Palazzo Albertini

Vogliamo rivitalizzare veramente il Centro Storico di Forlì? Ecco una proposta: Palazzo Albertini dovrebbe ospitare tre eccellenze forlivesi da sempre snobbate!

Le macchine alchemiche di Eltore Elica…

Eltore Elica nasce a Napoli con il nome di Fulvio Russo. Di cultura umanistica, negli anni ‘70 effettua la prima “Polarizzazione artistica di un transistor”. Nei primi anni ‘80, a Forlì, termina il libro “Il laboratorio alchemico di Eltore Elica” dove si descrive la vita di un ipotetico laboratorio per la costruzione di creature viventi. Decide di non pubblicare il libro ma di tradurlo in realtà. Assume il nome di Eltore Elica, apre un vero laboratorio alchemico e in pochi anni, con l’aiuto di due assistenti, costruisce 588 creature viventi. Creature in legno e oro zecchino, polvere di corallo e circuiti integrati. Macchine che parlano, respirano e si muovono secondo un loro incomprensibile capriccio. Macchine Alchemiche che distinguono gli adulti dai bambini e conversano solo con questi ultimi, macchine per vedere l’infinito o solo per prevedere la fioritura di fiori di campo. Il sogno è realtà. Eltore Elica ha reso reale il suo libro ma è giunto solo al primo capitolo. Sito www.automibarocchi.com.
Questo Progetto, custodito nella propria abitazione, costituisce un unicum in quanto non esiste in tutto il mondo una così completa ed accurata collezione e rappresenta una novità del panorama artistico-culturale di livello mondiale.

Libri o giocattoli? La Pop-Up di Massimo Missiroli e la sua collezione di libri tridimensionali

Animati, meccanici, tridimensionali, in rilievo, gioco, alza e scopri, teatrino, cerca e trova, magici… sono solo alcuni dei modi in cui i libri, che non contengono solo immagini bidimensionali, vengono presentati al lettore. Nell’intento di far capire che fra quelle pagine si possono scoprire sorprese e fantasie di carta, che possono stupire per l’ingegnosità con cui sono state create, questi libri vengono definiti nelle maniere più originali e curiose. In effetti, trovare un nome che possa contenere questa variegata quantità di figure da animare e di scenari prospettici, non è facile; si potrebbe dire che la ricerca non è ancora conclusa. Probabilmente la “varietà” terminologica è ingenerata, oltre che dalla fantasia degli autori, dal fatto che, pur essendo stampati in lingua italiana, questi libri sono progettati, realizzati e confezionati all’estero, e nella traduzione i termini tecnici vengono interpretati ed adattati ad esigenze editoriali. Attualmente la definizione pop-up, letteralmente “saltar su” (introdotto dall’editore Blue Ribbon Press negli anni trenta ed esteso successivamente a quasi tutti i libri che contenevano qualche “sorpresa” o parte mobile), è il modo convenzionale per indicare queste pubblicazioni, anche se, da qualche tempo, in America, si utilizza anche “interactive book”, forse mediando dal linguaggio informatico. Li chiameremo così? La magia dei libri a tre dimensioni, quelli in cui le pagine si sollevano per creare vere e proprie sculture, non finiscono mai di stupire, a qualsiasi età. A realizzarli sono quelli che in gergo anglosassone si chiamano paper engineer, letteralmente “ingegneri della carta”, oppure con un termine meno nobile, cartotecnici. In Italia non ce ne sono molti, e a detta della stampa specializzata, i due più affermati sono Dario Cestaro (di cui ricordiamo i recenti due volumi “Mostri” e “Alieni” editi da De Agostini e il “Castello dei mostri”, Giunti), e Massimo Missiroli, di Forlì. A condurci per mano in questo mondo incantato di creazioni di carta è Massimo Missiroli, forlivese doc, bancario part-time e cartotecnico per passione. Realizza libri pop up dal 1992, tiene laboratori per bambini in tutta Italia e all’estero, ed è anche un appassionato collezionista di questo tipo di libri. Ne ha oltre 3.000, in particolare quelli antichi. Alcuni anni fa è stato insignito del premio Andersen, un riconoscimento internazionale…. «Un libro pop up» ci spiega Missiroli «è composto in media da 6 doppie pagine. Si tratta di libri molto costosi da produrre, e oggi sono praticamente introvabili…». INFO: www.pop-ups.net. Tale Progetto, custodito nella propria abitazione, costituisce un unicum in quanto non esiste in tutto il mondo una così completa ed accurata collezione e rappresenta una novità del panorama artistico-culturale di livello mondiale.

Museo Fender Vintage Forlì di Flavio Camorani

Noi facciamo della musica libera, dura, che picchi forte sull’Anima in modo da aprirla“. (Jimy Hendrix). Era il 1950 quando per la prima volta comparve una chitarra elettrica in un negozio di strumenti musicali, quella data segnò l’inizio della musica moderna. A generarla fu il rivoluzionario Leo Fender, fondatore dello storico marchio Fender con sede in California (USA), la sua innovazione fu nel creare strumenti semplici e pratici, funzionali a tutti i musicisti. Sinonimo di qualità, ecletticità ed artigianalità, la Fender Factory divenne leader mondiale della musica, creando strumenti musicali tuttora in uso; produsse la prima chitarra elettrica e il primo basso elettrico della storia. Il Fender Museum di Forlì ripercorre il periodo d’oro della Fender mostrando tutti i modelli di strumenti elettrici ed amplificatori costruiti dal 1951 al 1974 anno della sua cessione ad altra società. Un viaggio imperdibile all’interno della storia della musica rivolto a tutti gli appassionati, un viaggio di colori, profumi, vibrazioni ed emozioni anche ad occhi chiusi, che si può visitare a Forlì, nella provincia dell’Impero! Il Fender Vintage Museum è la mostra di tutti gli strumenti a corde solid body ed amplificatori prodotti dalla storica Fender Factory raccolta da Flavio Camorani per l’Associazione Prisma Melody. Tale Progetto, custodito nella propria abitazione, costituisce un unicum in quanto non esiste in tutto il mondo una così completa ed accurata collezione e rappresenta una novità del panorama artistico-culturale di livello mondiale. Gli oltre 100 esemplari, corredati di originali custodie, sono stati riuniti in oltre trent’anni di meticolosa perizia e passione, esposti al pubblico con rispettive targhette identificatrici in ordine cronologico e filologico, ideata per far rivivere sonorità ed emozioni che hanno accompagnato un’epoca indimenticabile. Cataloghi, manifesti, documenti, memorabilia e fotografie originali dell’epoca corredano e donano valore aggiunto al Fender Vintage Museum. Viene inoltre offerta la possibilità di organizzare visite guidate e dimostrazioni live ed è perfettamente abbinabile ad altre manifestazioni culturali e musicali; il Fender Vintage Museum vanta già esperienze museali riscontrando enorme successo di critica e pubblico. L’intera collezione è illustrata e raccontata minuziosamente, con schede tecniche e fotografie nei libri “Our Vintage Soul” volume 1° e 2°. Se ci si chiede se una collezione sia in grado di respirare, se le sue parti possano vivere e vibrare nel tempo come essere umani, Fender Vintage Museum è un’esperienza da non perdere. Info www.flaviocamorani.it.