coop lavoro con Forlì

L’osservatorio sull’economia e il lavoro in provincia di Forlì-Cesena – curato da Ires Emilia-Romagna per conto delle Camere del Lavoro di Cesena e di Forlì – giunto quest’anno alla sesta edizione – fornisce annualmente un quadro aggiornato sull’andamento dei principali indicatori economici e delle dinamiche occupazionali e demografiche a livello provinciale, con confronti in serie storica e con i livelli regionali e nazionali.
Ciò che emerge è un quadro ancora fortemente incerto: se da una parte alcuni indicatori sembrano consolidare quell’inversione di tendenza, verso il segno positiva, che si era iniziata a palesare nel 2015, altri, in particolare quelli riferiti al mercato del lavoro, segnalano una nuova, battuta d’arresto, che pone la provincia in posizione critica anche rispetto agli andamenti medi regionali.
Sicuramente possono essere letti come segnali favorevoli quelli che emergono dalla lettura di alcuni degli indicatori congiunturali per l’industria in senso stretto: produzione, ordinativi e fatturato fanno infatti registrare, in tutti e quattro i trimestri del 2016, variazioni di segno positivo. Va tuttavia immediatamente aggiunto che nella seconda parte dell’anno questi incrementi sono apparsi più modesti. E anche che i risultati non sono omogenei per tutti i settori economici. Se la produzione nel 2016 registra un incremento rispetto all’anno precedente che pare accomunare buona parte dei settori produttivi, ciò non vale, tra gli altri, per il comparto delle confezioni/abbigliamento e per quello delle calzature.

Le costruzioni di Forlì-Cesena – settore, nonostante il ridimensionamento degli ultimi anni, ancora assai rilevante per il tessuto economico-produttivo locale, con quasi 5.700 imprese e circa 12.800 addetti – dopo anni di risultati pesantemente negativi, avevano esibito all’inizio del 2015 qualche segnale minimamente positivo. Anche il 2016 si apre con un sensibile miglioramento, in particolare per quanto riguarda il fatturato, che rimane in territorio positivo fino all’ultimo dato disponibile, relativo al terzo trimestre 2016. La produzione, invece, dopo aver mostrato un dato di segno positivo a metà 2016, chiude il terzo trimestre nuovamente in territorio marcatamente negativo. La produzione, dunque, non sembra essere ripartita e anche in termini occupazionali le costruzioni fanno rilevare una sensibile diminuzione degli addetti.
Il commercio, dopo una fase di espansione delle vendite nel corso del 2015 e fino all’inizio del 2016, dal secondo trimestre 2016, comincia a mostrare una certa flessione che, confermata nel terzo trimestre, riporta l’indicatore sul segno negativo, dopo un anno e mezzo. Va comunque aggiunto che nell’intero anno 2016, nella provincia di Forlì-Cesena, le vendite hanno registrato un incremento medio dello 0,8% rispetto all’anno precedente (nel 2015 l’aumento era stato dell’1,6%), crescita provinciale che si contrappone a una flessione dello 0,6% registrata a livello regionale.
Rispetto a questi dati medi, il settore alimentare provinciale risulta in flessione dello 0,4%, comunque inferiore al –0,7% rilevato in Emilia-Romagna. Il comparto non alimentare ha invece registrato a Forlì-Cesena un +1,1%, a fronte del –0,5% regionale. La crescita delle vendite più consistente si rileva nella grande distribuzione.

Le esportazioni si confermano trainanti e decisive; sono in crescita del 3,3% rispetto al 2015, risultato decisamente migliore del +1,5% dell’Emilia-Romagna, ma inferiore al +7,1% registrato l’anno scorso (a seguire la flessione avuta fra il 2014 e il 2015). Rispetto ai settori, si osserva un decremento del valore delle esportazioni per i macchinari e le apparecchiature nca (–2,6%, dopo gli incrementi degli anni precedenti) che costituiscono quasi il 16% del valore dell’export provinciale, per gli articoli in pelle (–4,2%, a confermare una contrazione in essere ormai da alcuni anni), per i prodotti alimentari (–1,9%) e per i prodotti della metallurgia (–7,9%), mentre mostrano segnali positivi i prodotti dell’agricoltura (+8,3%), i prodotti in gomma e le materie plastiche.
Nel corso del 2015 è proseguita la contrazione del tessuto imprenditoriale di Forlì-Cesena (in particolare per le imprese artigiane): il numero di imprese attive al 31 dicembre 2016 risulta infatti pari a 37.466, con un calo dell’1,1% (oltre 400 imprese attive in meno rispetto alla stessa data dell’anno precedente), così come era accaduto fra il 2014 e il 2015.
Negli ultimi cinque anni, il territorio forlivese-cesenate ha così perso quasi 2.300 imprese, ossia quasi il 5,8% del totale di quelle attive nel 2012. Se si considera l’intero periodo dal pre-crisi in avanti (2007-2016), si registra una perdita di oltre 3.600 imprese, quasi il 9% di quelle attive prima del 2008.

Per quanto concerne il mercato del lavoro, studiato dall’osservatorio facendo riferimento a diverse fonti, dall’Istat all’Inps e al Siler, fra il 2015 e il 2016 si assiste a un marcato incremento del numero di persone in cerca di occupazione: si arriva a oltre 13.900 disoccupati, circa 2.300 in più rispetto all’anno precedente, con un relativo incremento nell’ultimo biennio del 19,8%, che compensa in buona parte quel decremento assai rilevante (oltre 2.700 disoccupati in meno) registrato fra il 2014 e il 2015.
Ciò fa sì che nell’ultimo triennio 2014-2016 si giunga a una contrazione delle persone in cerca di occupazione del 2,9%, dato decisamente inferiore al –15,3% registrato a livello emiliano-romagnolo e anche al –6,9% medio nazionale.
Lo stock di disoccupati della provincia di Forlì-Cesena resta così decisamente elevato, terzo nella serie storica dal 2007 in avanti, esclusivamente dopo il primo picco del 2012 e quello del 2014.
In parallelo, fra il 2015 e il 2016, è diminuito anche il numero di occupati (–1,9%, contro il +2,6% dell’Emilia-Romagna). Forlì-Cesena costituisce così l’unica provincia della regione a registrare una flessione degli occupati nell’ultimo anno.
Va tuttavia aggiunto che il dato provinciale del 2016 supera quello del 2008, anno preso a riferimento del periodo pre-crisi: a livello forlivese-cesenate si rileva un incremento del 2,4%, oltre 4mila occupati in più. Si consideri che in Emilia-Romagna fra il 2008 e il 2016 si osserva un aumento dello 0,9% e a livello italiano si è ancora al di sotto dei livelli occupazionali del 2008 dell’1,4% (quasi 350mila occupati in meno). Del resto, a parte la battuta d’arresto dell’ultimo anno, la provincia ha registrato quattro anni consecutivi di crescita dello stock di persone occupate.

La flessione dell’occupazione nella provincia di Forlì-Cesena è quasi esclusivamente determinata dalla componente maschile della forza lavoro. Infatti, mentre le donne nell’ultimo anno mostrano un incremento dell’1,3%, del 5,8% nel triennio 2014-2016 e addirittura superiore all’11% fra il 2008 e il 2016, la componente maschile registra un decremento significativo (–4,5%) nell’ultimo anno, che in parte fa sì che nell’intero periodo 2008-2014 si osservi una flessione, superiore al 4%.
Dinamiche contrapposte si osservano altresì fra lavoratori dipendenti e indipendenti. Nel 2016 i primi sono aumentati di circa 2.500 unità (+1,9%), mentre i secondi hanno continuato a diminuire, con un decremento di quasi 6mila unità (–13,1%). Se si considera l’intero periodo 2008-2016, i lavoratori autonomi si sono ridotti di oltre un quarto (–25,8%), mentre i dipendenti sono aumentati del 15%.
Nonostante il sensibile decremento fra il 2015 e il 2016 del numero di occupati sopra evidenziato, il tasso di occupazione provinciale risulta in leggera, minima, crescita, passando dal 68,1% del 2015 al 68,3% del 2016. Tale incremento è comunque significativamente inferiore a quello registrato per l’Emilia-Romagna (dal 66,7% al 68,4%). Pertanto, se per l’intero triennio 2013-2015 il tasso provinciale era risultato superiore a quello emiliano-romagnolo, nel 2016 il dato provinciale torna leggermente al di sotto di quello regionale. Resta comunque da evidenziare che l’ultimo, seppur minimo, miglioramento registrato dal tasso provinciale nel 2016, lo porta sul valore più alto dell’intera serie storica dal 2004 in avanti, mentre il tasso regionale nel 2016 risulta ancora inferiore di quasi due punti percentuali a quello del 2007 e 2008

La condizione di difficoltà in cui si è trovato nell’ultimo anno il mercato del lavoro di Forlì-Cesena e, soprattutto, quel significativo incremento delle persone in cerca di occupazione evidenziato in precedenza, si ritrova anche nel peggioramento del tasso di disoccupazione: il dato provinciale sale infatti al 7,5% rispetto al 6,2% del 2015, attestandosi pressoché in linea con il dato del 2014 (7,7%). E con ciò supera in maniera sensibile il tasso dell’Emilia-Romagna, che nel 2016 scende al 6,9%.
Anche il tasso di disoccupazione giovanile registra a Forlì-Cesena, fra il 2015 e il 2016, un sensibile aumento, passando, per i 15-24enni, dal 21,1% al 24,3%, a fronte del 22,0% medio regionale, in netto miglioramento. Se si prende invece in esame la più ampia fascia dei 15-29enni, per Forlì-Cesena il peggioramento risulta del tutto irrilevante (dal 17,8 al 17,9%), mentre a livello emiliano-romagnolo si scende dal 21,3% al 16,7%.
Se poi ai disoccupati ufficiali rilevati dall’Istat si aggiungono i cosiddetti scoraggiati (persone in età lavorativa che, pur privi di un’occupazione, non sono alla ricerca attiva di un lavoro ma che sarebbero disposti a lavorare), si ottiene il cosiddetto tasso di mancata partecipazione, che risulta a Forlì-Cesena pari a 14,0%, superiore all’11,8% regionale.
Se fino al 2014 si era rilevata una progressiva flessione delle assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato, nel 2015 il quadro cambia per effetto essenzialmente dell’introduzione del contratto a tutele crescenti e, soprattutto, della decontribuzione definita con la Legge di stabilità 2015: gli avviamenti con questa forma contrattuale passano dai circa 4.900 del 2014 ai quasi 10.400 del 2015, per poi registrare nel 2016, a fronte dell’ampio ridimensionamento della decontribuzione, a un nuovo ridimensionamento, scendendo nel 2016 a 6.300 circa, valore che risulta comunque più elevato di quelli mostrati dall’intera serie storica, ad esclusione del già citato picco del 2015.

Fra il 2014 e il 2016 l’incremento è stato consistente, pari al 28,3%. In termini di incidenza sul totale delle assunzioni dell’anno, si passa invece dal 5,6% del 2014 all’11,3% del 2015, ridotto poi nel 2016 al 7,0%.
Si deve poi evidenziare a Forlì-Cesena l’incidenza particolarmente marcata del lavoro part time, spesso non una scelta volontaria del lavoratore e che in ogni caso si traduce in una riduzione del reddito. Secondo i dati dell’Inps, il lavoro a tempo parziale riguarda a Forlì-Cesena oltre il 30% dei lavoratori dipendenti (48% se si considerano le sole donne) e in Emilia-Romagna quasi il 28% dei casi (44,5% fra le sole donne). Il lavoro a part time risulta particolarmente presente nel commercio, alberghi-ristoranti e nei servizi sociali, in particolare fra le fasce più giovani della forza lavoro.
Si deve poi ricordare l’ampio ricorso che in questi ultimi anni si è fatto ai voucher, recentemente abrogati con un decreto legge governativo. I dati relativi al 2016 indicano un totale di 1.579.846 voucher, dal valore di 10 euro cadauno, venduti nel corso dell’anno, con un incremento rispetto al 2015 del 36,6% (a livello regionale +31,5%). Fra il 2014 e il 2016 l’aumento a livello provinciale e anche regionale è stato del 93% circa, dunque quasi un raddoppio.
Un segnale di miglioramento della situazione sul mercato del lavoro locale si può trovare guardando ai dati relativi al ricorso alla cassa integrazione guadagni. Nel 2016 le ore complessive di cassa integrazione ordinaria, straordinaria e in deroga autorizzate nella provincia di Forlì-Cesena sono state 4,180 milioni, circa il 30% in meno dei quasi 6 milioni di ore del 2015, ammontare a sua volta decisamente inferiore a quello del 2014 (circa 9 milioni di ore autorizzate).
Relativamente alle dinamiche demografiche, la popolazione residente in provincia di Forlì-Cesena al 1° gennaio 2016 conta 395.334 abitanti.
Si conferma così per il quarto anno consecutivo la tendenza alla flessione, seppur contenuta, dopo decenni di crescita, del numero di residenti. Tuttavia, se si considera il medio periodo, si registra per Forlì-Cesena un incremento della popolazione residente del 10%, pressoché in linea con quello dell’Emilia-Romagna. Tale espansione non è però omogenea per zone (cresce maggiormente il distretto del Rubicone e la zona di pianura) e per fasce d’età (sono aumentati soprattutto gli anziani e i minorenni, mentre diminuisce la fascia giovanile della forza lavoro).
Sia la flessione degli ultimi anni sia l’espansione di medio periodo possono essere in buona parte spiegate facendo riferimenti ai cittadini stranieri. Al 1° gennaio 2016 i residenti stranieri in provincia di Forlì-Cesena sono circa 42.500 e costituiscono il 10,7% della popolazione residente totale. Il dato, in calo nell’ultimo triennio, risulta inferiore a quello emiliano-romagnolo (12,0%), ma decisamente superiore all’8,3% medio nazionale.