno dei luoghi in cui le tribù del politicamente corretto si scontrano con maggiore veemenza, imponendo negoziazioni lessicali continue ad esausti insegnanti, costretti a slalom patetici per assecondare le improbabili metafisiche dei genitori o dei “portatori d’interessi”. I ragazzi come reagiscono? Si rendono conto, prima o poi, dell’ipocrisia e vanno alla ricerca delle “parole proibite”, fino a che non le sentono pronunciare da altri, che usano il politicamente scorretto per catalizzare l’attenzione e per legittimarsi. Esibire termini divenuti sconvenienti ha allora la funzione (presunta) di svelare la realtà, di dire le cose come stanno, senza infingimenti. E’, però, a ben vedere, una retorica speculare alla precedente e, come la precedente, ispirata da un’idea di potere. Populista, questa volta.

Certo che Juncker è proprio un fesso

Lo sanno anche i topi delle fogne che minacciare crisi finanziarie e adombrare ricatti “comunitari” in caso di possibili maggioranze parlamentari sgradite in Italia, è il peggior servizio che si possa rendere alla legittimazione dell’Unione europea presso l’opinione pubblica. Come fa a non capirlo? Forse perchè, nella sua vita, di campagne elettorali vere, connotate dall’esigenza di conquistare le menti e i cuori degli elettori, non ne ha mai fatte. È un ricco signore, lui.

Roberto Balzani

CONDIVIDI
Articolo precedente"Animare" e concerto d'organo
Articolo successivoColpo di scena: quest'anno salta la Segavecchia
Roberto Balzani, nato a Forlì il 21 agosto 1961, è uno storico, saggista e politico italiano. È professore ordinario di storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, Università degli Studi di Bologna. È stato sindaco di Forlì, dal 2009 al 2014 è professore ordinario di Storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell'Università di Bologna (sede di Ravenna), della quale è stato preside fra il 2008 e il 2009. Ricercatore in Storia contemporanea alla Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” di Firenze dal 1992, è divenuto poi professore associato alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell’Università di Bologna e quindi professore ordinario. Fra i suoi interessi più recenti, la storia del regionalismo e del patrimonio culturale, cui ha dedicato diversi saggi, collaborando alle iniziative promosse alla Scuola Normale Superiore di Pisa da Salvatore Settis. Fra il 1992 e il 1996 ha fatto parte del consiglio d’amministrazione della Fondazione “Spadolini – Nuova Antologia” di Firenze. E’ stato a lungo componente del consiglio direttivo della Società di Studi Romagnoli, dell’Istituzione Biblioteca Malatestiana di Cesena e dell’Ibc Emilia-Romagna. Fra le principali pubblicazioni da menzionare la ricostruzione del regionalismo culturale romagnolo fra ‘800 e ‘900 (La Romagna, Bologna, 2001, ristampata con un nuovo capitolo nel 2012); inoltre, la sintesi Storia del mondo contemporaneo, Milano, 2003 (con Alberto De Bernardi), la ricerca di storia dei beni culturali Per le antichità e le belle arti. La legge n. 364 del 20 giugno 1909 e l’Italia giolittiana (Bologna, 2003) e la cura dei Discorsi parlamentari di Carducci (Bologna, 2004). Con Angelo Varni è curatore de La Romagna nel Risorgimento (Roma-Bari, 2012). Alla sua esperienza di amministratore è dedicato il pamphlet: "Cinque anni di solitudine. Memorie inutili di un sindaco" (Bologna, 2012). E’ autore di diversi manuali di storia per le Scuole medie e i Licei.