mensa scolastica

«Di solito la differenza tra un’opera d’arte – scrive in una lettera al sindaco la consigliera Tatiana Gentilini – ed una ciofeca è nei dettagli. Nella splendida Forlì i servizi sono un fiore all’occhiello riconosciuto, ma capita che qualche particolare possa rendere quest’opera indecente. Come sai sono madre di due bimbi ed una frequenta la scuola elementare Bersani. Mia figlia lunedì scorso al rientro dalla scuola mi diceva: “Mamma oggi un bambino non ha mangiato“. Alla richiesta di sapere se stava male o se il cibo non piaceva, lei mi spiegava: “Non aveva le posate ed era intimorito nel dirlo al maestro, così non ha preso il primo ma poi il maestro se ne è accorto e (altro bimbo) gli ha prestato il suo cucchiaio per mangiare la carne“. Incredula ho cercato di capire di più… In effetti, la scuola Bersani non ha posate nel caso in cui un bambino le dimentichi a casa. Ho chiamato la responsabile del servizio mensa e, al telefono, mi riferiva che il Comune non può fornire posate nel caso in cui i bimbi le dimenticano perché, altrimenti, tutti potrebbero lasciale a casa ed il costo per la scuola sarebbe eccessivo ma, aggiungeva, era una “questione di insegnamento”, se i bimbi dimenticano le posate, come capitato a suo figlio (responsabile del servizio), mangiano con le mani, così poi non le dimenticano più. Una risposta imbarazzante, da non credere, quando poi nella “Carta dei Servizi di ristorazione scolastica, punto 2.1 –la distribuzione–“, (sito comune) dice: “…l’utilizzo di posate tradizionali, piatti e bicchieri a perdere, nelle scuole primarie e secondarie di primo grado.” La stessa funzionaria spiegava che le posate usa e getta si possono rompere e, quindi, pericolose, mentre per quelle in metallo non hanno la possibilità di lavarle… e mi chiedo, se oltre alle posate un bambino di 6 anni non ha con se il bicchiere ed ha sete, come beve? Con le mani o quando torna a casa?
Noi genitori paghiamo ogni pasto 5,90 € e ci aspettiamo che i bambini, anche in casi eccezionali siano messi nelle condizioni di consumare il pasto senza traumi. Neanche se fossimo su “scherzi a parte” potrei capire questo “sistema di insegnamento”.
Mi auguro che questo dettaglio nell’opera d’arte dei servizi sia unico e riparabile, auspicando in una libera e non condivisa interpretazione delle regole e del sistema di insegnamento di quel funzionario, proprio per renderci ancora orgogliosi di quel fiore all’occhiello».

Tatiana Gentilini consigliere comunale lista “Noi con Drei”