«La gravissima siccità che ha colpito la nostra Regione non si era mai verificata in precedenza – hanno dichiarato i Verdi dell’Emilia Romagna – i fiumi sono in secca, ovunque sono state adottate misure restrittive per ridurre i consumi idrici, intere zone del territorio regionale hanno visto ricomparire autobotti ed altri sistemi di approvvigionamento che si pensavano scomparsi per sempre, la Regione ha dovuto chiedere lo stato di calamità. L’assenza di precipitazioni perdura da mesi e sta mettendo a dura prova il nostro territorio, creando gravi difficoltà per l’agricoltura e mettendo a rischio la sopravvivenza di tutta la fauna selvatica. Chiediamo che si intervenga per posticipare l’apertura della caccia su tutto il territorio regionale per tutto il mese di settembre per consentire agli habitat e alla fauna di recuperare condizioni fisiologiche soddisfacenti, compiendo poi una verifica dopo il mese di settembre per valutare la situazione; La richiesta è rivolta alla Regione, in particolare al presidente Bonacini e all’assessore Paola Gazzolo. Fortunatamente, vogliamo aggiungere, non siamo più nelle mani di Presidenti di Provincia cacciatori incalliti e per questo speriamo che la regione d si comporti secondo quanto previsto dalla sua stessa legislazione. La situazione eccezionale che stiamo attraversando ha prodotto fino ad ora condizioni di estrema difficoltà per tutti gli animali selvatici. Di fronte alla gravissima situazione climatica del tutto fuori dalla norma, è necessario e doveroso intervenire seriamente e tempestivamente dando esecuzione all’art. 51 della legge Regionale 8/1994, che consente di “vietare o ridurre la caccia per sopravvenute particolari condizioni ambientali, stagionali o climatiche”. Le particolari situazioni ambientali, stagionali o climatiche sono sotto gli occhi di tutti. Vorremmo ricordare che la stessa direttiva “Uccelli” 147/2009/CE consente l’attività di caccia solo se non danneggia le popolazioni di uccelli selvatici e in questo frangente è concreta la possibilità che si possano arrecare danni al patrimonio faunistico tali, da avere riflessi importanti sulle popolazioni e negli anni futuri, infatti è assai prevedibile come la concentrazione degli animali, nelle poche aree di abbeveramento e di rifugio, trasformerà il territorio in un massacro a cielo aperto.
Un allarme altrettanto preoccupato è stato lanciato anche dalle associazioni degli agricoltori per lo stato di difficoltà in cui versano gli animali da allevamento, a causa del caldo, della scarsità di acqua, di pascoli, di fieno. Se questa è la condizione degli animali allevati, curati dall’uomo, possiamo immaginare quale possa essere quella del patrimonio faunistico che si trova in larga misura in una condizione di stress che lo rende altamente vulnerabile.
Ricordiamo alla Regione – hanno concluso i Verdi – che l’esercizio dell’attività venatoria è consentito purché non contrasti con l’esigenza di conservazione della fauna selvatica, patrimonio indisponibile dello Stato; per questo vogliamo mettere in evidenza la gravità della situazione, che ha spinto la Regione a chiedere lo stato di calamità – che pesa anche sulla sopravvivenza degli animali selvatici e non solo sulle condizioni della agricoltura».

Federazione dei Verdi di Forlì-Cesena