Il cemento si è fermato

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L’unica area della costa romagnola che non ha subito l’inevitabile processo di cementificazione è il Parco Regionale del Delta del Po. Su un centinaio di chilometri di costa romagnola solamente una decina di essi non sono stati urbanizzati e anche se in quell’area pinetata è ancora presente un reticolo di strade asfaltate, segni del tentativo di lottizzazione, dal punto di vista storico, è a Lido di Classe che il cemento si è fermato. L’edificazione a ridosso del mare, sia a nord che a sud dell’asse costituito da viale dei Lombardi e via Bering, era prevista e come in altre parti della costa sembrava inevitabile. Fu l’opposizione popolare negli anni sessanta, quella di Federnatura ed un esposto denuncia dell’allora combattivo Wwf di Ravenna ad impedire che l’edificazione costiera continuasse con la realizzazione di Porto Gaio, su area che diventò privata a seguito di permute ed alienazioni. Da documenti inediti eccovi però svelate le preoccupazioni della società immobiliare che all’epoca avrebbe voluto urbanizzare quell’area pinetata. Lettere che confermano la disponibilità dell’allora sindaco di Ravenna, dal 1969 al 1980, Aristide Canosani ad urbanizzare quell’area naturale. Nella relazione al consiglio d’amministrazione della società immobiliare del 21 febbraio 1974, il direttore P. Antolini racconta dei “ritardi nell’approvazione della Variante Specifica in quanto le previsioni contenute in essa riguardavano materia sottoposta a disciplina legislativa statale e quindi sottratta alla competenza del comune”. Infatti nella lettera Antolini racconta che il sindaco incontrò perfino il Ministro De Mita, allo scopo di accelerare il decreto sulla variante perché di competenza dello Stato. La posizione dell’amministrazione comunale ravennate e quella del sindaco era per questo apprezzata dai vertici della Società: “In generale l’amministrazione comunale dimostra molto ottimismo ed il sindaco l’ha dimostrato inviandomi l’allegata lettera. Si tratta di un documento molto importante che dimostra l’effettiva volontà del comune di Ravenna di concretizzare l’operatività della nostra Società, facendone uno dei motivi qualificanti di tutta l’Amministrazione. Nella lettera sono però menzionati anche uffici e dipendenti pubblici “ostacolanti” il processo per ottenere il permesso di edificare in quell’area: “L’ufficio geologico del comune, si dimostra molto attivo e rappresenta davvero un grave ostacolo nel conseguimento delle licenze. È di recente istituzione ed è retto da un giovane ferrarese, il dott. Bertoni, che istruisce le pratiche a lui sottoposte con una diligenza, a detta anche dei suoi superiori, eccessiva”. A preoccupare Antolini oltre le persone, anche le leggi: “Non dimentichiamo i mezzi legislativi che esistono a disposizione delle Amministrazioni comunali e regionali che potrebbero porre in pericolo tutta l’iniziativa”. Interessante leggere anche come pensarono di “correggere questa situazione” ma lo è sicuramente ancor più leggere il paragrafo della lettera inerente “l’Atteggiamento Politico dell’Amministrazione” che qui però non voglio svelarvi. Nella relazione al consiglio d’amministrazione dell’anno seguente, quella del 29 ottobre 1975, in merito alla sospensione dei lavori appaltati alla Cmc per lo scavo della cava e la costruzione dell’argine con un impiego notevole di macchinari, il direttore Antolini si lamenta che: “Purtroppo questi lavori sono stati sospesi il 1° agosto con relativo sequestro delle opere iniziate per un provvedimento del Pretore Andreucci di Ravenna su denuncia del WWF e Federnatura”. In questa lettera è presente anche un passaggio singolare che mostra quanto la Società ritenga necessaria una risposta all’Autorità e all’opinione pubblica a loro favorevoli, trasformandosi così da soggetto privato a soggetto politico che deve rispondere alla “sua parte”: “Il provvedimento della Magistratura ha dato luogo ad una campagna di stampa murale e giornalistica contro le iniziative della Società, appellandosi all’opinione pubblica con un crescendo preoccupante, recepita anche da partiti politici come Pri e Pli. A parere di questa Direzione il Consiglio dovrà dare direttive sulle eventuali azioni da svolgere a tutela del buon nome della Società e delle sue iniziative anche per rispondere a quella parte di autorità ed opinione pubblica a noi favorevoli”. Nel finale della lettera vengono raccontati poi i problemi economici della Società e la paura di perdere credibilità con l’amministrazione comunale nonchè l’uscita dal progetto urbanizzativo dell’Ortazzo. Già all’epoca poi, venivano fatte interessanti e sempre attuali considerazioni sulle difficoltà dell’edilizia urbana e delle seconde case al punto di dover ripensare “un turismo diverso da quello tradizionale”. Era il 1975.
Uno spaccato dell’eterno scontro tra legittimi interessi pubblici e privati, tra politica ed imprenditoria, tra bene comune e privato. Ma se oggi possiamo frequentare gratuitamente le spiagge incontaminate di quell’area naturale protetta, se possiamo pedalare e passeggiare per decine e decine di chilometri immersi in una pineta, ricordiamolo, di origine romana, se possiamo godere di un patrimonio di flora e fauna unico sulla costa, lo dobbiamo al fatto che quarant’anni fa, il cemento si fermò a Lido di Classe.