Teatro Testori

Attesissimo spettacolo di prosa della rassegna serale sarà “L’Albergo del libero scambio“, della compagnia Il Mulino di Amleto, che martedì 23 gennaio alle ore 21,00 invaderà il Teatro Testori con tutta l’irriverenza e la comicità di Georges Feydeau; un classico reso ancora più interessante da questa nuova versione dell’opera francese, interamente riscritta dal pluripremiato autore Davide Carnevali.
“L’albergo del libero scambio”, splendido esempio di commedia degli equivoci, è uno dei grandi testi del teatro comico: pare che al debutto, nel 1894, le risate del pubblico fossero così fragorose da sovrastare le battute degli attori durante buona parte del II atto. La trama si regge sui tentativi di seduzione di un marito insoddisfatto ai danni della moglie dell’amico, un affaire famigliare che, dal classico salotto borghese, si sposta ben presto nelle stanze e nei corridoi di un albergo. La commedia originaria è il capolavoro di Georges Feydeau, uno dei più grandi autori francesi: vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento, capace di una scrittura pungente e sfacciata, si è distinto per la capacità di smascherare i difetti della società del tempo. Scambi di persona, situazioni strampalate, personaggi animati da una ridicola pulsione per il piacere e la ricchezza, sono le pedine di un gioco teatrale che si fa beffe della borghesia e delle sue aspirazioni più vanesie. Ma un classico come Feydeau è anche terreno fertile per una riscrittura drammaturgica, affidata qui a Davide Carnevali, pluripremiato autore italiano e vincitore del 52° Premio Riccione. Classe 1981 e un dottorato in Teoria del teatro, oggi vive tra Barcellona e Berlino, e i suoi testi sono rappresentati in diversi paesi europei, soprattutto in Germania e in Francia. Dirige lo spettacolo Marco Lorenzi, formatosi alla Scuola del Teatro Stabile di Torino, che torna in scena dopo il grande successo de Gl’Innamorati di Carlo Goldoni e una fortunata tournée che è arrivata nel settembre 2014 fino al Fringe Festival di Pechino. La cifra registica di Lorenzi e il linguaggio di Carnevali si fondono alla perfezione con la vitalità del congegno teatrale orchestrato da Feydeau, divertendosi a smontarlo e reinventarlo, mettendo a nudo gli ingranaggi di un meccanismo drammaturgico fondato sul vorticoso alternarsi di entrate e uscite, apparizioni, sparizioni e quiproquo, che si susseguono in un viavai di sorprese continue.