caccia

«Oggi in nostro avvocato ha depositato la memoria conclusiva nel ricorso al Tar promosso da Verdi e Associazione Vas, Verdi Ambiente e Società, contro la delibera regionale del 3/11/2010, allora promossa dal presidente della Provincia Bulbi, per la – utilizzazione a fini faunistico venatori del patrimonio forestale regionale ricadente nella provincia di Forlì-Cesena. Da oltre 7 anni combattiamo una battaglia di civiltà, soli con Vas, con la determinazione che richiedono questioni di grande rilevanza etica come l’avversione irriducibile alla uccisione per divertimento di esseri viventi ; purtroppo anche il presidente del locale Wwf, forse ormai più interessato ad occuparsi della attività amministrative del Comune di Forlì, ha deciso di non continuare la causa: è una scelta contraria ai motivi fondanti di quella gloriosa associazione e non desideriamo commentarla, riguardando i suoi iscritti e la sua coscienza.
Riepiloghiamo fatti ormai lontani: il Presidente – Cacciatore, per onorare le sue promesse elettorali fatte al mondo venatorio non aveva avuto alcuno scrupolo nell’inviare alla Regione, del tutto connivente, la Delibera Giunta del 12/10/2010 n.484 “Proposta di utilizzazione faunistico venatoria dei terreni del demanio regionale in provincia Forlì-Cesena”.
Il demanio forestale regionale in provincia di Forlì – Cesena è pari a circa 24.188 ettari di cui la metà circa, pari a ettari 12.115, si trova all’interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Gran parte delle foreste esterne al perimetro del Parco sono adiacenti ai suoi confini e sono dunque ottime per praticare la caccia ai selvatici che escono dai confini protetti del Parco nazionale.
La caccia nel demanio forestale è espressamente vietata dalla legge nazionale sulla caccia, la n. 157/91 che all’articolo 21 stabilisce che è vietato a chiunque l’esercizio venatorio nelle foreste demaniali ma questo non poteva bloccare chi è disposto alla qualunque pur di sparacchiare a destra e a manca.
Il fatto è che coloro che si avventuravano nelle foreste demaniali per cacciare incappavano nella Forestale e non nelle assai malleabili strutture di controllo interne al mondo venatorio, che li trattava da bracconieri quali erano, con conseguenze anche penali.
Ed ecco che l’inesauribile fantasia di amministratori – cacciatori ha prodotto mostri giuridici quali la compensazione, attraverso la realizzazione di oasi, nelle quali comunque si può sparare, in cambio della apertura alla caccia in aree da sempre precluse a questa barbara attività, includendo nelle zone cacciabili ben 7 aree SIC (Siti di interesse comunitario) e addirittura un SIC – ZPS, (Zone di Protezione Speciale). Il risultato è che in quei 12 mila ettari di demanio oggi si spara.
SIC e ZPS fanno parte della Rete Natura 2000 e sono destinate alla conservazione della biodiversità presente nel territorio dell’Unione Europea, ed in particolare alla tutela degli habitat (foreste, praterie, ambienti rocciosi, zone umide) e delle specie animali e vegetali rari e minacciati. Cosa c’è di meglio di aprirle alla caccia dunque?
Le norme nazionali e regionali comunque richiedevano che almeno il 24% (la Regione) il 20-30% lo Stato del territorio provinciale fosse precluso alla caccia ed ecco che, con una abilità paragonabile a quella di veri e propri giocatori di 3 carte, per raggiungere i limiti minimi inderogabili si sono inventati il divieto di caccia nelle zone residenziali, industriali, commerciali, nei cimiteri, nelle scuole ecc. come si può notare dai severi cartelli appiccicati ovunque in città.
Pochi giorni fa in molti hanno gioito per il riconoscimento dato dall’Unesco alle Foreste di Sasso Fratino, poco più di 700 ettari di antiche faggete salvati dall’abbattimento dalla lungimiranza dell’allora amministratore delle Forese demaniali Fabio Clauser: avrebbero fatto meglio ad impegnarsi oggi per cancellare la caccia nelle foreste demaniali voluta da Bulbi ma, a quel che vediamo costoro, come l’attuale Presidente provinciale, pur non essendo cacciatore, manifestano la stessa insensibilità del loro predecessore e anzi impongono all’avvocato della Provincia di continuare ad opporsi al nostro ricorso, pur difendendo una causa che dovrebbe provocare in loro solo vergogna».

Federazione dei Verdi di Forlì e Cesena