Martedì 14 novembre, alle ore 19,00 al Circolo Endas “A. Saffi” in via Isonzo 119 a Forlì, contestualmente ad una cena per soci e amici, incontro sugli aspetti culturali della città e del territorio forlivese dal titolo “Le Foreste Casentinesi“. Ne parleranno un consigliere del Parco Nazionale e il direttore dell’Ufficio Studi faunistici Stefano Gotti e Daniele Zavalloni. Foreste: la realtà che ha motivato l’istituzione del nostro Parco Nazionale; Cosa vogliamo farne? (è il nostro Parco, di tutti noi, della Nazione). Foreste monumentali da preservare? Foreste come riserva legnosa “pur sfruttabile con modalità cosiddette sostenibili”? Foreste vetuste, “Patrimonio dell’Umanità”? Multifunzionalità del bosco fornitore di “legno certificato”? Queste le iniziali domande dell’incontro. Fino a che punto è realisticamente pensabile poter conseguire entrambi le finalità? E poi, c’è o non c’è anche spazio ove consentire l’espressione della naturalità primigenia, almeno in qualche angolo (sufficientemente esteso) dell’intera Catena appenninica? Impedire sempre e ovunque questa libera potenzialità dei completi cicli dell’evoluzione naturale, in nome di un ritorno economico che non risparmi alcun sito, significa privarci del capitolo fondamentale dell’ormai imprescindibile prioritaria salvaguardia e conservazione della vera biodiversità.
E queste Foreste, di questo Parco, sono il sito elettivo per questa opportunità; grazie alla felice coesistenza dei due unici presupposti, pilastri fondamentali che permettono il soddisfacimento delle esigenze per raggiungere tale traguardo:
1) vocazionalità naturalistica del territorio;
2) binomio delle titolarità: pubblico (Demanio per il 71%); privato (29%).
Stefano Gotti, Daniele Zavalloni, rispettivamente Consigliere ed ex Consigliere del Parco Nazionale delle Foreste casentinesi, ne parleranno. Evidenziando, anche con un’estensione fuori dal territorio del Parco, come questo tipo di strategia si può, si deve applicare anche al settore della gestione dei fiumi, anche in pianura. Corsi d’acqua maggiori in cui la più equilibrata modularità di gestione fra demanio e privato coincide con il massimo ottenibile in termini di messa in sicurezza congiunta a recupero di naturalità in termini di costruzione delle reti ecologiche di pianura (tanto ostentate dal settore politicoamministrativo, quanto dagli stessi neglette sul piano operativo e pratico).