Montepaolo di Dovadola

In una testimonianza scritta don Lucio Vignoli, indimenticato parroco dei Cappuccinini di Forlì per 36 anni dal 1969 fino all’anno della sua morte avvenuta nel 2005, racconta di un pellegrinaggio che si svolse nel 1928 al Santuario di Montepaolo di Dovadola, il più importante dell’Emilia-Romagna dedicato a Sant’Antonio di Padova. Il testo prende le mosse dai ricordi della sua fanciullezza quando “Montepaolo era, nelle nostre zone, una meta popolarmente affascinante, evidenzia don Lucio, perché santificata alla presenza, anche se breve, del grande taumaturgo che ha lasciato un’impronta indelebile della sua santità nell’animo del nostro popolo, tramandandone la devozione di generazione in generazione“.

Lo scritto di don Vignoli assume a distanza di circa 90 anni da quando salì per la prima volta a Montepaolo una valenza storica di rilievo perché ci fa capire come sono cambiati i tempi e le situazioni, soprattutto oggi che presso il Santuario di Sant’Antonio non è più presente la comunità francescana dei Frati minori che avevano in custodia il luogo ma opera, da alcuni mesi, il Comitato Montepaolo per Sant’Antonio che si è dato come obiettivo il mantenimento dell’apertura della chiesa e della grotta e l’accoglienza dei pellegrini che accorrono ancora numerosi dove Sant’Antonio visse per una quindicina di mesi fra il 1221 e il settembre 1222 quando a Forlì rivelò di possedere straordinarie doti di umanità, di sapienza e di cultura, nonché straordinarie capacità di predicatore.

A Montepaolo, scrive don Lucio: “Molti vi accorrevano dai nostri paesi, specialmente, secondo una tradizione romagnola, nelle domeniche settembrine, percorrendo, per lo più a piedi, strade e sentieri, spesso anche scoscesi. Dal mio paese, Meldola, ogni anno le operaie delle diverse filande partivano al sabato sera, a piedi, viaggiando di notte. Passavano da Vitignano o Rocca delle Caminate per giungere alla vallata del fiume Rabbi; poi risalivano a Marsignano o San Cristoforo per scendere a Castrocaro o Pieve Salutare, e affrontavano gli ultimi sentieri in salita, che portavano al Santuario, giungendovi alle quattro o alle cinque del mattino. Lungo il cammino recitavano a tratti, il Santo Rosario. Qualche volta si permettevano, per la stanchezza, una breve sosta per appisolarsi presso qualche fienile di case coloniche. Rientravano a casa la domenica sera per essere pronte, al lavoro, al lunedì mattina.

Il mio parroco, prosegue don Lucio, organizzava ogni anno il pellegrinaggio per i ragazzi, il mio primo pellegrinaggio fu nel settembre del 1928, avevo poco più di otto anni. Si partiva in pullman al mattino; giunti a Dovadola cominciava la marcia “a piedi”, perché la strada carreggiata non esisteva. Si saliva per i sentieri “a frotte” con la bisacca dei viveri sulle spalle. In testa marciavano i più agili poi, via via, tutti gli altri, pregando, cantando, scherzando. Al Santuario, di relativamente recente costruzione e ancora senza campanile (la chiesa fu ricostruita nella posizione attuale e consacrata nel 1913, mentre il campanile fu eretto nel 1932 ndr), ci attendeva Padre Teofilo assieme agli altri confratelli. Veniva celebrata una Santa Messa solenne, seguita dalla Benedizione Eucaristica. Si riceveva la Santa Comunione. Una volta un mio amico non resistette al digiuno Eucaristico e svenne in Chiesa durante la funzione. Seguiva poi la visita alla grotta. Dopo i sacri riti si faceva un’escursione sulle colline adiacenti; pranzo “al sacco” all’aperto. Ricordo un particolare: una volta una ragazza di famiglia indigente era sprovvista di viveri. Si improvvisò una raccolta generosa e spontanea tra i ragazzi, per cui poté nutrirsi più abbondantemente di tutti gli altri”.

Don Lucio conclude il ricordo di quel lontano pellegrinaggio indicando che: “Era interessante fare acquisti di souvenir nel negozietto attiguo alla Chiesa per portarli poi ai parenti e agli amici. Molte persone portavano sempre con sé in tasca mini-statuette di Sant’ Antonio in piccole custodie di metallo. Verso sera si tornava a piedi a Dovadola, dove il pullman ci attendeva. Durante il ritorno si progettava già tra ragazzi per il pellegrinaggio dell’anno successivo. L’animo era ricolmo di gioia”. Ma veniamo all’oggi e a quanto succederà a Montepaolo di Dovadola il prossimo 13 giugno, anniversario della morte di Sant’Antonio, avvenuta a Padova nel 1231, quando, grazie alla collaborazione fra la comunità della Provincia Italiana di S. Antonio di Padova dei Frati Minori e l’Associazione Gruppo di Preghiera di Montepaolo, il Santuario verrà tenuto aperto dalle 7,30 alle 19,00.

Durante l’arco della giornata sarà possibile partecipare al pellegrinaggio a piedi che partirà alle ore 8,00 da Castrocaro Terme e arriverà a Montepaolo alle 10,00, in tempo per assistere alla benedizioni del pane e dei gigli, mentre alle 11,00 verrà celebrata la Santa Messa. Nel pomeriggio saranno in programma: alle 15,00 la processione lungo il Cammino della Speranza che partendo di fianco al Santuario conduce alla grotta e alle 16,00 la benedizione degli ammalati, dei bambini e dei pellegrini. La Messa delle 17,30 concluderà la giornata che vedrà anche l’apertura del negozietto dei ricordi e la presenza di uno stand gastronomico per la preparazione di piadina nell’orario di pranzo.
Da ultimo va segnalato che la Giunta comunale di Dovadola ha deliberato di intitolare a Sant’Antonio di Padova il piazzale antistante il Cimitero comunale per rimarcare il legame tra il Santo, Montepaolo e la Romagna.

La Rubrica Fatti e Misfatti di Forlì e della Romagna è a cura di Marco Viroli e Gabriele Zelli

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Ex sindaco di Dovadola, classe 1953, dal 1978 al 1985 dipendente del Comune di Dovadola. Come volontario in ambito culturale è stato dal 1979 al 1985 responsabile della programmazione del Cinema Saffi e dell'Arena Eliseo di Forlì e dal 1981 al 1985. Coordinatore del Centro Cinema e Fotografia del Comune di Forlì. Nel giugno 1985 eletto Consigliere comunale e nell'ottobre 1985 nominato Assessore comunale di Forlì con deleghe alla cultura e allo sport. Da quell'anno ha ricoperto per 24 anni consecutivi il ruolo di amministratore dello stesso Comune assolvendo per tre mandati le funzioni di Assessore e per due a quella di Presidente del Consiglio comunale. Dirigente e socio di associazioni culturali, sociali e sportive presenti in città e nel comprensorio. Promotore di iniziative a scopo benefico. E' impegnato a valorizzare il patrimonio culturale, storico e artistico di Forlì e della Romagna. A tale scopo dal 1995 ha organizzato una media di oltre 80 appuntamenti annuali, promuovendo anche interventi di recupero del patrimonio architettonico di alcuni edifici importanti o delle loro parti di pregio. Autore di saggi e volumi, collabora con settimanali, riviste locali e romagnole. Dirigente dal 1998 di Legacoop di Forlì-Cesena in qualità di Responsabile del Settore Servizi. Nel 1997 è stato insignito dell'onorificenza di Cavaliere Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana.