statue all'ospedale

Ha da poco compiuto dieci anni il monumento al Donatore di Sangue collocato nell’area esterna dell’ospedale forlivese. L’opera, dell’artista cittadino Matteo Lucca, non ha però mai suscitato grande entusiasmo presso i frequentatori del nosocomio.

Trad. “Ohi Aurelio, se ci fosse una piazza, anche piccola, siamo abituati senza piedistallo. Ma sono dieci anni che siamo qui, tutti nudi, a prenderci critiche dalla gente che passa…”.

CONDIVIDI
Articolo precedenteMosto Festival, l'arte del racconto incontra il buon vino sull'Appennino forlivese
Articolo successivoIl sindaco: «I numeri e le paure prospettate dal consigliere Turchi sono infondate»
Architetto, appassionato d’arti grafiche, fotografiche e design. Progettista e restauratore di edilizia pubblica e privata, è specializzato nel settore scolastico. Cura in particolare la sua rubrica "Icarate". Cosa sono le “Icarate”? Il 25 novembre del 2013 nasce su Facebook il gruppo “Sei di Forlì se…”. Fin dall’inizio dell’attività in rete nelle discussioni, e fra i temi dibattuti, emergeva una figura: Icaro. La statua del mitologico primo aviatore, infatti, era spesso ricordata ed il perché è presto spiegato: quanti legano la propria vita scolastica al virgulto uomo alato di guardia agli istituti scolastici di piazzale della Vittoria? Quanti si sono ritrovati, almeno una volta, sotto il figlio di Dedalo con gli amici, la morosa o fermati dai Vigili Urbani spesso appostati nelle vicinanze? Addirittura si potrebbe pensare che in una città così avara di statue com’è Forlì (i romagnoli non se la sono cavata mai tanto bene con il culto delle immagini), l’oriundo Icaro potesse battere per notorietà colui che più di ogni altro forlivese rappresenta il grande uomo ed il patriota: Aurelio Saffi. Icaro prende vita e coscienza (si fa per dire); conscio della propria notorietà ed in credito con il destino non ci sta a fare da testimone muto ed immobile, vuole di più, vuole spiccare il volo, vuole vivere. Il rapporto con Saffi diventa critico ed il suo piedistallo diviene troppo piccolo, finché la conoscenza di Ebe lo matura e lo fa più uomo. Le tre statue più importanti di Forlì, compreso qualche “cameo” di Morgagni, raccontano attraverso le “Icarate”, avvenimenti, luoghi comuni, sentimenti di tutti i giorni. A questo punto ognuno è libero di ricamare sul significato di questa fiaba. Inventare connessioni fra un immobilismo provinciale della città e la statua mitologica, collegare il mondo classico di Icaro alla moderna Babele sociale di oggi...o semplicemente ridere di qualche vignetta che offre Icaro protagonista dei nostri dubbi e delle nostre incertezze di esseri umani.