La rottamazione dei cavoli

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I partiti, in quanto associazioni private, hanno il diritto di autoregolamentarsi con le norme e le regole che vogliono e questo fatto credo, sia condivisibile da tutti. Quello che però non dovrebbe mai fare chi si dà delle regole, è non rispettarle. Con l’arrivo del “Rottamatore fiorentino” molti credettero che il rinnovamento delle classi dirigenti piddine potesse finalmente avverarsi. Si sbagliavano. Alcune delle candidature rigorosamente bloccate uscite in questi giorni sui giornali inerenti alcuni “dinosauri della politica”, dimostrano ancora una volta che il Pd, a quelle regole non ha mai creduto. La candidatura bloccata di Piero Fassino è forse l’emblema di tale incoerenza ed il fatto che si continui ad introdurre deroghe “Ad Dinosaurum” conferma l’inadeguatezza dell’attuale dirigenza politica renziana. Da decenni lo statuto del Pd inerente i “Principi generali per le candidature e gli incarichi” viene disatteso. Eppure l’articoli 21 comma 3 non è solo chiaro ma bensì cristallino: “Non è ricandidabile da parte del Partito Democratico per la carica di componente del Parlamento nazionale ed europeo chi ha ricoperto detta carica per la durata di tre mandati”. Nonostante ciò da anni si continua ad introdurre deroghe che vanificano quel regolamento ma soprattutto vanificano il principio condivisibile ed auspicabile di mantenere un costante rinnovamento della classe politica dirigente.
La carriera politica di Piero Fassino inizia nel 1975 a Torino dove per 10 anni viene eletto consigliere comunale. Poi dal 1985 al 1990 diventa consigliere provinciale. Nel 1994 entra in Parlamento e ci resta fino al 2010 collezionando 5 mandati consecutivi, nell’ultimo dei quali si dimette prima della fine (con l’antipolitica alle porte sarebbe risultato troppo imbarazzante candidarlo ancora in parlamento) perché il partito lo candida come sindaco di Torino dove viene eletto. Nel 2016 il Pd lo avvia alla decima candidatura politica della sua vita puntando ancora su di lui nel capoluogo piemontese dove però questa volta perde e vi entra come consigliere d’opposizione. A breve lascerà quell’incarico per l’ennesima poltrona bloccata che lo catapulterà nuovamente in parlamento. Già dieci anni fa, nel febbraio 2008 il blogger Piero Ricca, di fronte all’ennesima violazione dello statuto chiedeva conto a Fassino dell’eternità della sua candidatura in netta contraddizione proprio con lo statuto del suo partito. A quell’incontro visionabile su youtube dal titolo “Vieni avanti Fassino”, l’esponente Piddino rispose a Ricca come un bambino dell’asilo: “I dirigenti non si trovano mica sotto i cavoli”. Quindi le deroghe applicate oggi dal “Restauratore Renzi” garantiranno ad “insostituibili” come Anna Finocchiaro (in parlamento dal 1987 per 8 mandati), Roberto Giachetti (dal 2001 per 4 mandati), Paolo Gentiloni (dal 2001 per 4 mandati), Piero Fassino e purtroppo tanti altri, l’ennesima poltrona alla faccia della tanto acclamata rottamazione. Perché “Signori miei”, al Pd, i dirigenti non si trovano sotto i cavoli ma dentro i sarcofaghi. Cliccare sull’immagine per vedere il video.