Riserva Schick

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Con un cognome così ci si può sbizzarrire, con un cognome così devi aspettare almeno qualche gol e qualche giocata degna di nota per pronunciarlo nel modo corretto. Patrick Schick si è fatto notare, ora si comincia a sentire il brusio del suo nome nelle riunioni di mercato dei migliori club europei. Il ragazzo ci sa fare e sembra avere un potenziale tecnico foderato di umiltà, a differenza di quanto dica il suo, seppure soltanto nella pronuncia, singolare cognome.

“Roma? Avevo diverse offerte, ma qui sapevo che sarei potuto crescere meglio che altrove. Ho fatto la scelta giusta”.

Le sue parole rilasciate alla ‘Gazzetta dello Sport’ testimoniano ciò. Mister Giampaolo ha capito le sue potenzialità e lo sta trattando con i guanti, come un modellino da collezione da esporre in bacheca. Di lui ha ironicamente detto che lo fa giocare poco perchè altrimenti glielo portano via, la verità è che non scherzava affatto.

Ventidue presenze totalizzate in campionato, delle quali soltanto 5 da titolare, sette gol all’attivo ai quali va aggiunta la doppietta in Coppa Italia contro il Cagliari. La stagione del ceco classe ’96 si può riassumere così:

Patrick, entra e fai gol.

E lui lo fa.

Arrivato alla Doria il 13 luglio scorso, l’acquisto di Schick dallo Sparta Praga passa inosservato ai più, all’ombra di un altro acquisto estivo blucerchiato: Ante Budimir. Il croato classe 1991 si è messo in luce nel campionato di Serie B della passata stagione guidando l’attacco del neopromosso Crotone di Juric a suon di gol, sedici, tanti bastano per destare in lui l’interesse di Juventus e Inter. Budimir non conferma quanto di buono fatto in Calabria e dimostra di essere ancora acerbo o, nella peggiore delle ipotesi, non pronto per la massima serie ed anche Giampaolo non ci mette molto ad accorgersene. Schick lo scavalca nelle gerarchie e comincia a macinare minuti da subentrato, quando Muriel inizia a ciondolare in mezzo al campo senza spiragli di concretezza oppure quando la Samp è sotto nel risultato. Alla decima giornata c’è la Juve, gli viene concessa a sorpresa una chance da titolare: gioca un’ora allo Stadium e timbra il momentaneo due a uno per la Juventus finalizzando un pallone recuperato da Praet sulla sinistra, un gol da attaccante d’area, il primo in Serie A.

Piacere, mi chiamo Patrick e sono mancino
Piacere, mi chiamo Patrick e sono mancino

Nonostante il gol alla Juventus il mese successivo ha un minutaggio ridotto, alla quindicesima arriva il Torino a Marassi. Schick entra al 90°, gioca due minuti e sigla il raddoppio doriano che chiude il match: percussione da sinistra di Linetty che mette al centro per il ceco, stop e mancino sotto le gambe di Hart. Gol quasi in fotocopia, ma non è casuale, il ragazzo sa muoversi e smarcarsi bene in area di rigore.

 

La giornata seguente si gioca ancora in casa e le cose stanno andando male, la Lazio vince due a zero e Schick entra a mezz’ora dalla fine con una Samp in versione arrembaggio munita anche di Quagliarella e Muriel. A un minuto dalla fine raccoglie una ribattuta dal limite dell’area, salta Wallace e infila un sinistro secco nell’angolino. Secondo gol consecutivo stavolta di pregevole fattura, Schick lascia intravedere dei colpi tecnici degni di nota nel suo repertorio.

Giampaolo al termine dell’incontro lo scannerizza: “Ha colpi, numeri, dribbling rapidi e secchi, un tiro immediato”.

Trascorrono altri sette giorni: l’avversario è il Chievo, trasferta solitamente insidiosa quella del Bentegodi e Giampaolo gli lascia la consueta mezz’ora ancora una volta con i blucerchiati in svantaggio di due gol. Si gioca in una nebbia spettrale, al 90° Schick segna il gol della speranza ed estrae dal suo bagaglio anche il colpo di testa. Fendinebbia.

La Sampdoria è in un periodo opaco e i giornali locali invocano un suo utilizzo più consistente, un gol ogni 74 minuti tra Campionato e Coppa Italia fino alla partita con il Chievo, si alzerà ad un gol ogni 112 complice anche il suo maggiore impiego. In realtà Giampaolo pare averci visto lungo perchè a gennaio ha due occasioni consecutive dal primo minuto, finora unica volta in stagione, contro Empoli e Atalanta. Schick non incide e contro l’Atalanta non sfrutta una palla gol arrivando alla solita conclusione di mancino su azione sviluppata da sinistra, l’attaccante dimostra però ottime doti di palleggio in velocità al seguito di un bello scambio con Bruno Fernandes.

Si riaccomoda nuovamente in panchina e come da prassi, fa gol. Stavolta l’impatto è devastante: la Roma è in vantaggio a Marassi e a due minuti dall’ingresso in campo Schick sfrutta un’amnesia difensiva di Vermaelen, controlla a seguire di petto lasciando sul posto De Rossi e batte Szczesny, la Sampdoria pareggia una partita che poi vincerà con il gol di Muriel qualche minuto più tardi.

 

Da li in poi Schick giocherà titolare soltanto in un’altra occasione, contro il Palermo, gara in cui non andrà in rete. Ci andrà per altre due volte da subentrato contro Bologna e Pescara, entrambe a Marassi. Un gol in ripartenza ed uno con smarcamento fra le linee della tutt’altro che imperforabile difesa di Zeman.

Sabato sera, ‘Derby della Lanterna’. Schick entra a venti dalla fine.

In piena ecstasy doriana grazie al vantaggio di Muriel decide di aumentarne la dose prendendo palla sulla destra, doppio gioco di suola su Laxalt e Ntcham, entra in area, serpentina in mezzo a Cofie e Izzo. Raramente in un Genoa-Sampdoria, storicamente derby nervoso e ad alto voltaggio, si vedono giocate del genere.

 

Uno e ottantasette di agilità e tecnica, quello che colpisce di Schick, oltre alla spaventosa incidenza sulle partite, è la pulizia e l’eleganza delle sue giocate, a tal punto che qualcuno ha già azzardato un paragone con il cigno di Utrecht Marco Van Basten. Io ci aggiungo un attualissimo Robert Lewandowski. Tralasciando le roboanti similitudini, con questi numeri da rookie in Serie A sono già in tanti in fila al campanello di Ferrero, su tutti Suning che pare stia cercando un vice Icardi. Ha già una clausola rescissoria di 25 milioni, ma è pronto un adeguamento di contratto per farla lievitare intorno ai 40.

La prossima stagione sarà quella della conferma, pioveranno le prime spietate critiche e verrà alla luce il suo carattere. Con una maglia da titolare praticamente certa, sarebbe opportuno restare un’altra stagione sotto la lanterna. Di Dries Mertens si diceva che incidesse soltanto dalla panchina, temo che anche Schick dovrà combattere con questa etichetta di ‘spaccapartite’.

Ho resistito fino alla fine, mi sono sbizzarrito anche io.

La vie c’est fantastique, quando entra Patrick Schick.