pirata della strada

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, la lettera che ci ha inviato una nostra lettrice. “Sono Fabbri Samanta, un’infermiera, abito a Dovadola e per 25 anni ho vissuto in zona Casone, esattamente in via Leopardi. Attualmente vivo in paese, ma torno quotidianamente a Casone. L’incidente gravissimo di martedì 23 maggio, in cui sono decedute due persone e avvenuto sulla SS 67 proprio sull’incrocio di via Leopardi, mi ha sconvolto non solo perché una delle persone coinvolte è stato mio vicino di casa per decenni, ma anche perché sempre nello stesso punto, mio padre è stato vittima di un incidente molto grave, anni fa, riportando lesioni permanenti ad una mano. Nello stesso punto d’incrocio di via Leopardi con la statale, ma anche in altre zone di località Casone di Dovadola, ho comunque assistito personalmente ad incidenti di natura minore, ma solo per evenienza fortuita, non hanno avuto conseguenze maggiori sulle persone coinvolte. Quindi, vista la mia professione che impone di occuparmi di salute e non per ultimo di prevenzione e vista la mia esperienza di vissuto personale, posso affermare che la zona interessata dall’incidente di martedì, risulta una zona troppo pericolosa per la popolazione residente nel centro abitato Casone e per gli utenti che percorrono la statale SS67. Il centro abitato Casone conta una 50 di famiglie, ma non esistono attraversamenti pedonali o segnalatori ottici che possano permettere la sicurezza delle persone sulla statale. Davanti al bar ristorante Ristobar esisteva un attraversamento pedonale che attualmente non è stato ripristinato dalla tinteggiatura del manto stradale. Perché attraversare la statale? Perché i ragazzini che si recano ai plessi scolastici forlivesi possano tornare nelle proprie abitazioni in sicurezza, una volta scesi dagli autobus che hanno fermate proprio sulla statale. Oppure per recarsi al bar della frazione. Sicuramente per recarsi alla vicina San Ruffillo per godere della campagna e del fiume, come per vent’anni abbiamo fatto noi ragazzini del Casone e come continuiamo a fare ora che siamo adulti o anziani.
Chiedo con forza al Comune di Dovadola, se non lo avesse già fatto, di segnalare (è stato mai preso questo provvedimento? A volte non è necessario fare grandi opere, ma investire in piccoli atti di volontà) all’Anas la grave pericolosità del tratto di strada e chiedo nello stesso modo ad Anas di investire in termini di salvaguardia e tutela dei cittadini locali, ma anche degli altri utenti che affollano la statale, la cui affluenza, in certi periodi dell’anno è elevatissima (periodo estivo e in occasione delle feste-eventi in collina). Si potrebbe prendere esempio dalla vicina Toscana, dove nella stessa statale 67, in prossimità di frazioni e centri abitati, che ugualmente sorgono in prossimità della via trafficatissima, sono stati adottati sistemi di tutor permanenti (in alcune zone anche a distanza di pochissimi chilometri) con rilevazione di velocità e erogazioni di sanzioni in caso di limite massimo di velocità superato.
Si chiede uno sforzo, inoltre, agli organi competenti (corpo dei vigili urbani, carabinieri e polizia di stato) nel supportare i residenti ed intensificare con posti di controllo e rilevazione di velocità, il tratto di statale Dovadola (viale Zauli)-Casone-Campomaggio.
Pur tenendo conto del fatto che ogni incidente stradale ha nel suo intrinseco la fatalità della dinamica e che l’estrema attenzione da parte degli utenti è un elemento indiscutibile, confido nel buon senso degli amministratori locali e dei responsabili Anas, attendendo fiduciosa risposta ai miei quesiti riguardanti la sicurezza. Sicurezza: termine trascurato per troppi anni su questo tratto di statale 67. Nel contempo un gruppo di residenti di Casone e Dovadola appoggia le richieste avanzate nella presente e firma per chiedere con forza le misure di sicurezza proposte”.