La famiglia è l’unico riferimento per chi non ha un lavoro e agisce da ammortizzatore sociale a ogni livello. Secondo gli ultimi dati della Cgia di Mestre, però, la famiglia sarebbe anche l’unico motore che muove il Pil italiano. Secondo lo studio interno, confermato anche da www.attivazioni360.comle famiglie italiane, con le piccole spese di ogni giorno, rappresentano quasi il 61% delle entrate nazionaliUn altro 19% più o meno sarebbe derivato dagli introiti della Pubblica Amministrazione, per un totale di quasi l’80% del gettito. Qual è il problema? Il problema è che i consumi sono sì aumentati, ma non quanto l’UE e il governo italiano si aspettavano. Infatti, per il 2017, sarebbe necessario un aumento della crescita dell’1,4% rispetto al 2016, mentre anche le imprese dovrebbero salire di un timido 0,7%. La crescita reale, però, almeno stando a guardare i dati fino a Settembre 2017, è solo dello 0,4%.

Di conseguenza, si dovrebbe crescere dell’1% in due mesi, oltre a quanto già fatto. Si potrebbe sperare nel Natale, che, anche negli anni passati, è stato un ottimo volano per i consumi. Se si guardano i dati, sempre della Cgia di Mestre, per quanto riguarda il decennio 2006-2016, la situazione sembra molto più grave. Le vendite delle piccole attività artigianali e dei negozi di provincia sono scese del 13,1%: una bella botta se si pensa anche ai grandi magazzini. Infatti, le vendite dei grandi centri commerciali sono salite solo dell’1,7%. Manca, quindi, un numero di vendite importante, che potrebbe trainare tutto il settore. La grande distribuzione in genere, nei 10 anni presi in oggetto, ha ottenuto “solo” il 6,2% delle vendite in più.

Quindi, le famiglie si sono sempre più spinte verso i consumi strettamente necessari: hanno “tirato la cinghia” in attesa di tempi migliori. A cosa hanno rinunciato gli italiani? Ai trasporti, agli elettrodomestici (entrambi con percentuali in basso di quasi il 15%) e agli alimentari e alle bevande (qui siamo a -11,2%). Secondo le statistiche, per le imprese ci saranno nuovi investimenti, che saranno, solo per quest’anno che sta finendo, solo del 2,5%, a fronte di una perdita decennale superiore al 24%.

Come sempre, nell’UE c’è anche chi fa peggio di noi: la Francia ha proiezioni di crescita dell’1,1%, mentre la Grecia, dopo la crisi più importante della sua storia, ha una crescita che si attesta allo 0,8%. L’anno 2017 non si è ancora concluso, quindi i dati vanno presi con le pinze. In ogni caso, la crescita italiana è davvero molto bassa attualmente per poter dire quando finirà questo periodo “nero” per l’economia. Come magra consolazione, i consumi stanno crescendo timidamente di anno in anno e non resta che sperare in una ripresa lenta, ma possibile con le politiche più opportune.

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Classe '88, studioso di Comunicazione e dinamiche del Web anche dopo aver conseguito il “pezzo di carta”, seguo un percorso formativo ibrido che mi consente di acquisire nozioni umanistiche e competenze tecnico-informatiche. Nell’anno 2009 vengo rapito dal mondo dell’ottimizzazione per i motori di ricerca e più in generale da tutto quello che riguarda Marketing e Advertising sul web. Passo più o meno 14 ore al giorno davanti un dispositivo multimediale per lavoro, studio e aggiornamento, ancora lavoro.