Il nuovo sistema elettorale in discussione in Parlamento è fondamentalmente scritto per creare una competizione fra due coalizioni imperniate su partiti egemoni (l’uninominale imprime una ovvia torsione maggioritaria alle scelte dell’elettorato, convogliandolo verso chi ha più chance di vittoria), ma non per dare maggiore possibilità di scelta ai cittadini. Lo dimostra il caso dei finti collegi uninominali. Se fossero veri, la scheda dovrebbe consentire due voti – uno per decidere la persona, ed uno per il partito -, mentre nella proposta di riforma il voto disgiunto non è previsto: un voto espresso nell’uninominale vale per il proporzionale, e viceversa. In Germania, la parte proporzionale serve per misurare la forza numerica dei partiti, quella maggioritaria per misurare il consenso dei singoli candidati, i quali sono eletti in base al gradimento degli elettori. Mi sembra un ottimo sistema. E infatti noi non l’abbiamo recepito, a causa, penso, della necessità di dover selezionare, in questo modo, candidati presentabili. E se uno non ce li ha?

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Roberto Balzani, nato a Forlì il 21 agosto 1961, è uno storico, saggista e politico italiano. È professore ordinario di storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, Università degli Studi di Bologna. È stato sindaco di Forlì, dal 2009 al 2014 è professore ordinario di Storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell'Università di Bologna (sede di Ravenna), della quale è stato preside fra il 2008 e il 2009. Ricercatore in Storia contemporanea alla Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” di Firenze dal 1992, è divenuto poi professore associato alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell’Università di Bologna e quindi professore ordinario. Fra i suoi interessi più recenti, la storia del regionalismo e del patrimonio culturale, cui ha dedicato diversi saggi, collaborando alle iniziative promosse alla Scuola Normale Superiore di Pisa da Salvatore Settis. Fra il 1992 e il 1996 ha fatto parte del consiglio d’amministrazione della Fondazione “Spadolini – Nuova Antologia” di Firenze. E’ stato a lungo componente del consiglio direttivo della Società di Studi Romagnoli, dell’Istituzione Biblioteca Malatestiana di Cesena e dell’Ibc Emilia-Romagna. Fra le principali pubblicazioni da menzionare la ricostruzione del regionalismo culturale romagnolo fra ‘800 e ‘900 (La Romagna, Bologna, 2001, ristampata con un nuovo capitolo nel 2012); inoltre, la sintesi Storia del mondo contemporaneo, Milano, 2003 (con Alberto De Bernardi), la ricerca di storia dei beni culturali Per le antichità e le belle arti. La legge n. 364 del 20 giugno 1909 e l’Italia giolittiana (Bologna, 2003) e la cura dei Discorsi parlamentari di Carducci (Bologna, 2004). Con Angelo Varni è curatore de La Romagna nel Risorgimento (Roma-Bari, 2012). Alla sua esperienza di amministratore è dedicato il pamphlet: "Cinque anni di solitudine. Memorie inutili di un sindaco" (Bologna, 2012). E’ autore di diversi manuali di storia per le Scuole medie e i Licei.