Pensiamo che la vicenda resa nota oggi dalla stampa riguardante l’esposto del presidente uscente di Livia Tellus per i danni provocati dall’impianto pomposamente realizzato e pubblicizzato per la produzione di… acqua calda sia tardiva e con ogni probabilità legata alla guerra interna al Pd sulla governance del contenitore delle ex società partecipate (e non solo). Infatti noi Verdi scrivevamo, ancora una volta nel febbraio del 2017, elencando le cose maggiormente negative nella holding dei Comuni del forlivese (foto di Renzo Zilio):
“…La prima riguarda un investimento fallimentare, fortissimamente voluto da un precedente amministratore forlivese, osannato dai suoi sostenitori, quello in base al quale in un costosissimo campo di parabole a specchio si produce… acqua calda, usando ben 2 ettari di terreno. Si tratta della disastrosa vicenda di Forlì Città Solare, di cui avevamo fin da subito criticato e messo in discussione utilità ed esiti. Il bilancio economico è fallimentare, le perdite enormi, l’utilità negativa, tanto negativa da richiedere la messa in campo di qualche escamotage, per evitare i tre anni di perdita consecutivi della società, tipo l’allungare la concessione e inglobandola in altra società del gruppo“. Perchè se ne accorge solo oggi il presidente uscente? Vorremmo capirlo. Era una cosa nota che solo la difesa ad oltranza della corrente politica del principale ideatore del maccherone aveva cercato di dissimulare. Non vogliamo partecipare ad una guerra interna ma non possiamo esimerci dal sottolineare che fin dal 2010 noi Verdi mettemmo in luce che il progetto (allora promosso dal Pd come partito e non dall’Amministrazione) era un’opera priva di senso perchè un investimento così grande per produrre acqua calda era del tutto sbagliato.
Più volte abbiamo messo in evidenza l’inconsistenza del progetto ma ci siamo scontrati, sempre, con la solita muraglia pregiudizialmente eretta a difesa di un’opera definita straordinaria anche se palesemente sbagliata e costosa. Fin dal 2012 mettemmo anche in risalto il consumo di suolo, oltre 20 mila metri quadri sacrificati ad un impianto che non generava energia, mentre si favoleggiava di consumo di suolo zero. In quella circostanza spiegammo anche che il premio assegnato all’impianto da una associazione ambientalista non valeva nulla, dal momento che proveniva da un “network” che in anni recenti aveva celebrato come il massimo dell’ecologico l’inceneritore Mengozzi. Ma si è perseverato, fino a fare degli accorpamenti societari con FMI per annegare i debiti nel bilancio dell’altra società in attivo.
Nel 2017 ancora una volta abbiamo proposto: “Si abbia il coraggio di fare scelte chiare e nette: si chiudano entrambe le società a cominciare da Forlì Città Solare, riconoscendo che è stata una esperienza fallimentare e si chiuda anche Forlì Mobilità integrata. Il risultato di queste scelte, fra l’altro, consentirebbe a Livia Tellus di concentrare ogni suo sforzo su quella che si prospetta come il più difficile degli impegni, quello di gestire la nuova società per la raccolta dei rifiuti, una sfida nella quale si sono fortemente impegnati non solo il Comune di Forlì ma anche tutti quelli del suo circondario“.
Da allora sono passati altri 10 mesi, poi ad un tratto qualcuno apre gli occhi. Permetteteci di pensare che c’è molta nebbia attorno a questa vicenda, almeno tanta quanta l’incompetenza di chi ha voluto quell’opera.

Federazione dei Verdi di Forlì-Cesena