Imprese italiane, è allarme cybercrime

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Nove miliardi di euro: non stiamo dando numeri né citando stime allarmistiche provenienti da società in qualche modo interessate, ma solo riportando le parole di Antonello Soro, garante della privacy in Italia, che nella relazione annuale dell’authority ha puntato il dito contro i rischi del cybercrime, gli attacchi informatici che costano appunto nove miliardi di euro alle aziende del nostro Paese.

Attacchi informatici, un rischio da 9 miliardi di euro

Il problema maggiore, per Soro, è che gran parte di queste imprese vittime degli hacker non “avevano alcuna forma di tutela per limitare questo genere di aggressioni”; anche il presidente dell’authority per la privacy, dunque, ribadisce l’importanza di dotarsi di nuovi strumenti di protezione, facendo affidamento a chi è specializzato in questo ambito. Un esempio immediato sono i servizi offerti da www.flamenetworks.com, società attiva da anni nell’accompagnamento delle imprese sul Web con alti livelli di sicurezza e di affidabilità.

La necessaria ricerca di protezione

Ma la relazione annuale di Soro è stata anche l’occasione per parlare delle varie criticità che ancora colpiscono il settore del Web nel nostro Paese, specialmente in relazione alla tutela delle persone e dei minori in via prioritaria. Una delle frontiere più calde per l’attività del Garante è proprio il contesto del web e dei social network, dove la recente legge sul cyberbullismo potrebbe offrire nuovi stimoli alla lotta a un problema purtroppo sempre più diffuso.

Le attività di tutela

Come dice Soro, appare “particolarmente positiva la scelta di coniugare un approccio preventivo e riparatorio, grazie alla promozione dell’educazione digitale e alla specifica procedura di rimozione dei contenuti lesivi presenti in rete”. Il presidente sottolinea poi che “il meccanismo delineato evita una preventiva e generalizzata ingerenza da parte dei provider e tuttavia li responsabilizza su segnalazione degli interessati, anche se minori”.

Il problema della privacy

In tema di tutele, poi, c’è da aprire un capitolo molto delicato sul fronte della pubblicazione di atti giudiziari anche in rete, un “fenomeno che è stato molto ampio anche in questi mesi”, come ha ammesso il Garante, che comunque ha intravisto un cambiamento positivo grazie in particolare alla creazione di “un circuito virtuoso in alcuni uffici giudiziari, che hanno limitato l’uso di intercettazioni non rilevanti negli atti disponibili alle parti”.

Un fronte anche nella lotta al terrorismo

Antonello Soro invita poi a non considerare la tutela della privacy solo come una faccenda privata, ma anche come a uno strumento “indispensabile” nella lotta al terrorismo: dopo i fatti del 2001 e gli attacchi dell’11 settembre, infatti, il rapporto tra libertà e sicurezza è cambiato con una stretta per le persone. Tuttavia, la cronaca – anche recentissima- dimostra “come di fronte alle nuove minacce, la privacy sia non solo possibile, ma addirittura indispensabile per rendere le attività di contrasto più risolutive, perché meno massive e quindi orientate su più congrui bersagli. Per far sì che nella lotta al terrorismo siamo più efficaci, non meno liberi“, spiega il Garante.

Nuovi pericoli all’orizzonte?

In ultima analisi, poi, la relazione annuale dell’Autorità di tutela della Privacy è dedicata a un tema innovativo, ovvero l’influenza dei “big” nel Web: Soro attacca in modo diretto i vari “grandi fratelli che governano la Rete”, spiegando che la presenza di “un numero esiguo di aziende” (ovvero i monopolisti del web) sia in possesso di “un patrimonio di conoscenza gigantesco e di tutti i mezzi per indirizzare la propria influenza verso ciascuno di noi, con la conseguenza che, un numero sempre più grande di persone – tendenzialmente l’umanità intera – potrà subire condizionamenti decisivi”.

Da persona a semplice utente

Tra le tendenze più preoccupanti, per il Garante, c’è il rischio che in questa economia digitale l’identità personale finisca per ridursi in modo semplicistico e schiacciato a un “profilo di consumatore, elettore, comunque utente che un algoritmo attribuisce a ciascuno, finendo per annullare l’unicità della persona, il suo valore, la sua eccezionalità. Diventa una cifra per Big Data”. Uno scenario piuttosto cupo, che comunque delinea alcuni dei rischi futuri verso cui bisogna prestare attenzione.

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Classe '88, studioso di Comunicazione e dinamiche del Web anche dopo aver conseguito il “pezzo di carta”, seguo un percorso formativo ibrido che mi consente di acquisire nozioni umanistiche e competenze tecnico-informatiche. Nell’anno 2009 vengo rapito dal mondo dell’ottimizzazione per i motori di ricerca e più in generale da tutto quello che riguarda Marketing e Advertising sul web. Passo più o meno 14 ore al giorno davanti un dispositivo multimediale per lavoro, studio e aggiornamento, ancora lavoro.