immigrati profughi extracomunitari

Vedere, giudicare e agire”. È un metodo caro alla Chiesa, che è ripresentato a tutta la comunità diocesana dal progetto pastorale del Vescovo della Diocesi di Forlì-Bertinoro per il prossimo biennio. L’Azione Cattolica vuole sperimentarlo a cominciare dal tema dell’accoglienza dei profughi a Forlì. L’occasione sarà la tavola rotonda, con l’intervento di vari attori nel meccanismo dell’accoglienza che si terrà giovedì 16 febbraio, alle ore 21,00, al Teaching Hub nel polo universitario forlivese di viale Corridoni 20. Si tenterà di definire il fenomeno nelle sue caratteristiche e implicazioni, illustrando la risposta del nostro territorio e mettendo in risalto le criticità del modello attuale per cercare di individuare quali potranno essere gli sviluppi futuri.
Guidati e coordinati, da Guglielmo Russo, presidente della cooperativa Cad, si cercherà di percorrere metaforicamente un “Viaggio nei viaggi della cosiddetta speranza”, dalla partenza del profugo dal suo luogo d’origine fino all’arrivo a Forlì in attesa dell’ottenimento dello status di rifugiato. Dapprima Marco Balboni, docente di diritto europeo all’università di Bologna, inquadrerà il fenomeno descrivendolo nelle dimensioni, nelle cause e inserendolo nel quadro di diritto internazionale ed europeo attuale. Poi l’assessore Raoul Mosconi con delega alle politiche sociali del Comune di Forlì, illustrerà come avviene lo smistamento dei profughi una volta giunti nel territorio italiano e l’iter d’assegnazione ai vari Hub nazionali e regionali fino al loro arrivo sul territorio forlivese. Invece Sauro Bandi, direttore della Caritas diocesana, Roberto Ravaioli, responsabile del servizio diocesano Migrantes e Fulvia Fabbri, vice presidente della cooperativa Dialogos, descriveranno la vita di questi profughi nelle strutture d’accoglienza fino alla risposta della loro domanda di riconoscimento dello status di rifugiato. In particolare si soffermeranno sulle difficoltà, fatiche, opportunità, suggerimenti… frutti della loro esperienza a diretto contatto con queste persone, nel periodo di attesa dell’esito della loro domanda. 
Questo vero e proprio flusso migratorio ha assunto una tale rilevanza che non può più essere affrontato con la sola logica emergenziale, bensì esige una progettualità strutturale che possa rendere l’Europa, l’Italia e le nostre comunità capaci di un’accoglienza che sfoci nell’inclusione. Ciò è possibile a patto che tutti, in prima battuta i credenti in Cristo, profugo in Egitto nel primo periodo della sua vita, si assumano la responsabilità di essere veri cittadini e la maturità di cristiani adulti radicati nella fede.