Movimento 5 stelle Forlì

«Otto densi ed impegnativi mesi trascorsi nei banchi del Consiglio Comunale di Forlì nelle file del MoVimento Cinque Stelle ed ora mi sgorga insopprimibile, doveroso e cogente un enorme senso di responsabilità (verso me stessa, verso i cittadini tutti e chi mi ha eletta), il quale postula sempre la verità. In occasione dell’adesione al M5S e, ancor di più, in occasione delle elezioni amministrative del 2014, andava delineandosi e profilandosi un sogno, che malauguratamente alla fine della favola si trasfigurerà, sconsolatamente, in un disinganno.
Fu considerevole l’appeal e il richiamo di un Movimento antisistema che si proponeva come l’alfiere ed il nume tutelare della legalità, la vestale che agitava il vessillo della partecipata democrazia dal basso, della limpida trasparenza. Mi permeava un forte e sincero senso di appartenenza e fiducia, tanto che in occasione della succitata tornata elettorale per l’elezione del sindaco di Forlì mi ritrovai inclusa, dopo il superamento di uno scrupoloso vaglio dei vertici, nella lista dei candidati al consiglio comunale. Mi sono prodigata con infaticabile assiduità e incessante impegno, sacrificando impegni personali e vita familiare, affinchè lista, di cui mi sono occupata personalmente, e programma fossero incardinati e redatti con costrutto e credibilità.
Purtroppo però alla vigilia del fatidico 24 maggio 2014 alcuni attivisti e candidati nel timore e sentore di non venire eletti, si sono beceramente mossi affinchè la mia candidatura venisse boicottata, in spregio ai professati valori di onestà, creanza e lealtà propugnati dal Movimento e dal suo aureo Codice.
Indegna l’arroganza, sottilmente sistematico e vile il tentativo di danneggiarmi e gettare discredito e fango sulla mia persona e sulla mia famiglia.
Furono cocenti la delusione e l’amarezza nel vedere traditi e disattesi i principi fondanti e qualificanti che caratterizzavano il M5s di un gruppo che doveva fare propri per vincere, essendo solidali e facendo fronte comune, cooperando e contribuendo al raggiungimento del nostro obiettivo, sono venuta a conoscenza di gravissime e scorrette nefandezze messe in atto per sabotare e vulnerare persino il candidato sindaco Daniele Avolio, scelto dall’assemblea sovrana fra una rosa di tre candidati, ma i miei tentativi di mettere al bando e diffidare questa pericolosa congrega sono caduti nel vuoto.
Il risultato elettorale si è poi conseguentemente rivelato inferiore alle aspettative ed alle proiezioni, ed io mi sono collocata prima fra i consiglieri non eletti. Sottolineo che i fatti e le considerazioni sopra espressi, non sono stati resi di pubblico dominio per salvaguardare, anche a discapito della mia integra persona, il buon nome del M5s nella mia città; nutrivo altresì la speranza che a livello nazionale l’azione del Movimento fosse più incisiva e coerente, che si aprisse un nuovo ciclo, che fosse fattibile arrivare al Governo della Nazione.
Fin da subito i colleghi consiglieri, Benini e Vergini, hanno fatto terra bruciata intorno a me e mi hanno sapientemente isolata; mi vedevano come fumo negli occhi, e con allucinante sveltezza si sono permessi di negarmi una partecipazione condivisa all’attività di pianificazione ed azione politica locale, giustificando il fatto che l’assemblea degli attivisti non intendeva accogliermi.
La mia elezione ha portato scompiglio, facendo esplodere il rischio, da sminare senza indugio, di sconquassare e alterare gli equilibri di un menage collaudato e consolidato. In occasione di un incontro con i due consiglieri, di fronte alla mia dichiarata e pronta disponibilità a tornare in assemblea e a darsi da fare ‘tutti insieme appassionatamente’ per l’attuazione del nostro programma, in una sorta di pace armata, sono incappata improvvidamente nel muro di gomma di un secco e seccato rifiuto.
La retorica dell’uno vale uno si sta rivelando una pia illusione, una pedestre frottola e bugia, e Forlì M5s ne è la testimonianza, il simulacro vivente. Inoltre ho la colpa di essere la moglie di Daniele Avolio, ex uomo di legge e servitore dello Stato di integerrimo e specchiato magistero morale, che sovente riceve attestazioni di stima proferite finanche dai detrattori, consigliere attualmente non inquadrabile ma, a detta di tanti, attivo e combattivo capofila di rimarchevoli battaglie politiche e attività di volontariato e beneficienza.
Non si comprende come questo mio legame possa essere causa ostativa e costituire lo stigma, la piaga passibile d’inficiare un clima sereno e di collaborazione. Un simile astio e rancore è paralizzante poiché non mi dà modo di esprimere le mie idee e il mio spessore politico, e ciò si riverbera sulla qualità dell’apporto che posso fornire. Sono stata pesantemente attaccata per aver richiesto il permesso Ztl e per dovere di cronaca e de jure sottolineo che il permesso Ztl per il centro storico è da me correntemente fruito e a mio giudizio non costituisce alcun privilegio di casta ma, a tutti gli effetti, strumento di lavoro. Il suo rilascio e utilizzo sono assolutamente legali e regolamentati, ai sensi dell’art. 9/a del disciplinare dei permessi di sosta allegato all’apposita Ordinanza del Sindaco; esso viene accordato “al Sindaco, agli Assessori, ai Consiglieri Comunali e Provinciali, ai Sindaci dell’Associazione della Pianura forlivese per il servizio inerente alla carica, nonché per la prestazione necessaria presso la sede degli uffici per lo svolgimento delle funzioni proprie o delegate”. Il costo è di 50 € e la sua fruizione mi è cruciale perché spesso in Consiglio c’attardiamo fino ad ore serali e ho necessità di preservare incolumità e sicurezza fisica. Inoltre sono stata ferocemente redarguita per la partecipazione come scrutatrice al referendum del 4 dicembre, a tal proposito preciso di essere regolarmente iscritta nelle liste dell’elettorato attivo, e segnalo che nessuna aggravio nell’economicità dei costi generali ne è derivato, specie in virtù del fatto che attualmente sono disoccupata e in stato di mobilità. E ora gli ultimi fatti. Tutti questi miei esecrabili comportamenti hanno fatto si di essere l’oggetto di una sospensione dal Movimento promulgata due giorni fa dal Collegio dei Probiviri per ben nove mesi. Sospensione che ritengo ingiustificata, incomprensibile, inaccettabile anche se non del tutto inattesa. Si tenta di colpire ed emarginare chi non è in linea con il pensiero unico, si colpisce chi non è amico degli amici, chi non fa parte di nessuna delle nuove consorterie, e i fatti recenti ci stanno dando begli esempi sui quali riflettere (leggasi Virginia Raggi… ah a proposito… ha concesso abbonamenti gratuiti per autobus e metropolitane ai consiglieri comunali…). Non ho nulla da rimproverarmi, rivendico fortemente le libertà di espressione e di voto sancite dalla costituzione. Non sono sola in questo limbo dei sospesi, dove si tenta di esiliare tutti quelli non allineati, che ormai rappresentano un foltissimo gruppo, segno di un continuo e costante disagio, scaturito dalla consapevolezza di quanta poca democrazia alberga ormai in questo Movimento.
Tutto questo mi fa pensare che forse sono dalla parte giusta, la parte di chi rivendica la propria autonomia di pensiero. Deciderò quale sarà la mia posizione nei confronti di questa sospensione, di tempo ne ho, ben nove mesi davanti a me».

Eliana Gardini Consigliere Comunale