“Come si costruisce un percorso di narrazione” con Viroli e Zelli

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Mercoledì 21 dicembre, alle ore 16,30, nella Biblioteca Comunale Aurelio Saffi di corso della Repubblica 78 a Forlì, Marco Viroli e Gabriele Zelli racconteranno quattro itinerari che caratterizzano storicamente la nostra città: “I percorsi sulle tracce di Dante, Caterina Sforza, Ebe e Angelo Masini“. Presenterà l’incontro Renata Penni, direttrice della Biblioteca Comunale. Ingresso libero.

Inizierà Marco Viroli esponendo l’itinerario dantesco elaborato insieme a Sergio Spada e Gabriele Zelli. Troppo spesso accade che chi prende in considerazione la vita di Dante tenda a sottovalutare il rapporto strettissimo che l’Alighieri ebbe con Forlì, una delle prime città in cui trovò rifugio e accoglienza dopo la cacciata da Firenze. Fu qui, infatti, che, nel 1302, il Sommo Poeta fu ospite della famiglia Ordelaffi. Da qui, insieme a Scarpetta, capo del partito ghibellino e signore di Forlì, organizzò un tentativo di rientro a Firenze, impresa che non ebbe però esito felice poiché il podestà fiorentino, Fulcieri da Calboli, anch’egli forlivese e nemico degli Ordelaffi, riuscì ad avere la meglio nella battaglia per occupare il castello di Pulicciano. La successiva sconfitta dei guelfi bianchi e dei ghibellini sancì definitivamente l’impossibilità per Dante di fare ritorno in patria. Fu così che, con ogni probabilità, il “Ghibellin fuggiasco” iniziò proprio a Forlì a comporre I primi versi di quello che è divenuto uno dei più grandi poemi della storia dell’intera letteratura mondiale. Forlì si impone perciò di diritto all’attenzione generale per essere considerata città dantesca a tutti gli effetti. Le tante indicazioni e riferimenti presenti nella Divina Commedia consentono di proporre un itinerario dantesco all’interno del centro cittadino molto importante, sia per valenza storica sia per rimandi letterari.

Lo stesso Marco Viroli presenterà l’itinerario sulla tracce di Caterina Sforza che, partendo dal Palazzo Comunale dove, in quella che oggi viene chiamata la Sala delle Ninfe (o delle Muse), fu ucciso il suo primo marito Girolamo Riario, farà tappa nell’area che per molto tempo fu definita “Guasto degli Orsi”, sita tra l’attuale corso Garibaldi e via Giorgina Saffi. Qui sorgevano le residenze dei componenti della famiglia Orsi, protagonisti della congiura contro Riario, sui quali si abbatté la terribile vendetta messa in atto dalla Signora di Forlì. Verrà ripercorsa in questo modo, seppure in forma virtuale e sintetica, attraverso gli altri luoghi che a Forlì la videro protagonista, la vita di Caterina Sforza, una delle donne più importanti del Rinascimento. Figlia illegittima di Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano, e dell’amante Lucrezia Landriani, coraggiosa, dal temperamento indomito, a soli undici anni fu data in sposa al conte Girolamo Riario, signore di Imola. Appena quattordicenne si trasferì a Roma, dove varie vicissitudini politiche e sociali la misero a dura prova, ma allo stesso tempo ne esaltarono il forte temperamento, la saggezza e il coraggio. Tra i luoghi della città legati a Caterina va ricordato il ponte dei Morattini, in minima parte ancora visibile in piazza Melozzo coperto fa una lastra di vetro, all’uscita del quale, in un agguato, venne ucciso Giacomo Feo, suo secondo marito. Si parlerà anche del Monastero di Santa Maria della Ripa che, nel 1484, fu occupato dalle prime sedici suore fatte venire da Ferrara per interessamento di Girolamo Riario, che ne era diventato il benefattore; successivamente, nel 1492, Caterina Sforza chiese a papa Alessandro VI i benefici delle indulgenze a favore del monastero, con la possibilità di ampliarlo e completarlo, rendendolo uno dei principali luoghi sacri della città. Il suo prestigio fu suggellato il 14 marzo 1505 quando alla badessa fu consegnata, per perpetua conservazione, la bolla di papa Giulio II che sanciva la definitiva appartenenza di Forlì allo Stato della Chiesa. Ovviamente nella narrazione non mancherà di essere raccontata la storia della Rocca di Ravaldino, che Caterina difese strenuamente fino alla fine dagli assalti del numerosissimo e molto ben armato esercito di Cesare Borgia, detto il Valentino, figlio di papa Alessandro VI.

Gabriele Zelli traccerà poi un primo itinerario alla scoperta dei luoghi di Ebe, l’opera di Antonio Canova, a partire dal 1816 quando la contessa Veronica Zauli Naldi Guarini la commissionò al celebre scultore per decorare il palazzo di famiglia. Fin dalla sua nascita l’Ebe ha avuto una storia avventurosa. Prima fu a Firenze, poi a Forlì dove rimase a lungo nel Palazzo Torelli Guarini e successivamente nel Palazzo Orsi Guarini Matteucci, entrambi in corso Garibaldi. Nel 1887 la statua fu venduta dagli eredi della contessa al Comune di Forlì che l’acquistò dopo un’infuocata seduta del Consiglio Comunale. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu nascosta in un capannone agricolo a Borgo Sisa, presso Villa Beltramelli, poi fu ricollocata nella Pinacoteca Comunale, prima nel Palazzo della Missione, l’attuale sede della Provincia e, a seguire, nel Palazzo del Merenda. Dal 2009 Ebe è custodita ai Musei San Domenico, nella sala circolare appositamente progettata per assomigliare a quella ellissoidale di Palazzo Orsi Guarini Matteucci (ora Foschi) all’interno della quale trovò alloggio per un certo periodo. Nel percorso narrativo sarà inclusa la chiesa della Santissima Trinità di piazza Melozzo che al suo interno conserva il monumento funebre di Domenico Manzoni scolpito dallo stesso Antonio Canova.

Il secondo itinerario che Gabriele Zelli proporrà farà riferimento alla vita del tenore Angelo Masini, a partire dalle sue umili origini sociali. Masini nacque, infatti, da una modesta famiglia del popolare quartiere di Schiavonia. Nonostante ciò, grazie al suo innato talento, riuscì ad arrivare ad avere uno straordinario successo in tutto il mondo come cantante lirico, tanto da divenire uno degli artisti prediletti da Giuseppe Verdi ed essere soprannominato “Tenore Angelico”. Il percorso narrativo si snoderà attraverso la nostra città con alcune tappe d’obbligo: Palazzo Sangiorgi, oggi sede dell’Istituto Musicale che porta il nome del tenore forlivese poiché fu istituito nel 1926 in base a un consistente lascito testamentario dello stesso Masini; Palazzo Gaddi, sede del Museo Romagnolo del Teatro dove in una sala sono conservati cimeli appartenuti a Masini; piazzetta della Misura dove sorgeva il Teatro Comunale in cui Masini ottenne uno straordinario successo; corso della Repubblica dove si trova il palazzo nel quale il tenore visse fino alla fine dei suoi giorni.