intervento Ospedale

Ha preso avvio presso l’Istituto Tumori della Romagna (Irst) Irccs, per la prima volta al Mondo, fuori dai confini d’Israele, dov’è stata ideata, una promettente sperimentazione clinica con le radiazioni Alfa per la cura di alcuni tipi di tumori solidi. Grazie alla stretta collaborazione con Alpha Tau Medical Ltd., società israeliana specializzata nello sviluppo di dispositivi medici e titolare di una terapia per il trattamento dei tumori solidi denominata “Alpha DaRT” (Diffusing Aplha-emitters Radiation Therapy), Irst è il primo centro al di fuori di Tel Aviv, in cui si è utilizzata questa nuova tecnica sperimentale, nello specifico, per il trattamento del tumore squamo-cellulare della cute.
È stato, infatti, eseguito in Irst il primo intervento in anestesia locale su una paziente con carcinoma della cute alla quale sono stati impiantati alcuni dispositivi capaci di rilasciare dosi ben definite di radiazioni Alfa, una forma di radiazione ad alto potere ionizzante ma poco penetrante. Una tecnica che, dopo aver superato gli studi e i test preliminari, è da alcuni mesi utilizzata sull’uomo dimostrandosi, nei primi 8 trattamenti effettuati al “Rabin Medical Center” in Israele, in grado di assicurare risultati preliminari incoraggianti.
La radiazione Alfa è una radiazione ionizzante in grado di provocare la morte delle cellule tumorali. È composta da particelle pesanti in grado di penetrare per soli pochi millimetri: questo ne fa un tipo di radiazione molto sicura, sia per il paziente che per lo staff medico. La tecnica “Alpha Dart”, ideata nel 2003 da Itzhak Kelson e Yona Keisari della Tel Aviv University prevede l’utilizzo di queste particelle che sono rilasciate all’interno della massa tumorale utilizzando fili di acciaio inossidabile radioattivi, biocompatibili e sterili.
Uno dei vantaggi di queste particelle, confrontate con la radioterapia convenzionale – spiega Salvatore Roberto Bellia medico radioterapista responsabile dello studio in Irst – è il fatto che non risentono del livello di ossigenazione dei tessuti, situazione indispensabile per ottenere risultati con le tecniche tradizionali. Spesso, infatti, le lesioni tumorali diventano parzialmente radio-resistenti perché la massa tumorale non è ossigenata adeguatamente in tutto il suo volume. Aspetto che, invece, non incide sull’efficacia delle particelle Alfa. Le particelle Alfa, una volta rilasciate, penetrano nei tessuti malati e distruggono le cellule tumorali limitrofe determinando la doppia rottura dell’elica del loro DNA e impedendone la riparazione. La dose che viene rilasciata si diffonde a pochi millimetri dal seme radioattivo inserito, permettendo la tutela dei tessuti sani circostanti ma, allo stesso tempo, arrecando un danno significativo al tumore. Studi hanno, inoltre, dimostrato la sicurezza di tali radiazioni: la maggior parte della dose viene rilasciata localmente mentre la quantità che penetra nel circolo sanguigno è talmente bassa da non essere ritenuta pericolosa per gli organi eventualmente raggiunti. Durante tutta la durata del protocollo, comunque, i pazienti sono costantemente monitorati attraverso gli esami del sangue e delle urine per verificare eventuale presenza di radioattività al di sopra dei livelli attesi.” Anche se tecnologicamente avanzata e praticabile solo in centri specializzati, la metodica risulta semplice, poco invasiva: nella paziente trattata all’Irst, ad esempio, sono stati inseriti all’interno della lesione cutanea, alcuni fili radioattivi della lunghezza di pochi centimetri. “Questo trattamento – continua Bellia – a differenza della radioterapia tradizionale, prevede una sola seduta e può essere ripetuto anche sulla stessa sede malata. Un altro dei vantaggi di questa tecnica è che gli effetti si vedono in tempi relativamente brevi, di solito gli impianti vengono rimossi dopo circa due settimane”.
Il protocollo al quale ha aderito Irst prevede l’arruolamento di pazienti con diagnosi confermata all’esame istologico di carcinoma squamocellulare della cute o del distretto testa-collo. Questo studio clinico valuterà la sicurezza e l’efficacia delle radiazioni Alfa nel trattamento di questa patologia. I risultati attesi sono il raggiungimento di un elevato grado di distruttività per il tumore con conseguente aumento delle percentuali di controllo locale di malattia e conservazione dell’organo, l’aumentata sicurezza per il paziente e la riduzione degli effetti collaterali, la possibilità del suo utilizzo in associazione con chirurgia, chemioterapia e agenti biologici, la stimolazione della risposta immunitaria passibile di ulteriore potenziamento, la maggiore facilità di applicazione e miglior efficienza dei costi se posto a confronto con altri tipi di trattamento attualmente utilizzati. Il coinvolgimento nello studio prevede per Irst di trattare, nei prossimi 2 anni, almeno 10 casi. Sarà indispensabile la collaborazione dei medici dermatologi che dovranno inviare pazienti potenzialmente arruolabili nel protocollo, valutandone il trattamento quale sostitutivo dell’intervento chirurgico di resezione. “Questo trattamento, essendo sperimentale – conclude Bellia – ha attualmente indicazioni più ristrette rispetto alla radioterapia convenzionale. Un altro dei vantaggi, rispetto a quest’ultima, risiede nel fatto che può essere effettuato anche su tessuti già radiotrattati con maggiore efficacia e minor rischio di tossicità. In futuro ci auguriamo che questa terapia possa essere utilizzata anche in altri contesti clinici, come trattamento esclusivo o in combinazione con le altre terapie oncologiche tra le quali anche l’immunoterapia”.
La società Alpha Tau Medical sta attualmente finalizzando dei protocolli anche con altri istituti oncologici di tutto il mondo, in particolare in Germania, Francia e Stati Uniti. Se i risultati dovessero confermarsi positivi, questa tecnica potrà essere applicata a tutti i tipi di tumori solidi.