Pallacanestro Alma Trieste

La partita di domenica all’Unieuro Arena di Forlì contro la prima della classe non sarebbe stata una gara facile da affrontare per i romagnoli neanche in un altro momento della stagione, figurarsi ora. Quella agli ordini di coach Dalmasson è a tutti gli effetti una corazzata lanciata verso la conquista della massima serie. In cabina di regia la “Ferrari giuliana” è guidata dall’argentino Juan Fernandez che nelle 16 uscite precedenti ha dispensato pallacanestro a tutti i compagni e su ambo i lati del campo. Con 11,4 punti e quasi 3 assist a gara il suo fatturato personale è frutto di un’ottima percentuale da due, infatti viaggia con il 55%, una più che discreta vena realizzativa da dietro l’arco come dimostrato dal 35% fino ad ora oltre che un più che rassicurante 92% dalla linea della carità. Al suo fianco giocherà Daniele Cavaliero; all’andata la guardia triestina non era a disposizione del proprio allenatore causa l’infortunio patito in Coppa Italia. Nelle 12 gare disputate fino ad ora il giocatore con un passato in Serie A ha messo a referto quasi 11 punti a gara in 23 minuti e mezzo di utilizzo, tira col 42% da 3 punti e il 52 da 2, la sua percentuale realizzativa ai liberi è uguale a quella di Fernandez, è più realizzatore rispetto al compagno di squadra. Infatti non dispensa tanti assist come quest’ultimo, per lui solo due passaggi per i compagni. Javonte Damar Green che occuperà lo spot di ala piccola del quintetto base bianco rosso guida la sua squadra per punti segnati. il giocatore che probabilmente potrebbe comodamente indossare anche molte canotte al piano superiore attacca il ferro come pochi in questa lega, in campo aperto è incontenibile e ha due gambe piene di fosforo: il 60% con cui viaggia da due punti ne è la riprova. L’unico, per così dire, punto debole del suo gioco è il tiro dalla lunga distanza. In questa speciale statistica, infatti, l’americano raccoglie solo il 29%; detto questo comunque riesce a viaggiare a più di 18 punti di media in meno di 30 minuti di impiego, autentico go-to-guy della squadra.
Il ferro dalmata sarà difeso da Laurence Bowers e Matteo Da Ros: il primo, in questa stagione in cui è stato bersagliato dagli infortuni, è sceso in campo solo 11 volte fino ad ora, infatti, ha comunque messo a referto più di 11 punti tirando con buone percentuali dal campo e un più che discreto 79% ai liberi. Meno spettacolare del suo predecessore è comunque giocatore di categoria superiore come si ricorderanno gli appassionati forlivesi che l’anno scorso lo hanno affrontato contro Ferrara. Se si accende è in grado infatti di vincere la partita da solo, in caso contrario il suo carattere umorale lo può far risultare deleterio per i compagni ai fini del risultato finale. Matteo Da Ros, conosciuto dagli appassionati forlivesi sin da quando ancora acerbo vestiva la maglia di Treviglio in terza serie, è l’autentico playmaker occulto di questa squadra: mano educatissima anche dalla lunga distanza, consegna ai compagni 5,4 assist per allacciata di scarpe in 29 minuti di utilizzo; nelle 14 gare disputate in stagione Matteo ha realizzato 8,5 punti, unico suo punto debole il tiro dalla linea della carità, specialità nella quale non arriva al 70%. Raccoglie anche quasi 7 palloni a gara, ottimo difensore e buon agonista.
La panchina della prima in classifica è piena di giocatori che troverebbero comodamente collocazione in molte squadre, per non dire in tutte le squadre di questa categoria: Alessandro Cittadini è autentico lupo del parquet a queste latitudini; in questa squadra gli viene chiesto di non essere protagonista ma di fare il lavoro sporco e lui accetta di buon grado le consegne del suo allenatore. Discorso analogo per il capitano Andrea Coronica che ormai sente la canotta Triestina come una seconda pelle, Federico Loschi e Lorenzo Baldasso sono i guastatori insieme a Roberto Prandin che uscendo dal “pino” di Dalmasson possono contribuire a cambiare una gara. Baldasso quando è stato chiamato a sostituire Cavaliero non ha fatto rimpiangere il compagno per esempio.
Insomma la gara di domenica sembra, e forse lo sarà, un rebus irrisolvibile per Forlì ma rappresenta anche un grande stimolo per una squadra che deve rispondere alle critiche che gli stanno piovendo addosso. Il match di andata di Trieste finì 75-66.

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Diplomato al liceo Fulcieri Paolucci de Calboli di Forlì, nel lontano 1997, intraprende gli studi di Scienze dell'Informazione di Cesena in cui consegue la Laurea nel marzo del 2002. Dopo varie esperienze lavorative nel ramo dell'informatica presta la sua opera come programmatore all'interno del servizio informatico dell'Istituto Scientifico Romagnolo per lo Studio e la Cura dei Tumori (I.R.S.T.) S.r.l. La sua vita senza la musica, lo sport e la ginnastica sarebbe stata monotona ma... Dicono di lui: "Chiedetelo agli altri...". Dice di lui: "Ciò che non ti uccide ti fortifica... Tutte cazzate"!