Giovanni ha circa settant’anni e convive con il diabete da più di quaranta. Ha passato la maggior parte della sua vita misurandosi anche sette volte al giorno la glicemia con il pungidito e facendo almeno quattro iniezioni di insulina. Una persona può sopravvivere solo qualche giorno senza insulina e tutta la gestione della malattia è sempre sulle spalle del paziente e su quelle della famiglia, con notti spesso insonni a causa degli sbalzi glicemici e della necessità di controllarsi. Da qualche anno Giovanni non ci vede più, a causa delle complicanze alla vista legate al diabete, ed ha gravi problemi di deambulazione perché il diabete piano piano ha colpito gli arti inferiori ed ora lo costringe a letto. Per gestire il diabete occorre lucidità perché la cura è in capo al paziente che deve di volta in volta capire l’esatta misura di insulina di cui ha bisogno, una grandissima responsabilità.

Il diabete è una patologia cronica, per la quale non esiste guarigione e sono sempre più le persone che non lo possono gestire in autonomia, per cui risulta difficile, se non impossibile, recarsi presso il centro diabetologico di riferimento e il cui carico assistenziale grava su famiglie messe in grande difficoltà perché costrette ad assumersi responsabilità troppo grandi per poterle gestire da sole. Per risolvere questa vera e propria emergenza silenziosa e nascosta è nato il progetto “Portiamo il sorriso in casa”. Per fare una casa i mattoni non bastano ed è stata la generosità di alcuni sostenitori come Carlo e Filippo Venturini, Consulenti Finanziari di Fideuram, con sede a Forlì, e il Lions Club Rubicone, che ha permesso di posare la prima pietra di questo progetto. Il servizio, che si sta sviluppando proprio in questi mesi, prevede l’assistenza medica domiciliare di un diabetologo per quei pazienti del forlivese e della Romagna che non sono più in grado di gestire una malattia così complessa. Il medico, con competenze specifiche e capace di valutare gli eventuali interventi di altri professionisti di supporto, come lo psicologo, il dietista o il podologo, si reca, dopo essersi consultato con il medico di medicina generale di riferimento, a casa del paziente e lo visita come lo visiterebbe al centro diabetologico. L’assistenza che viene offerta restituisce quella dignità che troppo spesso la malattia toglie a persone che vengono seguite, con la stessa professionalità del centro diabetologico, all’interno delle proprie mura di casa, circondati dall’affetto dei propri cari.

“Giovanni è stato il mio primo paziente seguito per questo progetto. So bene quali sono i sacrifici che fa una persona con diabete per gestire la malattia, perché sono circa vent’anni che lavoro in ambito diabetologico, ma scontrarmi con le difficoltà che incontra chi vive questa malattia da non autosufficiente non è stato semplice. Da novembre, con il prezioso supporto di Marco Ragazzini, Nucleo di Cure Primarie Forlì 2, e di Luciano Dell’Amore, Nucleo di Cure Primarie Meldola, e in accordo con i medici di base, mi reco a casa dei pazienti non autosufficienti e li visito. Verifico lo stato di salute, i loro esami e li ascolto cercando di impostare la migliore cura. La fragilità di Giovanni, impossibilitato a recarsi alle visite periodiche presso i vari ospedali, mi colpisce nel profondo e la sua storia è simile a quella di tante altre. Ma sono la sua volontà di vivere e gli sforzi che ha fatto tutta la vita per gestire il diabete che lo fanno andare avanti e per me è un onore poter essere al suo fianco in questa lotta. Per questo ho risposto subito con grande gioia ai ragazzi di Diabete Romagna Onlus, quando mi hanno proposto questo ambizioso progetto.” Queste le parole della di Giuseppina Chierici (nella foto), responsabile per Diabete Romagna Onlus del progetto di assistenza medica domiciliare al paziente con diabete non autosufficiente “Portiamo il sorriso in casa”.

I volontari di Diabete Romagna, con l’aiuto della voce radiofonica Daniele Tigli, hanno realizzato anche un breve video per raccontare la giornata tipo di una persona con diabete e far capire cosa possa voler dire non poterlo più gestire in autonomia. Protagonisti sono stati gli stessi volontari dell’associazione, tutti giovani con diabete che hanno aperto le loro case e i momenti più intimi della loro vita con questa malattia alla regia di Stefano Marconi, anch’egli volontario dell’associazione, padre di un ragazzino con diabete, che presta da anni la propria professionalità a servizio di una causa tanto delicata. Il video “Portiamo il sorriso in casa” è online al link http://www.diabeteromagna.it/assistenza-medica-domiciliare/, sul sito sono presenti anche i riferimenti per effettuare una donazione a favore di questo importantissimo servizio.