è-solo-amore compagnia delle ventirose

Amore: dal dizionario di italiano, sentimento che attrae e unisce due persone (ordinariamente ma non necessariamente di sesso diverso), e che può assumere forme di pura spiritualità, forme in cui il trasporto affettivo coesiste, in misura diversa, con l’attrazione sessuale, e forme in cui il desiderio del rapporto sessuale è dominante, con carattere di passione, talora morbosa e ossessiva; comune a tutte queste forme è, di norma, la tendenza più o meno accentuata al rapporto reciproco ed esclusivo.
Proprio di questo si è parlato nello spettacolo “E’ solo amore” del 24 gennaio al teatro San Luigi di Forlì. Uno spettacolo che fa riflettere sugli stereotipi e i pregiudizi che purtroppo esistono ancora oggi nel ventunesimo secolo, in questo mondo di “maschere opache” in cui è più importante apparire che essere.
Come ci fanno notare le canzoni recitate durante lo spettacolo, non c’è nulla di più importante che amare ed essere amati per quello che si è, ognuno con le proprie caratteristiche, che ci rendono tutti uguali ma in modo diverso.
Ci sono periodi di tristezza, solitudine e ferite, che però poi vengono colmate grazie all’amore, all’amicizia o a un’ amicizia che diventa amore: due anime che si amano…
Cosa importa se sono persone dello stesso sesso o di sesso opposto? Una bianca e l’altra nera? Il cuore è un muscolo che hanno entrambe, e quindi sono dotate di amore. Amore verso un amico, un familiare o un genitore, che spesso, come nello spettacolo, è il primo a chiudere la porta in faccia alla diversità, respingendola o prendendola in giro. Ma diversità rispetto a chi? L’uomo è nato libero e così deve restare, e anche le istituzioni dovrebbero permetterglielo, e non puntargli il coltello addosso come si è visto nel musical solamente perché sono di più e quindi “ce l’hanno dalla parte del manico”.
Nessuno può impedire a due persone di amarsi: i pensieri sono spesso contrastanti, ma alla fine al cuor non si comanda, e non si sceglie chi amare! Si ama e basta; non esiste giusto o sbagliato, ma bisogna lasciarsi andare alla propria indole e non avere sensi di colpa o paura di non essere accettati, perché ciò porterebbe solamente sofferenza e senso di inadeguatezza. Si deve invece trovare in sé stessi la forza di andare avanti ed affermare come gli attori del nostro recital la propria identità, abbattendo il “muro” di difesa che ci si è dovuti creare per sopravvivere alla società.
Bisogna essere tolleranti verso tutti gli uomini, anche se sembrano totalmente diversi da noi, perché alla fine l’amore ci unisce tutti.

Sara Sartoni

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