La mostra “Genesi” di Sebastião Salgado, allestita dal 28 ottobre scorso fino a domenica 29 gennaio nella Chiesa di San Giacomo in San Domenico di Forlì, ha superato i 50.000 visitatori e si stima che chiuderà i battenti con circa 55.000 visitatori, dati ‘Civita’ alla mano. Per questo week-end, infatti, è prevista “l’ondata” finale. A fronte del notevole successo delle esposizioni di McCurry dello scorso autunno/inverno 2015/2016 (75.500 visitatori) e, appunto, di Salgado, di questo autunno/inverno 2016/2017, un’altra grande esposizione fotografica animerà il prossimo autunno/inverno 2017/2018 dei Musei San Domenico, se è vero che la fotografia è una delle forme d’arte più popolari e potenti di quest’epoca.
Dal 23 settembre al 7 gennaio 2018 i Musei San Domenico ospiteranno la prima grande retrospettiva di immagini a colori di Elliott Erwitt: “Kolor”, un viaggio nel mondo di Erwitt attraverso i 135 scatti risultati dalla recente rivisitazione dell’autore del suo immenso archivio fotografico a colori (500.000 scatti). Un viaggio “a colori” quantomai originale e sorprendente – a partire dall’allestimento – dal momento che Erwitt è perlopiù noto per le sue fotografie in bianco e nero.
Le fotografie in esposizione sono tratte da due grandi progetti a colori: “Kolor” e “The Art of André S. Solidor”. Se “Kolor” si compone di vecchi negativi Kodak, dai ritratti di personaggi famosi alle immagini più ironiche ed irriverenti, secondo il tipico linguaggio di Erwitt, “The Art of André S. Solidor” raccoglie invece scatti di esilarante e sottile parodia del mondo dell’arte contemporanea con i suoi controsensi e le sue assurdità.
Considerato il fotografo della commedia umana, Erwitt riesce con empatia e sguardo tagliente – a volte ironico, a volte sarcastico, a volte scanzonato, a volte tenero – a cogliere la complessità del vivere quotidiano. Il suo obiettivo ha catturato, negli ultimi 60 anni ed oltre di storia, sia numerose celebrities (da Khrushchev e Nixon a Fidel Castro, da Che Guevara a Jackie Kennedy, da Marilyn Monroe a Sophia Loren) che persone comuni, ritratte nelle situazioni insolite, bizzarre, ironiche o commoventi, paradossali e sorprendenti della vita di tutti i giorni, ed anche numerosi bambini e cani, ai quali Erwitt riversa tutta la sua tenerezza. Alla domanda perché fotografasse tanti cani e bambini, rispose “perché avevo tanti bambini e cani e questi ultimi avevano il vantaggio, rispetto agli uomini, di non chiederti la stampa della foto che gli fai”. Ai cani Erwitt ha dedicato ben quattro libri fotografici.
Quando uno si trova di colpo in mezzo ad estranei che blaterano in una lingua che non capisce, deve usare gli occhi. E cosa vede? Vede esseri umani comici, tristi, felici: esseri umani più o meno come lui”. Il suo stile inconfondibile, caratterizzato dal bianco e nero, dall’empatia e dal sense of humor, dalla perfezione formale, è sempre mosso da un unico grande “dogma”: l’osservazione, l’attenta analisi della realtà che lo circonda come punto di partenza per la realizzazione di qualsiasi tipo di scatto, eseguito per lungo tempo con la sua celebre Leica M3. Osservare, notare e sovente anche schernire, ma sempre in maniera benevola, le emozioni e i difetti propri dell’essere umano, tramite immagini di straordinaria eloquenza che vanno dritto alla sostanza. Il suo è un mondo filtrato da un ottimismo che non lascia spazio a violenza, guerre o crudeltà. “Uno dei risultati più importanti che puoi raggiungere è far ridere la gente. Se poi riesci, come ha fatto Chaplin, ad alternare il riso con il pianto, hai ottenuto la conquista più importante in assoluto”.
Elliott Erwitt, il cui vero nome è Elio Romano Erwitz, nasce a Parigi nel 1928 da genitori ebrei russi. Dopo un’infanzia nomade trascorsa tra Parigi, Roma e Milano, nel 1939 segue la famiglia, costretta ad emigrare a causa delle Leggi Razziali negli Stati Uniti. Dal 1942 al 1944 studia fotografia al Los Angeles City College, poi, dopo essersi trasferito a New York nel 1946, segue dal 1948 al 1950 un corso di storia del cinema alla New School for Social Research, barattando il costo delle lezioni con il proprio lavoro di custode nella stessa scuola. Agli inizi degli anni ’50 serve l’Esercito degli Stati Uniti in Europa, soprattutto in Francia e in Germania, come assistente fotografo. Ed è dal 1953 che comincia a lavorare regolarmente, come fotografo freelance, con prestigiose testate come “Look”, “Life”, “Collier’s”, “Saturday Evening Post” e “Holiday”. Nello stesso anno, entra, su invito di Robert Capa, alla prestigiosa Magnum Photos come fotografo associato e un anno dopo, nel 1954, ne diviene membro effettivo, cosa che gli permetterà di intraprenderne progetti fotografici in tutto il modo. Dal 1970 affianca all’attività fotografica a quella cinematografica e di autore e regista anche per la televisione: dedica gran parte di tempo ed energie alla realizzazione sia di filmati commerciali e documentari, che di lungometraggi e film a soggetto. Il suo “Red White and Blue Grass” (1973) è premiato dall’American Film Institute. Viene inoltre accreditato come come operatore addetto alla camera per “Gimme Shelter”, film documentario sui Rolling Stones (1970), fotografo di scena per “No direction home: Bob Dylan”, diretto da Martin Scorsese (2005), fotografo aggiunto per “Get Yer Ya -Ya’s out” dei Rolling Stones. Una collezione di films di Erwitt è stata proiettata nell’evento speciale intitolato “An Evening with Elliott Erwitt” al DocNYC Festival nel 2011.
Erwitt continua a svolgere un’ intensa e varia vita professionale, che tocca gli aspetti più disparati della fotografia. Mentre lavora per i giornali e per i clienti industriali e pubblicitari – va ricordato che firma anche il Calendario Lavazza 2000 e 2012 – si dedica alla creazione di libri fotografici (a partire da “Son of Bitch” del 1974 oltre 20 pubbblicazioni) e mostre in giro per il mondo.
Il singolare percorso della mostra “Kolor”, a cura di Biba Giacchetti – già curatrice di “Icons and Women” di Steve McCurry, ospitata al San Domenico nell’autunno/inverno 2015/2016 – si concluderà con una sezione multimediale: due filmati, a documentare la lunga carriera di Erwitt come autore e regista televisivo, ed una video collezione dei suoi più celebri scatti in bianco e nero.
Promossa dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì e da Civitas in collaborazione con il Comune di Forlì e con La Settimana del Buon Vivere, nel cui ambito si terrà la vernice, la mostra è organizzata da Civita Mostre in collaborazione con SudEst57.

Chiara Macherozzi