«Drei mena vanto per l’ennesima volta per il finanziamento ottenuto con la partecipazione al bando della Presidenza del Consiglio per la riqualificazione urbana. In realtà non si tratta di un successo ma di una dimostrazione, l’ennesima, di poca lungimiranza e pressapochismo. Il bando della Presidenza del Consiglio per la riqualificazione urbana poteva essere l’occasione per un cambiamento di rotta significativo nella realizzazione di opere per la città, ma non si sono voluti ascoltare i suggerimenti dei Verdi. Per prima cosa il disorganico e raffazzonato mucchietto di progetti presentato non ha consentito alla città di arrivare nelle prime 24 posizioni, quelle finanziate dal bando, e solo l’allargamento dei cordoni della borsa fatto da Renzi per conquistare voti per il Referendum costituzionale ha fatto rientrare anche Forlì. Poi anziché chiedere, come hanno fatto tutti, l’intera somma disponibile e cioè 18 milioni di euro, il Comune si è limitato a presentare una domanda per soli 8.312.616 euro, rinunciando di fatto a 10 milioni di euro.
Tutti hanno chiesto l’intera somma, eccettuato Forlì. I più virtuosi? No, i meno capaci. Infine si è ostinatamente rifiutato di focalizzare la richiesta su un paio di progetti aventi grande spessore e valenza generale e invece ha messo in campo una disorganica sommatoria di progetti eterogenei, alcuni dei quali purtroppo neppure in grado di sistemare completamente gli edifici o le strutture a cui si riferiscono. Perché non si è voluto presentare il progetto (esistente) per il completamento del San Domenico, per il quale il Comune deve comunque sottoscrivere un nuovo protocollo con la Soprintendenza, fissando tempi e modi per realizzarlo, comprendendo nel progetto la costruzione della parte mancante del 4 stralcio e anche la demolizione di tutto il parcheggio, barcaccia compresa, completando così un’opera che ha saputo dare a Forlì un nuovo volto? Perché non si è voluta cogliere l’occasione di presentare il progetto per il restauro e consolidamento del Palazzo del Merenda invece di limitarsi a chiedere pochi soldi per la sola sistemazione dello scalone e di qualche solaio?
Si è preferito chiedere i soldi per la facciata del Foro Boario o per il “giardino dei musei” per il quale fra l’altro c’erano già i soldi in cassa, per una rotonda a Schiavonia, peraltro già finanziata, e per il restauro del Santarelli con i suoi improbabili cui futuri utilizzi. Noi Verdi avevamo formalizzato in tempo queste nostre proposte ma la solita pretesa dell’autosufficenza ancora una volta ha portato a risultati assai modesti. Dalla comunicazione ufficiale passerà un mese per la sottoscrizione della convenzione con il Governo e poi ci saranno altri due mesi per l’approvazione dei progetti definitivi o esecutivi.
Poiché riteniamo, comunque, che gli interventi di cui trattasi abbiano un impatto sulla città, proponiamo che questo tempo sia utilizzato per ampie consultazioni, evitando di concludere l’iter dei progetti all’interno della sola giunta, o nell’ambito del compiacente e incompetente organismo a cui talune parti dell’Amministrazione incomprensibilmente si affidano, per evitare il ripetersi di penosi precedenti come ad esempio i lampioni forca o il parco del Campus o le “riqualificazioni” del verde di Corso Diaz».

Federazione dei Verdi di Forlì-Cesena