Lodovico Zanetti consigliere comunale

«Confermo la notizia, apparsa sulla stampa, della mia presenza all’inaugurazione della mostra sul museo sul fascismo a Predappio, a titolo personale, come correttamente riportato, e non come dirigente Anpi. Quanto ho ascoltato ha, comunque, confermato la mia netta contrarietà al progetto. Anzi, ha fatto emergere ulteriori perplessità che riassumo in due domande.
Rivolgo la prima al professor Marcello Flores, illustre accademico, che, dice, riproporremo la mostra del 1932 sul decennale del fascismo. Ma per far capire che non è apologetica, metteremo pannelli sul colonialismo. Quanti metri andranno alla mostra che propagandò i millantati risultati raggiunti dal regime e quanto spazio ai 20.000 morti di Addis Adeba, massacrati dopo l’attentato a Graziani, ai monaci massacrati a Debra Libanos, quanti all’uso del gas in Etiopia, quanto alla repressione in Libia, all’italianizzazione forzata del Dodecaneso….?
Sono certo che per ogni metro, sul fascismo, ci vorrebbero ettari contro, e né il palazzo del fascio, né Predappio, basterebbero per raccontarne i crimini. Aspetto, curioso, la partizione degli spazi interni.
De Bernardi, altro storico di vaglia, dice, sul museo, che per sapere se il budino è buono bisogna assaggiarlo. Ma se il budino-museo è cattivo, lo buttiamo come se fosse un dolcetto da 2 euro, anche se costa qualche milione?
Principio di precauzione vorrebbe il muoversi con estrema cautela, vista la delicatezza dell’argomento, in un momento in cui il fascismo è sì storia, ma anche cronaca. La cultura può essere, come ricordato dal sindaco di Predappio un arma di distruzione di massa contro l’ignoranza, ma quando si usano le armi si rischia di sbagliare il tiro, e la storia è piena di generali che convinti di far bene bombardarono le proprie truppe. Ecco, direi sia meglio rifletterci su, e cessare il fuoco».

Lodovico Zanetti