Forlì dall'alto

I Verdi hanno più volte messo in evidenza in questo periodo come la nuova proposta di legge urbanistica regionale travolga i principi di buon governo del territorio che hanno costituito l’antico patrimonio dell’Emilia Romagna mediante la generalizzazione dell’urbanistica contrattata, eretta a modello unico di “pianificazione”. La nuova proposta di legge non si limita a questo, incide negativamente sulle dotazioni di servizi, defrauda i Comuni di contributi oggi dovuti per numerose iniziative di privati proprietari, con l’obiettivo della “qualità edilizia” consente incentivazioni volumetriche generalizzate capaci di alterare la stessa fisonomia di parti di città.
Quel che è più grave scardina in poche battute la politica di conservazione e tutela dei Centri Storici nata in questa Regione e diventata poi di esempio per le città di tutta Europa. La nuova legge, costituita da ben 73 articoli, dedica solo pochi commi alla disciplina del CS, i più significativi dei quali sono volti a consentire e introdurre deroghe ai principi del recupero e conservazione, ancora una volta da “attuare attraverso l’approvazione di accordi operativi”.
La norma più devastante però riguarda il ritorno in auge del piccone demolitore, ancora una volta per risanare e riqualificare, per rendere sicuri gli edifici, per “migliorare la qualità edilizia dei tessuti urbani”. Sarà consentito abbattere e ricostruire, cancellando storia, memoria e identità. Sarà sufficiente, come abbiamo appreso essere allo studio in questa città, decidere che interi parti del CS non abbiano caratteri storico architettonici, culturali e testimoniali per consentire l’intervento di demolizione al fine “del miglioramento della qualità urbanistica ed edilizia dei tessuti urbani, ed è ammesso l’aumento delle volumetrie preesistenti”.
E in città come questa nella quale si continuano a costruire parcheggi in CS, occupando aree libere da sempre per introdurre nuovo traffico, nella quale si costruiscono nuovi edifici in aree pubbliche e private anch’esse inedificate da sempre come accade a S.Chiara, al Campustrino o in via Dandolo o negli altri PUA del CS, nelle quali si manomettono giardini storici come quello del Campus o si demoliscono antiche serre, non possiamo che aspettarci l’intensificarsi dell’azione di demolizione e ricostruzione di intere parti della città storica, tentativo peraltro già messo in atto pochi anni fa e fortunatamente sventato con enorme fatica.
La odierna giornata di studi dedicata allo straordinario lavoro di Paolo Monti, importante per la preziosissima testimonianza che ci consegna la sua opera, ci mostra quale sia l’abisso culturale e tecnico in cui ci sta precipitando la nuova legge regionale, assegnando ai Centri Storici un ruolo assai simile a quello delle periferie degradate da “rigenerare”, incapace di comprendere che ogni edificio, ogni spazio, ogni tipologia, ogni pietra costituiscono la nostra storia e la nostra identità».

Federazione dei Verdi di Forlì-Cesena