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Il caldo e l’arsura di questo periodo mettono in evidenza la debolezza del nostro sistema energetico. Immaginate cosa succederebbe se ci fosse un black-out energetico nelle ore di punta (15-16) del pomeriggio? Non è uno scenario irreale, visto che proprio ieri molti piccoli black-out sono avvenuti. Il Sole 24 ore ci ricorda che queste condizioni stimolano una “reazione positiva”: più caldo, più richiesta di energia, maggiore consumo di combustibili fossili, minore disponibilità di idroelettrico (per gli effetti della siccità). Il Sole 24 ore non ci ricorda che la produzione di energia da fotovoltaico ed eolico è pari a oltre 20 GW in questi giorni. Una quota minoritaria rispetto alla domanda totale di 56 GW (GW = miliardi di Watt, la potenza richiesta da un milione di lavatrici circa):
http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2017-08-03/il-caldo-torrido-alza-rischio-blackout-elettrico-145427.shtml?uuid=AEmkWK8B&cmpid=nl_7+oggi_sole24ore_com
E’ evidente che non è diffuso l’uso di “solar cooling”, ovvero raffrescamento basato su energia solare: una tecnologia matura e disponibile, che andrebbe stimolata, ad esempio con incentivi fiscali e una campagna informativa. 
D’altra parte, è evidente che i principali utilizzatori di energia siamo noi, attraverso le nostre abitazioni e i nostri autoveicoli. Il bilancio energetico nazionale (2016 e 2015) elaborato da Terna, Ministero Sviluppo Economico e Autorità per l’Energia Elettrica il Gas e il Sistema Idrico ci fornisce un quadro chiarissimo. 
La quota principale degli impieghi finali di energia è costituita dagli usi civili, ovvero dalle abitazioni private: pari a oltre il 38% di circa 125 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio. Gli impieghi finali di energia indicano l’uso di energia elettrica, termica e combustibili (per il trasporto o altri usi).
Questa è una media annuale, nel periodo estivo, per effetto dei condizionatori, e per la chiusura di molte attività produttive, il peso percentuale degli usi civili aumenta.
Le rinnovabili contribuiscono per il 14,7% degli usi civili, una quota leggermente in aumento rispetto al 2015. La cattiva notizia è che i consumi totali sono aumentati tra il 2015 e il 2016 (e anche tra il 2014 e il 2015) e sono aumentati in particolare per gli usi civili (+11% tra il 2014 e il 2016).

In conclusione, vi è un grande margine di intervento per promuovere l’uso di energie rinnovabili (per gli usi civili, ma anche per industria e trasporti), attraverso incentivi fiscali e campagne informative diffuse a tutti i livelli.
I vantaggi sociali, economici e ambientali sarebbero potenzialmente enormi. E questa azione, anche attraverso investimenti pubblici, potrebbe diventare un grande volano di sviluppo economico: ci sono potenzialmente oltre 30 milioni (abitazioni italiane) di attività che potrebbero partire. Qualcuno si chiederà: come e dove reperire le risorse economiche? I numeri stessi ci dicono che il risparmio potenziale (in termini di milioni di tonnellate di petrolio equivalenti risparmiati) coprirebbe i costi di investimento in pochi anni.

Nota:
L’immagine allegata è la Tab. 1.17 della Relazione Annuale sullo Stato dei Servizi e sull’Attività Svolta dell’Autorità per ‘Energia Elettrica il Gas e il Sistema Idrico.
http://www.autorita.energia.it/allegati/relaz_ann/17/RAVolumeI_2017.pdf

Cliccare sull’immagine qui sotto per vedere la tabella con una maggiore definizione.