Ospedale morgagni pierantoni

È nato da un gruppo di pazienti in ospedale e finira’ sui palchi… il primo progetto italiano di percorso e spettacolo teatrale sul tema dell’obesità.
L’idea è diventata realtà grazie all’Associazione Sartoria teatrale, i pazienti, alcuni medici e professionisti dell’unità operativa di chirurgia endocrina dell’ospedale di Forlì, diretta da Alberto Zaccaroni, e di Geriatria, diretta da Giuseppe Benati, in collaborazione con il Comune di Forlì, il patrocinio del Comune di Forlimpopoli, dell’Ausl Romagna e del Gruppo Ausl Romagna Cultura, Casa Artusi e il contributo del gruppo Consorti Rotary Club di Forlì.
Si tratta di un lavoro teatrale che affronta il tema dell’obesità assieme ai pazienti – spiegano i promotori – con in scena obesi attualmente in cura ed ex obesi che hanno superato la condizione di malattia attraverso interventi all’interno dei reparti dell’Ospedale Morgagni-Pierantoni di Forlì. Riteniamo che il linguaggio teatrale possa aiutare i pazienti ad affrontare positivamente il percorso di guarigione e nel contempo offrire l’occasione ad un pubblico più ampio per superare i pregiudizi, gli stereotipi nei confronti di ammalati che non vengono considerati vittime di una malattia. Per infrangere lo stigma sociale di cui chi è affetto da obesità dolorosamente soffre. Un’occasione per far riflettere sul rapporto con il cibo, sulla corretta alimentazione, sulla necessaria prevenzione. Anche, perché no, sul bisogno di equilibrio e di bellezza di cui le nostre vite hanno bisogno. Per volersi bene e, quindi, stare bene in salute, con sé stessi e con gli altri“.

Oltre allo spettacolo teatrale (che esordirà al teatro Diego Fabbri di Forlì la sera del 28 aprile, con repliche mattutine per le scuole il 29 aprile e che verrà in seguito presentato in altri teatri) e il laboratorio di costruzione dello stesso con i pazienti, il progetto prevede una serie di interventi nelle scuole di presentazione della tematica per la prevenzione, con un “format” agile ed efficace. Ogni intervento è strutturato con una breve introduzione musicale e teatrale,con brani di letteratura sull’argomento, la testimonianza di un ex obeso, la spiegazione della problematica e dei percorsi di guarigione nonché di prevenzione da parte dei chirurghi , psicologhe e nutrizionisti del gruppo di progetto . Sono previste inoltre prove aperte e mini-spot teatrali per accompagnare presentazioni e video nelle scuole superiori. Nel prosieguo del progetto, si prevede la costruzione di laboratori teatrali sul tema dell’obesità e dell’equilibrio nelle scuole primarie e secondarie.

Gruppo di progetto e coordinamento:
Chirurghi (Alberto Zaccaroni, Dario Bettini, Caterina Marfisi)
– Nutrizionisti (Giuseppe Benati, Domenico Coppola, Valentina Soverini)
– Dietiste (Melissa Righi, Roberta Gasparoni)
– Psichiatra (Lucia Bacchiani)
– Psicologa (Maria Grazia La Pietra)
Paolo Frapoli- Imprenditore e cantante lirico
Stefania Polidori – Insegnante e giornalista
Fabrizio Sirotti –Musicista e regista teatrale
Denio Derni – Insegnante e regista teatrale
Sceneggiatura e regia: Denio Derni e Fabrizio Sirotti
Assistente alla regia: Stefania Polidori
Scenografia: Enrico Zambianchi.

L’obesità – spiega Denio Derni, presidente di Sartoria teatrale – è come l’anoressia, è prigionia. È spesso accompagnata o nasce addirittura da una depressione o al contrario da una sopravvalutazione di se stessi . Sentimento di onnipotenza o impotenza. Sia l’una che l’altra conducono a non riconoscere più la realtà. Di se stessi e del mondo. Il cibo, elemento di piacere e di gioia che si trasforma in diabolico strumento di asservimento del corpo e della mente. Una droga come tante da cui è difficile liberarsi da soli. Stigma sociale. L’obeso è rifiutato e colpevolizzato. Isolato, lasciato solo. Nell’adolescenza, spesso è vittima predestinata del bullismo, condotto alla disperazione, all’auto colpevolizzazione. Ma il cibo è un piacere, fisico e culturale. Che ci fa stare bene. L’Organizzazione Mondiale della sanità ha aggiornato la definizione di salute: non è solo l’assenza di malattie ma benessere generalizzato, è stare bene con se stessi, nei rapporti con gli altri , nel mondo. E per questo benessere generalizzato non si può escludere il gusto di una cena deliziosa. Ma tutti i piaceri hanno un lato oscuro, quando si attraversa il confine che conduce all’ossessione. Un’alimentazione scorretta e incontrollata è una minaccia. E oggi, dall’Europa agli Stati Uniti l’abbondanza e la diffusione di cibi definiti giustamente: spazzatura” si portano appresso una serie di patologie collegate, dal cancro al diabete. Dall’altra parte si assiste ad un assedio ansiogeno che colpevolizza il cibo, con diete commerciali che puntano a tagliare i chili alla svelta,senza tenere conto della salute e dell’individuo nella sua interezza. Il pensiero e il piacere del cibo sono connaturati all’uomo. Le vivande sono cose buone da pensare, oltre che da consumare. Sono segni di aggregazione, di creatività, di amore.”
Negli stadi più avanzati farcela da soli diventa impossibile – concludono gli organizzatori -. Ed ecco che indispensabile diventano la scienza e l’essere solidali. La chirurgia bariatrica, accompagnata dall’assistenza psicologica possono portare il paziente alla guarigione. Accanto alla solidarietà sociale, al rifiuto dell’emarginazione e della ghettizzazione. Il messaggio dello spettacolo teatrale vuole essere appunto modificare il pregiudizio sulla condizione dell’obeso, lo stigma sociale che non fa altro che alimentare il problema; giungere alla consapevolezza della necessità della prevenzione, della ricerca dell’equilibrio e del benessere. Non è rivolto solo a chi soffre del problema dell’obesità. E’ rivolto a tutti, perché tutti siamo in qualche modo prigionieri delle nostre ossessioni, delle nostre ansie, delle nostre consolazioni. Tutti abbiamo bisogno di uscire da una qualche prigione.E lo possiamo fare solo attraverso la consapevolezza e il riconoscimento della bellezza. Fino a diventarne golosi. Golosi della vita. Golosi del proprio bene“.