La riforma dei Giochi passa dall’Emilia Romagna

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La riforma del gambling passa dall’Emilia Romagna. L’Italia sembra essersi stancata di assistere alla crescita del fenomeno ludopatia, e sta correndo ai ripari. Non a livello statale, dove le priorità adesso sono altre. Sono comuni, province e regioni a guidare l’assalto al sistema che ha un volume di gioco da 88 miliardi di euro l’anno.

Il primato assoluto nel campo dell’azzardo spetta alle slot machine, come confermano i dati raccolti da Freeslotmachine. Le circa 400.000 macchinette distribuite su più di 80.000 comuni portano una raccolta dal 26 miliardi, con un incasso per l’Erario di 3,3 miliardi di euro all’anno. Un dominio esteso anche all’online, dove rappresentano il 60% delle quote dei casinò game. Difficile immaginare un’inversione di tendenza: il trend parla di un ulteriore incremento di introiti, per un mercato che fa registrare percentuali positive oscillanti tra il 20 e il 30% ogni anno.

In questo contesto si inserisce l’impegno dell’Emilia Romagna per la diminuzione delle slot machine e il contrasto alla ludopatia. Un impegno rafforzato dalla delibera del consiglio dei ministri, che non impugnerà la legge della regione. L’intenzione è coordinare le leggi locali per fornire un testo unico in grado di garantire uniformità agli esercenti che rinunceranno alle slot machine. Intanto comunque il loro numero verrà ridotto, anche solo applicando il famoso distanziometro: nessun apparecchio potrà essere installato a meno di 500 metri da un luogo sensibile. Il gioco si allontana da scuole e ospedali, di fatto rinunciando a fasce d’età redditizie. L’Emilia Romagna ha inoltre intenzione di impegnarsi per promuovere iniziative contro il gioco d’azzardo, curando i vecchi casi di ludopatia e prevenendone i futuri. Tutto monitorando la quantità di giocate, informando la popolazione e istituendo un fondo per le vittime, da spendere anche in supporto psicologico. Le misure hanno trovato consolidamento nelle sentenze del Tar regionale, che ha confermato la legittimità del divieto a sale giochi con norme urbanistiche. Con il testo unico i problemi giudiziari dovrebbero terminare, ma intanto la questione può diventare finanziaria.

Combattere il gioco d’azzardo significa infatti spendere denaro pubblico e rinunciare a introiti non indifferenti. Con la legge di stabilità 2017 pensata dal governo Renzi, l’Emilia Romagna perderebbe circa 1,3 miliardi di euro dal settore gambling. Non è scontato che il nuovo premier Gentiloni porti avanti l’iniziativa, ma in realtà nulla lascia presagire il contrario. Certo i tempi tecnici saranno più lunghi, ma il risultato dovrebbe essere lo stesso. Con una previsione così drastica è normale che ci si interroghi su quanto valga la pena portare in fondo il movimento no slot. In questo senso potrebbe essere interpretata la decisione di non approvare la richiesta avanzata dal Movimento 5 Stelle di fermare la pubblicità al gioco d’azzardo. Il consigliere Poli ha spiegato che si cercano progetti più specifici, ma l’impressione è un’altra. Il timore di bruciare ulteriori fondi può rallentare la caccia alle streghe promossa dai cittadini e dai politici più intransigenti nella riforma. Comunque la situazione dell’Emilia Romagna rimane più avanzate che in molte altre zone. La regione può anzi costituire un modello di riferimento per le altre zone d’Italia, che stanno lottando con fatica nella stessa direzione. Quando lo Stato interverrà con una legge precisa, le regioni non dovranno più preoccuparsi. Importante però che il segnale arrivi proprio dai poteri locali.