corso garibaldi sera

«Da anni le amministrazioni che si sono succedute si sono cimentate con un tema evidentemente più grande di loro, la riqualificazione e il recupero del Centro Storico della città, non riuscendoci. E per il cuore della nostra città fioriscono ricette tanto improvvisate quanto portatrici solo di danni irreparabili, come è stato per la vicenda Ipermercato, delle cui drammatiche conseguenze siamo stati facili profeti. Rivendichiamo politiche lungimiranti, al passo con i tempi, rispettose della storia e della memoria dei cittadini forlivesi, capaci di riportare abitanti e attività economiche nel cento della città, contrastando il degrado invece di farne un luogo per panem et circensesNon vogliamo limitarci ad esprimere la opinione dei Verdi su quanto viene proposto ma anche indicare alcuni obiettivi di cui intendiamo farci portatori aprendo un dibattito sui bisogni veri della città e della comunità forlivese.

Si giunge con un ritardo difficilmente colmabile a definire ciò che vorrebbe essere un progetto complessivo per il centro della città, dati i tempi necessari sia per la progettazione, l’appalto e la realizzazione delle opere, sia per la capacità di incidenza che nuove proposte di tipo regolamentare, gestionale, promozionale e organizzativo possono avere su una situazione consolidata da anni. Alcune delle proposte contenute nel doc. Frl richiedono tempi assai lunghi per la loro attuazione. Si sarebbe dovuto fare ad inizio mandato, non ora a un anno e mezzo poco più dall’inizio mandato. Sarebbe stato comunque utile mettere in campo una visione di medio – lungo periodo, capace anche di indirizzare l’azione delle prossime amministrazioni, in un’ottica di continuità della azione amministrativa il cui precedente abbandono sta ancora determinando difficoltà di ogni genere. Noi Verdi condividiamo l’obiettivo di incentivare e sostenere la riqualificazione e rivitalizzazione del Centro Storico, ma di fronte a proposte come quelle sul tappeto non possiamo che metterne in evidenza criticità e carenze anche se non ci pare che vi sia la minima capacità per rimuoverle o superarle.

Nella prima parte del doc. Frl si mette in campo una ipotesi inaccettabile e sbagliata culturalmente e tecnicamente di variante della pianificazione del Centro Storico volta ad una riclassificazione degli edifici per favorirne la demolizione e ricostruzione, sostituendo le tipologie costruttive e con ciò alterando il tessuto storico della città che è un unico bene culturale e come tale va trattato ponendo come obiettivo primario la sua conservazione. Ritorna in auge del piccone demolitore, ancora una volta per risanare e riqualificare, per rendere sicuri gli edifici, per “migliorare la qualità edilizia dei tessuti urbani” abbattendo e ricostruendo, cancellando storia, memoria e identità.
Si buttano alle ortiche i principi per la tutela dei Centri Storici intesi come organismo unitario da tutelare e conservare nella loro interezza che ci derivano dalla Carta di Gubbio, lungimirante dichiarazione messa a punto nel 1960 assunta come guida per le politiche di conservazione e recupero divenute modello per il mondo intero. Senza vergogna si torna indietro di 70 anni e ciò ci mostra un abisso culturale e tecnico in cui si precipita, assegnando al Centro Storico un ruolo assai simile a quello di zone periferiche dismesse e degradate da “rigenerare”, incapace di comprendere che ogni edificio, ogni spazio, ogni tipologia, ogni pietra costituiscono la nostra storia e la nostra identità e che tutte insieme formano un organismo unitario che nella sua interezza va tutelato e conservato.
Anche tecnicamente, soprattutto i riferimento a quanto emerso dagli eventi sismici che hanno colpito tanti centri storici d’Italia, la proposta si rivela sbagliata: consolidare, previa demolizione e ricostruzione, singoli edifici facenti parte di comparti edilizi strutturalmente collegati provoca ulteriori danni al resto degli immobili. Per questo tutti i provvedimenti che dagli anni 80 hanno visto la luce obbligano a prendere in considerazione l’intero comparto e non il singolo immobile. Questi concetti sono del tutto estranei al programma della giunta e inaccettabili culturalmente, tecnicamente e politicamente.

La città ha perso una occasione straordinaria rifiutando di prendere in considerazione la proposta dei Verdi di presentare per il bando delle periferie il progetto per la conclusione e completamento del San Domenico, affossato dalla giunta precedente, che poteva e doveva comprendere anche la riqualificazione di tutta la piazza con la demolizione di tutto il parcheggio, ‘Barcaccia‘ compresa. Esisteva un progetto a livello di definitivo redatto dai vincitori di un concorso internazionale ma motivi privi di fondamento ne hanno precluso la presentazione un anno fa, privilegiando una disorganica sommatoria di altre opere che non a caso non hanno consentito alla città di qualificarsi nei primi 25 posti, quelli che hanno ottenuto da tempo i finanziamenti richiesti e preferendo presentare una domanda per la sola metà del finanziamento ammissibile (circa 9 milioni contro i 18 finanziabili).
Si è cercato successivamente di rimediare ma la tardiva reviviscenza dell’incarico di progettazione affidato anni fa non ha ancora indicato ai progettisti cosa progettare.
La pretesa di realizzare solo una parte del “giardino “ si scontra con gli obiettivi fissati dalla Soprintendenza, richiesti dai Verdi e non solo come condizione per sostenere questa amministrazione e soprattutto col Decreto Ministeriale del 2016 del ministro Franceschini che destina tutti i 1,5 milioni alla riqualificazione della piazza. Usarli per altro scopo si configurerebbe come distrazione di fondi. Le somme complessivamente disponibili per il San Domenico ammontano attualmente complessivamente a 2300 euro così ripartite: 1,5mil di euro dal Mibac per effetto della rimodulazione, 500 mila euro dalla Fondazione Cassa dei Risparmi per effetto di un accordo deliberato e sottoscritto, 300 mila di cui numerose e ripetute dichiarazioni di assessori e parlamentari annunciano l’arrivo a breve, provenienti dal bando della Presidenza del Consiglio per la riqualificazione urbana, anche se siamo sempre in attesa della conferma dell’effettiva erogazione.
Si torna ad affermare che si tratta di una somma in grado di garantire la completa riqualificazione della Piazza, con l’eliminazione della Barcaccia e il restauro dell’intera area esterna al San Domenico.
Si ribadisce che una realizzazione parziale dell’intervento sulla piazza, definito “primo stralcio”, fra l’altro impoverito e modificato in modo da ridurre al massimo i costi al solo scopo di distrarre i soldi rimanenti, destinandoli ad altro intervento, è del tutto illegittima e rivela la reale intenzione, più volte denunciata, di conservare l’orrendo manufatto che altera e manomette una importante porzione del tessuto storico cittadino, oggetto di tanti costosi interventi finanziati dal Ministero.

Per quanto riguarda il Palazzo del Merenda non possiamo che sottolineare il lamento senza senso proveniente dall’assessore al ramo: non si dispone né di un progetto generale, museografico ed edilizio mentre naviga ancora nel porto delle nebbie quello relativo al primo consolidamento. Soprattutto vogliamo fare notare che i pochi soldi fin qui stanziati derivano dall’emendamento che nel primo bilancio di 3 anni fa fu imposto dal nostro consigliere pena il suo voto contrario.

Ex Santarelli. Non si condividono le destinazioni individuate, prive di una intrinseca utilità per la città e i suoi abitanti, soprattutto quelli di età più avanzata. L’ennesimo contenitore per non ben precisate e mutevoli attività culturali determina una offerta ridondante e priva di reali necessità mentre per la collocazione strategica il complesso del Santarelli potrebbe integrare in modo efficace le funzioni dell’adiacente casa di riposo. Intendiamo aprire a questo proposito un dibattito nella città: non possiamo avere un nuovo “contenitore” vuoto senza utilità reale mentre in prospettiva mancano servizi per gli anziani moderne strutture di ospitalità, con servizi funzionali, ambienti accoglienti e confortevoli, dove possa essere offerta una adeguata attività assistenziale. Andrebbero analizzati in prospettiva i bisogni di quella che è ormai la parte preponderante della comunità forlivese cercando esperienze nuove, di incontro tra giovani ed anziani, che sarebbe auspicabile sperimentare anche nella nostra città.
Citiamo un solo esempio di quello che si potrebbe fare senza riproporre la solita ricetta di “uno spazio per giovani” : nei Paesi Bassi alcuni ragazzi sono andati a vivere in una casa di riposo e la particolare convivenza ha creato un’alchimia insospettabile. Gli studenti faticano a trovare alloggi, gli anziani faticano a trovare la compagnia dei più giovani. Ecco allora l’idea: i ragazzi accettano di passare almeno 30 ore al mese in compagnia dei loro coinquilini, e in cambio vivono gratuitamente in questa singolare casa di riposo di Deventer, vicino Amsterdam.

Campus universitario. Deve essere esclusa la realizzazione del parcheggio di 100 posti previsto dalle tavole di sistemazione dell’area, deve altresì essere restituita alla città l’area indebitamente recintata e utilizzata a parcheggio per i professori essendo di gran lunga sufficienti gli oltre 100 posti già esistenti nella zona verso l’ex padiglione maternità e nell’area antistante l’ex pronto soccorso, aree pavimentate e già al 50% già utilizzate attualmente.

Non è oggetto di questo documento la valutazione delle attività culturali, mostre, esposizioni, sagre feste e camion con le salsicce che faranno parte di altra esposizione. Occorre prevedere la riqualificazione e pedonalizzazione e l’arredo delle vie che da piazza Cavour attraverso piazza del Duomo e corso Garibaldi la connettono col San Domenico e la nuova piazza G. Da Montefeltro, Via Cobelli e Bufalini, completando l’opera di arredo e riqualificazione di Piazza Dante e del Monumento ai caduti, mettendo a dimora nuove alberature. E’ inutile posizionare il chiosco di informazioni al San Domenico, sarebbe più opportuno utilizzare un negozio esistente in altra parte della città, magari nella piazza centrale. Rivedere le modalità di scelta degli interventi sulle rotonde, secondo un progetto avente respiro culturale, evitando brutture vere e proprie come quelle in prossimità del cimitero o di piazza del Lavoro, una vera e propria offesa visiva.

Il Centro deve tornare ad essere la destinazione principale dei cittadini e per questo devono attraversarlo le linee urbane di mezzi pubblici, collegando i quartieri periferici col centro della città. Il rifiuto pervicace di consentire il passaggio in centro del maggior numero di linee urbane, frutto di scelte sbagliate del passato che non si ha il coraggio di ribaltare, è un ostacolo reale al ritorno dei cittadini in centro. Proponiamo un efficiente sistema di parcheggi scambiatori su cui si devono attestare due linee perpendicolari fra loro di mezzi con cadenza di 10–15 minuti massimo, a cui si devono comunque unire le corse normali dei bus urbani. Ciò costituirebbe un efficace mezzo per riportare i cittadini in centro.
A ciò deve unirsi una più stringente regolamentazione degli accessi dei mezzi di consegna delle merci promuovendo la sostituzione dei veicoli con mezzi elettrici o a metano. Una proposta in tal senso elaborata dall’assessore Verde 12 anni fa giace inutilmente negli uffici.

Negli ultimi giorni è tornata a “brillare” l’idea pericolosa e bislacca di spostare il mercato da piazza Saffi. Sarebbe il colpo di grazia per un Centro storico già ferito a morte dalla realizzazione dell’Ipermercato. Noi verdi siamo stati protagonisti della battaglia per il trasferimento del mercato in piazza, è sotto gli occhi di tutti la funzione positiva della sua presenza. Spostarlo sarebbe una azione deleteria e irresponsabile che contrasteremo in ogni modo. Proponiamo inoltre di valutare l’utilizzo dell’ex sede dei vigili in corso della Repubblica come naturale estensione degli istituti culturali di palazzo del Merenda, per il quale ripetiamo è necessario e non dilazionabile un progetto stralcio per la riapertura dello scalone principale.
Deve essere abbandonata l’idea priva di fondamento della demolizione della scuola media ex n.4 in via Felice Orsini: i motivi dichiarati non ci appaiono fondati né ci paiono veritiere le c.d. perizie che ne attesterebbero la pericolosità. Temiamo che la proposta nasconda qualcosa di non dichiarato e questo modo di operare non ci piace».

Federazione dei Verdi di Forlì-Cesena