Chiude Tomba

Dopo 110 anni a Forlì ha chiuso l’attività commerciale “Salsamenteria Tomba” in centro storico in via Bella, una traversa di corso Diaz. “Ciò Icaro e adès par i grasùl ind’andegna?”. Trad. “Icaro, e adesso per i ciccioli dove andiamo?”.

Una vida tsavìda

Incù la srè Tomba,
quèl cut taieva e parsòt cun e cultèl.
Da quand a so vnù a e mond uiè sempar stè.
Di dè tai pasivta in pèt ala vidrena,
ta guardivta e in te banc
uiera sol on parsòt.
Ma su iera la porta averta
e su parfom l’ariveva ala strè.
Adès e parsòt us va a tù a e supermarchè,
i te da tajè a machina da un bancon
zircundè da zdòt parsòt, dodg salâm
e una quantitè d’insachè da pavùra,
Mò de parfom un’s scor brisa,
l’eria un sa d’un caz,
e la tu vida la iè tsavìda.

Una vita insipida

Oggi ha chiuso Tomba,
quello che tagliava il prosciutto con il coltello.
Da quando sono nato c’è sempre stato.
Dei giorni passavi davanti alla vetrina,
guardavi nel banco
e c’era un solo prosciutto.
Ma se la porta era aperta
Il suo profumo arrivava alla strada.
Adesso il prosciutto si va a comprare al supermercato,
te lo danno tagliato a macchina da un bancone
circondato da diciotto prosciutti, dodici salami
e una quantità impressionante di insaccati,
ma di profumo neanche a parlarne,
l’aria non sa di niente,
e la tua vita è un po’ più insipida.

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Architetto, appassionato d’arti grafiche, fotografiche e design. Progettista e restauratore di edilizia pubblica e privata, è specializzato nel settore scolastico. Cura in particolare la sua rubrica "Icarate". Cosa sono le “Icarate”? Il 25 novembre del 2013 nasce su Facebook il gruppo “Sei di Forlì se…”. Fin dall’inizio dell’attività in rete nelle discussioni, e fra i temi dibattuti, emergeva una figura: Icaro. La statua del mitologico primo aviatore, infatti, era spesso ricordata ed il perché è presto spiegato: quanti legano la propria vita scolastica al virgulto uomo alato di guardia agli istituti scolastici di piazzale della Vittoria? Quanti si sono ritrovati, almeno una volta, sotto il figlio di Dedalo con gli amici, la morosa o fermati dai Vigili Urbani spesso appostati nelle vicinanze? Addirittura si potrebbe pensare che in una città così avara di statue com’è Forlì (i romagnoli non se la sono cavata mai tanto bene con il culto delle immagini), l’oriundo Icaro potesse battere per notorietà colui che più di ogni altro forlivese rappresenta il grande uomo ed il patriota: Aurelio Saffi. Icaro prende vita e coscienza (si fa per dire); conscio della propria notorietà ed in credito con il destino non ci sta a fare da testimone muto ed immobile, vuole di più, vuole spiccare il volo, vuole vivere. Il rapporto con Saffi diventa critico ed il suo piedistallo diviene troppo piccolo, finché la conoscenza di Ebe lo matura e lo fa più uomo. Le tre statue più importanti di Forlì, compreso qualche “cameo” di Morgagni, raccontano attraverso le “Icarate”, avvenimenti, luoghi comuni, sentimenti di tutti i giorni. A questo punto ognuno è libero di ricamare sul significato di questa fiaba. Inventare connessioni fra un immobilismo provinciale della città e la statua mitologica, collegare il mondo classico di Icaro alla moderna Babele sociale di oggi...o semplicemente ridere di qualche vignetta che offre Icaro protagonista dei nostri dubbi e delle nostre incertezze di esseri umani.