Paola Negosanti

Martedì scorso la nostra redazione è stata inviata all’evento “End polio now” organizzata al Grand Hotel Terme di Castrocaro grazie alla collaborazione tra Rotary Club Romagna e i Rotaract della Romagna e del distretto in occasione della “Giornata mondiale della Poliomielite” in cui sono stati illustrati i risultati della campagna mondiale riguardante questa contagiosa malattia. Ci è stata data la possibilità di intervenire presentando la nostra Fondazione Opera Don Pippo e i progetti di sensibilizzazione sul tema della disabilità.

Abbiamo avuto il piacere di intervistare Lia Fabbri, presidente dell’Aniep (Associazione Nazionale per la promozione e la difesa dei Diritti delle Persone Disabili), che ci ha raccontato un po’ della sua storia. Nonostante abbia avuto la poliomielite all’età di cinque anni ha avuto un’infanzia ed un’adolescenza meravigliosa, poichè della sua disabilità si sono fatti carico i suoi genitori. Ha da sempre frequentato tutte le scuole insieme agli altri bimbi fino ad arrivare all’università. Nonostante il sogno di diventare archeologa non si potesse realizzare a causa del suo impedimento fisico, è riuscita comunque ad intraprendere la carriera universitaria e insegnare storia economica per più di quarant’anni alla facoltà di Economia dell’università di Bologna. Inoltre, è riuscita a realizzarsi, non solamente in ambito lavorativo, ma anche nell’ambito familiare. Da sempre si occupa dei problemi delle persone con disabilità e, nel 1986, pubblica insieme all’amico Franco Piro, il libro: ”La carrozzina e il presidente, storia di un handiccappato: Franklin Delano Roosevelt”. Dove hanno voluto sviscerare come l’handicap possa modificare il carattere di una persona. Inoltre, è sostenitrice di numerose battaglie per l’abbattimento delle barriere architettoniche ed urbanistiche.

Le parole della signora Fabbri devono portarci ad una riflessione importante. “L’handicap non si trova nella persona, ma nell’ambiente circostante ad essa“. Oggi esistono buone leggi che difendono i diritti delle persone con disabilità e sottolinea che è necessario un concreto cambiamento culturale affinchè i diritti possano essere goduti completamente dalle persone. Le nostre interviste sono continuate con Mohammed Sanna Ali, campione paraolimpico di basket in carrozzina, nato in Somalia e che ha avuto la poliomielite all’età di tre anni. I suoi genitori per dargli una possibilità di vita migliore, l’hanno portato in Italia, ed è qui da quarant’anni. “Ho conosciuto il basket in carrozzina verso i sedici anni ed era una mia passione visto che lo seguivo in tv. Appena mi si è presentata l’opportunità di praticare questo sport ne ha approfittato subito“. Lo sport gli ha cambiato moltissimo la vita ed era fondamentalmente il suo desiderio. Gli ha dato, inoltre, la possibilità di confrontarsi con le altre persone. E di prefissarsi i suoi obiettivi partendo inizialmente dallo scendere in campo con determinazione e poi a vincere le partite fino ad arrivare alla nazionale. Gli ha sempre dato piacere il lottare per avere dei risultati per cui sacrificarsi. E questo l’ha trasformato anche nella vita. Mohammed Sanna Ali prima ha trovato lavoro e poi si è creato una famiglia. Ha condiviso con noi che nel mondo dei diritti della persone con disabilità si è arrivati a buon punto. Visto che ora la disabilità ha maggiore visibilità anche in televisione. Ci sono ancora tante barriere architettoniche da abbattere e occorre creare più accessibilità per i parcheggi riservati alle persone con disabilità occupati, ma questa è sostanzialmente una battaglia culturale. Mohammed Sanna Ali esprime la sua opinione sulla figura dell’assistente sostenendo che questo sia un aspetto che vada sicuramente affrontato visto che è una necessità che fa parte del percorso di qualsiasi persona e anche delle persone con disabilità. Purtroppo evidenzia che per anni le persone con disabilità sono state viste come asessuate e ora finalmente si inizia a parlarne come una necessità primaria. Conclude la sua intervista affermando che l’importanza dei progetti di sensibilizzazione sul tema della disabilità all’interno delle scuole per far comprendere questa tematica ai bambini che sono i cittadini del futuro. Per fargli capire che su una carrozzina c’è una persona.
Spero che queste considerazioni possano essere uno stimolo per cambiare realmente la visione della disabilità e non legata per forza una situazione di malessere dal quale si è imprigionati.

Paola Negosanti

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