Chiudo le scuole, chiamo l’esercito

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Era il refrain del sindaco di Roma Alemanno ai tempi del nevone del ’12. Max Paiella gli faceva il verso su Radio2, al “Ruggito del coniglio”. Cambiano le maggioranze e i sindaci, ma pare che nella Capitale non ci sia modo di affrontare in modo organizzato un evento straordinario, ma non catastrofico. Inaccettabile, in particolare, il blocco quasi integrale dei treni in partenza da Roma. I sovranisti, orgogliosamente autarchici, riflettano sull’autosufficienza reale del paese: l’Italia, da sola, non ce la può fare.

Con il discorso di ieri a Milano Berlusconi ha cambiato marcia.

Probabilmente incalzato dai sondaggi e ispirato dall’empatia della sala, ha sfoderato il repertorio, peraltro già noto dal 1994, del populista di destra, dal presidenzialismo al vincolo di mandato, ecc., marcando una netta distanza dall’immagine europea e moderata conservata fino ad ora. Sia che si tratti di tattica, sia che si tratti di sostanza, il discorso del Lirico – pardon, del Manzoni – è destinato a rendere più nebuloso il futuro post 4 marzo. Nell’immediato, però, può perfino aiutare il Pd a recuperare voti centristi.

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Roberto Balzani, nato a Forlì il 21 agosto 1961, è uno storico, saggista e politico italiano. È professore ordinario di storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, Università degli Studi di Bologna. È stato sindaco di Forlì, dal 2009 al 2014 è professore ordinario di Storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell'Università di Bologna (sede di Ravenna), della quale è stato preside fra il 2008 e il 2009. Ricercatore in Storia contemporanea alla Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” di Firenze dal 1992, è divenuto poi professore associato alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell’Università di Bologna e quindi professore ordinario. Fra i suoi interessi più recenti, la storia del regionalismo e del patrimonio culturale, cui ha dedicato diversi saggi, collaborando alle iniziative promosse alla Scuola Normale Superiore di Pisa da Salvatore Settis. Fra il 1992 e il 1996 ha fatto parte del consiglio d’amministrazione della Fondazione “Spadolini – Nuova Antologia” di Firenze. E’ stato a lungo componente del consiglio direttivo della Società di Studi Romagnoli, dell’Istituzione Biblioteca Malatestiana di Cesena e dell’Ibc Emilia-Romagna. Fra le principali pubblicazioni da menzionare la ricostruzione del regionalismo culturale romagnolo fra ‘800 e ‘900 (La Romagna, Bologna, 2001, ristampata con un nuovo capitolo nel 2012); inoltre, la sintesi Storia del mondo contemporaneo, Milano, 2003 (con Alberto De Bernardi), la ricerca di storia dei beni culturali Per le antichità e le belle arti. La legge n. 364 del 20 giugno 1909 e l’Italia giolittiana (Bologna, 2003) e la cura dei Discorsi parlamentari di Carducci (Bologna, 2004). Con Angelo Varni è curatore de La Romagna nel Risorgimento (Roma-Bari, 2012). Alla sua esperienza di amministratore è dedicato il pamphlet: "Cinque anni di solitudine. Memorie inutili di un sindaco" (Bologna, 2012). E’ autore di diversi manuali di storia per le Scuole medie e i Licei.