lodovico zanetti

«Leggo la dichiarazione del professor Marcello Flores sulla nuova struttura che dovrebbe sorgere a Predappio. La definisce un “architrave di tutti i processi di rimemorizzazione, necessari quanto più il passato è controverso e ha generato memorie divise”. Flores sostiene che si debba raccontare il totalitarismo per sfatare la convinzione diffusa secondo la quale solo la damnatio memoriae possa risarcire le vittime e prosciugare l’acqua nel quale potrebbe risorgere. Certo, nessuna damnatio memoriae, ma anche nessuna presunta neutralità e acriticità nell’analisi storica. Come ben sa Flores che si è occupato del caso sudafricano, che in fondo presenta analogie con la nostra storia. È impensabile un idem sentire collettivo che prescinda dal riconoscimento delle responsabilità. In Sudafrica ci fu uno scambio etico. Libertà, in cambio di memoria e assunzione di colpa. In Italia l’amnistia, firmata da Togliatti, fu invece sostanzialmente gratuita.
Il centro di documentazione (o museo?) deve divenire la pietra di inciampo che ricorda i crimini del fascismo, perchè il fascismo stesso fu essenzialmente un crimine contro l’umanità. Non ci può essere memoria condivisa che prescinda da “un giudizio netto, interamente indignato” (cit. P.P.Pasolini), sulle centinaia di migliaia di vittime che fece il regime fascista in Italia, nelle colonie, nei paesi occupati. Non ho nulla in comune a chi erige mausolei al criminale di guerra Rodolfo Graziani: non può e non deve esistere un terreno comune di confronto su questo tema. E a Predappio pare banale parlare di totalitarismi in genere. Si parli solo del regime fascista, perchè lì ne nacque l’artefice. Non una damnatio memoriae, tutt’altro. Un luogo dove si espongano le storie di Matteotti, di Amendola, dei Rosselli, di Gramsci, di Guernica, dei gas in Etiopia, del monastero di Debra Libanos, del campo di Arbe, del paese greco di Domenicos. Uno spazio in cui, se entrasse per sbaglio un fascista, magari giovane e ignaro degli eventi, capitato a Predappio, attratto dalla retorica neofascista, tra negozi di paccottiglia e la tomba di Mussolini, ne uscisse conscio di quale mostruoso orrore fu il fascismo, al netto di quella agiografia del ventennio inventata da una certa editoria.
“Non esiste (e non può esistere) una storia neutrale su un tema che è ancora oggi cronaca. Si parla tanto di riconciliazione. Bene, riconciliamoci con la verità delle cose, cioè riconciliamoci col conflitto. Si aggiunge “mai divisivo”, ma invece è divisivo perché divisa fu la nostra storia.” (cit. Mario Isnenghi)
Pensare di unire adesso la nostra storia, rischierebbe, oggi più che mai di essere una scelta sbagliata e divisiva perchè per dirla con Gramsci, odio chi non parteggia, odio gli indifferenti, anche se sono musei».

Lodovico Zanetti presidente sezione Anpi Forlì