caccia

Sulla richiesta avanzata dalle due Amministrazioni comunali di Santa Sofia e Bagno di Romagna di ampliare di 1000 ettari i confini dell’ambito territoriale di caccia Atc FO5, sottraendoli al concorrente Atc FO2, interviene il consigliere regionale della Lega Nord Massimiliano Pompignoli esprimendo alcune perplessità: “lo trovo un esercizio di ridefinizione cartografica abbastanza inutile per due ordini di ragioni: in primo luogo sono irricevibili le istanze dei due Sindaci romagnoli nel momento in cui le stesse sono dettate da rivendicazioni ‘personali’ di taluni cacciatori a discapito di altri. La caccia deve essere intesa come un unicum da preservare al di là di qualsiasi interesse individualistico. In secondo luogo (ed è l’aspetto più importante) l’imminente approvazione del Piano Faunistico Venatorio Regionale (PFVR), strumento tecnico-politico che a partire dalla situazione attuale della fauna e delle sue criticità individua le azioni gestionali necessarie al raggiungimento degli obiettivi in materia per il prossimo quinquennio, ci richiama all’urgenza di lavorare insistentemente per diminuire gli attuali 50 Atc regionali perché superflui ed onerosi, e non certo di ridisegnarli al centimetro. Cosa che invece non sembrerebbe volere l’Ass.re Simona Caselli che inspiegabilmente, nel corso degli ultimi mesi, ha fatto marcia indietro avanzando l’ipotesi di rafforzare gli ambiti territoriali di caccia attraverso l’istituzione delle cosiddette unità di gestione per la selvaggina stanziale”.
Quello di Baccini e Valbonesi è un appello fuori luogo ma soprattutto fuori tempo massimo – chiosa Pompignoli – perché rinfocolare vecchie guerre di confine (già nel 2014 le due vecchie Giunte comunali ci provarono senza tuttavia portare a casa alcunché), alimentate da spiriti campanilisti, non risolve di certo il vero problema della caccia romagnola; ovvero il crollo vertiginoso di chi la pratica. Il nostro obiettivo invece deve essere quello di semplificare e abbattere drasticamente il numero degli Atc regionali, dando più ampio respiro e margine di manovra a quei pochi cacciatori che ancora, seppur a caro prezzo, praticano il nobile esercizio dell’arte venatoria”.