Salsamenteria Tomba

Dopo l’excursus storico e le riflessioni e la petizione, ricevo e pubblico la lettera a cuore aperto di un caro amico che, come ognuno di noi, ha deciso di offrire il suo ricordo della Salsamenteria Tomba.

“Ciao a tutti, il mio nome è ‘Nessuno’. Sono un giovane, sono un figlio della bella, calorosa e ospitale Forlì. Solitamente non mi lamento mai, tendo ad osservare, farmi un’idea e confutare. Ma questa volta proprio a tacere non ci riesco. Qualche giorno fa mi è capitato di recepire, quasi di riflesso, un sussurro colmo di tristezza. Preoccupato della novità ho deciso di verificare le mie fonti, il sussulto era vero. Anche i giornali lo dicevano: ‘la Salsamenteria Tomba ha abbassato la serranda’.

Si pensava fossero soltanto vacanze Natalizie, magari qualche giorno in più di riposo per il buon uomo che la sua bottega tanto curava. Non era così. Il buon uomo, giustamente, ha deciso di abbandonare. Ogni sua motivazione è più che valida, ne sono certo. Perché le primavere si susseguono e il tempo scorre, come sotto ad un ghiacciaio: invisibile agli occhi. Mi sentivo giovane, forse non lo son più. Cadenzo il passare del tempo ormai con i cambiamenti nel mondo che mi circonda, le abitudini diventano consuetudini poi si trasformano in tradizioni, qualcuno dice troppo fuori dal tempo.

Io però mi ricordo, e sia chiaro lo farò per sempre, il profumino. Era mattina presto, quando da bambino percorrevo corso Diaz, erano le prime volte che i miei genitori dicevano fossi talmente maturo da percorrere da solo mezzo chilometro, probabilmente meno, per andare a Scuola. Al tempo frequentavo l’Istituto Diego Fabbri, ormai ero grande, ben in 5^a elementare. Così grande che mio papà mi aveva regalato il suo ultimo telefonino, talmente moderno da avere l’antennina che si allungava, di modo che appena arrivavo a Scuola potevo scrivere un SMS e loro erano tranquilli.

Ecco come al solito, ho divagato! Mi sono perso tra i miei ricordi, scusate. Stavo dicendo…quel profumino! Le prime volte non sapevo cosa fosse, da dove venisse. Chi si mette mai a cucinare il Sabato mattina alle 8? Poi volta per volta ho cominciato a capire. Più mi avvicinavo a quella strana bottega, più il profumino si faceva intenso. L’insegna recitava ‘Salsamenteria’. Ci ho messo anni per parafrasarla. Ma quello che mi interessava ce lo avevo ben chiaro in mente, di sicuro qualcosa di succulento bolliva in pentola e io lo dovevo assaggiare.

Decisi perciò di chiedere ausilio a mamma e papà. Cosa si nascondesse dietro quelle mura mi tormentava, eppure il profumino era familiare. Mi ricordava qualcosa, qualcosa di cui andavo matto. Non avevo sbagliato di molto, era infatti la bottega preferita del mio caro nonno. Ne ero sicuro, da qualche parte l’avevo già sentito. Era il prosciutto crudo stagionato. Ma non era semplice prosciutto. Il buon uomo dai capelli bianchi, era lui il mago del prosciutto, si diceva fosse l’unico rimasto che ancora ne tagliava a mano. Come si dice? Al coltello!!

La Salsamenteria Tomba era famosa, era ricercata, era ormai una tradizione. Qualcuno dice troppo fuori dal tempo. Ma il prosciutto non era l’unica specialità, pure ciccioli erano rinomati, e con loro tutti gli insaccati! Io ora non ci posso credere e non ci voglio credere. Io voglio sperare che qualcuno, anche se io sono Nessuno, legga la mia lettera. Magari perché no si appassioni alla mia storia, si riveda anche nella mia storia, si commuova forse. Magari qualcuno che le persone amano e rispettano, perché Tomba non può chiudere. Così senza avvisare. Senza un ultima fetta di prosciutto, tagliato grosso come piaceva a me. Senza aver sentito almeno una volta ancora quel profumino che mi accompagnava a Scuola, come solo una mamma sa fare”.