Renzusconi

«In merito allo spettacolo teatrale “Renzusconi” di Andrea Scanzi, intervengo volentieri essendo l’organizzatore, insieme a Luca Coralli, dello spettacolo.
Il 9 gennaio Mauro Montanari, responsabile tecnico Unità Teatro ed Eventi sul territorio del Comune di Forlì, mi ha indicato la data del 29 gennaio come unica serata libera per la rappresentazione dello spettacolo al Teatro Fabbri.
Il 10 gennaio ho inviato una mail con la richiesta del teatro a Cristina Ambrosini dirigente Servizio Cultura Musei, Turismo e Politiche Giovanili, a Sergio Spada responsabile Unità Teatro ed Eventi sul territorio, e per conoscenza a Mauro Montanari responsabile tecnico Unità Teatro ed Eventi sul territorio del Comune di Forlì.

Il 12 gennaio, nell’ufficio di Palazzo Romagnoli Sergio Spada mi comunicava che stava scrivendo una mail indirizzata al sottoscritto, in cui negava la concessione del Teatro aggiungendo che questa decisione veniva motivata con il fatto che dal 28 dicembre era iniziato il silenzio elettorale.
Ho contestato questa interpretazione perchè altri teatri comunali in Italia avevano dato l’ok allo spettacolo (per esempio quello di Sulmona) e perchè lo spettacolo veniva considerato dal Comune interessato dalle normativa (leggi e circolari della Prefettura di Forlì) che disciplinano le convocazioni di comizi elettorali.
Ho fatto presente che lo spettacolo non è stato richiesto da un partito politico, ma da privati cittadini, che lo spettacolo è la messa in scena di un libro di un giornalista, e non di un segretario di partito, che in palcoscenico non ci sarebbero presentati candidati al parlamento. Sergio Spada ha risposto che l’indicazione veniva dalla Segreteria Generale del Comune.

Ho così chiesto di mostrarmi in quali articoli delle leggi in materia di leggi elettorali, ed in quali passaggi delle circolari della Prefettura di Forlì, veniva fatto riferimento agli di spettacoli teatrali. Non c’è stata alcuna risposta.
Ho chiesto di conoscere chi fosse il dirigente che si stava prendendo la responsabilità di negare il Teatro, ma anche in questo caso non mi è stata data risposta.
Venivano quindi effettuate da Sergio Spada una serie di telefonate a vari uffici del Comune (segreteria generale, Ufficio stampa, segreteria Vice-sindaco etc.) alla ricerca di una motivazione da fornire al sottoscritto.
Una telefonata coinvolge anche la signora Giovannetti della Segreteria Generale che ha lo stesso cognome dell’assessore, e da cui probabilmente scaturisce il malinteso descritto nel post di Luca Coralli.

Cristina Ambrosini dirigente Servizio Cultura Musei, Turismo e Politiche Giovanili interviene nella discussione difendendo ulteriormente la decisione del Comune e la giustifica con la legge del 22 febbraio 2000, n.28. Questa legge, però, non può essere applicata perchè disciplina esclusivamente le disposizioni per la parità di accesso ai mezzi di informazione durante le campagne elettorali. Cioè è la normativa che riguarda le emittenti radiotelevisive che devono assicurare ai soggetti politici (e non agli spettacoli teatrali) equità all’accesso all’informazione e alla comunicazione politica.
Anche il riferimento del 28 dicembre è ambiguo in quanto non appare esserci alcun silenzio elettorale per uno spettacolo teatrale.

Le due circolari della Prefettura di Forlì, che vengono portati ad esempio per giustificare la negazione del teatro, trattano in realtà della parità di accesso ai mezzi di informazione, relativamente ai comizi elettorali e l’opzione degli elettori residenti all’estero per il voto in Italia.
Renzusconi non è un comizio elettorale, non rappresenta nè un partito nè un movimento, non è una competizione elettorale, non è una conferenza e non è un dibattito.
Terminato l’incontro, la dottoressa Ambrosini confermava comunque il rifiuto di concedere il teatro perchè in campagna elettorale (la campagna elettorale inizia il 2 febbraio) e mi viene preannunciata una comunicazione scritta.

La sera stessa la dirigente mi invia una mail in cui annuncia un’altra comunicazione scritta che rappresenterà la risposta del Comune e ritratta la posizione del Comune. Questa comunicazione è stata fatta passare come la risposta che ancora il Comune deve dare al sottoscritto sulla concessione del teatro che a questo punto sarà sicuramente positiva dopo che il caso ha avuto risonanza nazionale.
Il giorno stesso (12 gennaio) gli organizzatori prendono atto dell’imbarazzante caos di informazioni trasmesse dal Comune e trasferiscono lo spettacolo teatrale al Teatro Verdi di Cesena con programmazione fissata il 6 febbraio.

In merito alla nota diramata dal Comune alla stampa si afferma così che il sottoscritto è in attesa di una risposta. Ciò non corrisponde al vero perchè la risposta mi è stata data in forma verbale a causa dei tempi stretti per l’organizzazione dello spettacolo, e mi è stata comunicata durante le due ore di incontro avvenuto a palazzo Romagnoli il 12 gennaio scorso. Se oggi il Comune, dopo che il caso è rimbalzato sulla stampa nazionale, vuole dare tutte le risposte che vuole, questa scelta rappresenta un atteggiamento del tutto ininfluente per gli organizzatori che hanno ormai spostato l’evento a Cesena.
E’ vero che non sono stati rispettati tempi da parte degli organizzatori ma il Comune, per bocca l’assessore Giovannetti, non può preannunciare una risposta tempestiva perchè questa, appunto, è già stata fornita.

Infine non c’è mai stato alcun contatto con l’assessore Giovannetti con il sottoscritto nè con Luca Coralli. Il contatto oggetto della smentita del Comune si riferisce ad una telefonata effettuata in mia presenza di Sergio Spada alla signora Antonella Giovannetti. Questo appare essere il malinteso per omonimia, a cui si riferisce l’ultimo capitolo della nota del Comune conseguente al post pubblicato da Coralli sulle pagine di Facebook».

Riccardo Bevilacqua