Sedicicorto

Nella giornata di venerdì ha preso il via il Sedicicorto film festival, giunto alla sua 14° edizione. La programmazione è partita con uno spazio pomeridiano dedicato ai più piccoli, audience da sempre cullata dal Festival. Entusiasmo tra i bambini in sala che hanno avuto la possibilità di visionare il corto realizzato in seguito ad un laboratorio di animazione in stop-motion, prodotto da Sedicicorto (“Piccoli registi crescono”). Interessante anche il progetto della scuola di effetti speciali francese ArtFX ed il risultato dei laboratori della scuola Belga Camera. Nel pomeriggio, in partnership con il Festival “Caratteri d’Autore, Sedicicorto ha ospitato una masterclass con lo sceneggiatore Mattia Torre e l’attore Valerio Aprea, invitati a trarre un loro personale bilancio per il decennale della fortunata serie “Boris”. I due, hanno ripercorso i passaggi che hanno portato alla nascita e alla realizzazione di quella che è considerata un prodotto televisivo che ha radicalmente trasformato la serialità italiana. Nel ricordo di entrambi, “Boris” resta una piacevole esperienza, che ha dato loro una visibilità che ha positivamente segnato le loro carriere. Mattia Torre, ha dichiarato che, nonostante l’affetto che ancora prova verso la sua creatura, non sia prevista una nuova serie nel breve tempo.

La giornata si è conclusa con la prima delle tre serate previste per la sezione CortoInLoco, da molti giudicata ormai l’oscar dell’Emilia-Romagna. Nella serata di venerdì, sono stati proiettati i primi 6 dei 18 corti previsti. Con il suo “La centralinista del Vajont”, Luca Coralli conferma ancora una volta la sua affezione al Festival, presentando quest’anno un corto che si caratterizza per un mix tra musica (originale, composta da Francesco Pizzinelli, e una tematica drammatica come quella della tragedia del Vajont che risulta appropriato e ben riuscito. Sorprendente, nonostante l’età del regista (19 anni). la maturità stilistica di Edoardo Pappi, che presenta “Elaboration of a Mother affrontando un passaggio doloroso, come la morte di una madre, con un’intensità sperimentale arricchita da volti espressivi e coinvolgenti. Il valore di questo giovane regista è visibile nell’uso sapiente che sa dare alla telecamera nel trasformare la gestualità delle mani degli attori nella vera protagonista di questo corto.

“Lontano ovest”, di Francesco Selvi, ci porta in un mondo lontano, fatto di solitudine e silenzi. In cui il protagonista, prima di preoccuparsi di condividere la propria disperazione, pensa a ritrovare in sé stesso la ragione di esistere. “Vecchia” conoscenza del festival, Lu Pulici di Pennabilli, alle prese con un’opera  dai contenuti molto distanti rispetto ai suoi precedenti film. “Ancora”, storia di travolgente e sofferta attrazione, cela un’incomprensione di base tra i protagonisti, bloccati in un costante viaggio che li allontana. Volevamo fare ‘u cinema, rappresenta l’eccezione all’interno della sezione, considerando le origini del regista che comunque ha trattato un road movie emiliano-romagnolo intelligentemente diretto con il supporto di comparsate sorprendenti. Film molto gradito dal pubblico in sala. Nicola Sorcinelli compete nella sezione con il suo già pluripremiato “Moby Dick”, storia di due viaggi paralleli, quello di Bianca  e di una giovane donna clandestina, che arrivano a sovrapporsi. Due destini che si incrociano in un mare rosso sangue.