Fantasmi

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Passeggiano avanti ed indietro lungo i corridoi degli edifici abbandonati e fatiscenti come fantasmi. Edifici che testimoniano una, per molti versi, tristissima epoca in cui lo Stato però si preoccupava dei suoi cittadini fin dall’infanzia. Nella lugubre penombra di quei corridoi, camminano come zombie soffermandosi di tanto in tanto di fronte ad una finestra rotta a guardare il mondo perduto. Lo sguardo è rassegnato ed incredulo come quello di chi non capisce come sia potuto accadere. La dignità umana che ancora conservano e l’imbarazzo per essere caduti nel baratro dell’indigenza, impone loro di negare l’evidenza: “sto solo facendo un giro”. Cinquantenni, sbarbati, normalmente vestiti e di buona cultura, non disdegnano qualche chiacchiera con il prossimo come fossimo in coda alla Posta o nei corridoi di una scuola in attesa delle udienze con gli insegnanti. Siamo invece in un tugurio. Difficile per l’uomo comune immaginare come sia possibile vivere in un edificio sventrato dal tempo e dalle intemperie, senza luce, acqua né riscaldamento. Fino a qualche anno fa, gli ospiti degli edifici abbandonati presenti sulla costa romagnola erano quasi tutti stranieri, anche comunitari, quasi tutti legati alla stagionalità del lavoro in Riviera; chi come ambulante abusivo, chi come avventizio agricolo o lava pentole o chi dedito ad attività illegali. Oggi, e non è certo una scoperta, la crisi economia ha consegnato al mondo della disperazione anche cittadini italiani (tre romagnoli e un toscano), che fino a qualche anno fa nessuno avrebbe immaginato potessero diventare anch’essi dei fantasmi.