Marano the winner

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La stagione turistico balneare è giunta ormai al termine e con ogni probabilità i controlli microbiologici delle acque di balneazione a tutela della salute dei bagnanti effettuati il 5 settembre scorso, saranno probabilmente gli ultimi a stagione balneare attiva, ragion per cui possiamo fin da ora fare le prime valutazioni generali sulle criticità ambientali rilevate sulla costa romagnola a cominciare dal triste primato riccionese. Anche quest’anno infatti su un totale di oltre 1000 analisi effettuate da Arpa, il torrente Marano, il 13 giugno ha nuovamente regalato a Riccione il primato regionale di sforamento dei limiti di legge dell’intera costa e quindi di tutti i 93 specchi d’acqua balneabili: ben 65 volte oltre i limiti di legge per gli enterococchi intestinali e 26 per gli eschierica coli. Non è la prima volta che il torrente Marano ed i suoi scarichi fognari costringono le autorità politico amministrative ad intervenire. Secondo classificato e nello stesso giorno foce Marecchia sud con anch’egli 65 volte oltre i limiti di legge per gli enterococchi intestinali ma “solo” 13 per gli eschierica coli. Ma se per lo specchio d’acqua balneabile denominato Marano nord l’anno scorso si trovò una “scappatoia” per azzerare il declassamento arrivato a qualità “scarsa”, nella lettera indirizzata al Ministero dai funzionari della regione dove richiedevano lo stand by per 4 anni, veniva anticipata chiaramente la consapevolezza che però dopo l’estate 2015 il problema sarebbe stato difficilmente risolvibile: “A parte il danno d’immagine il vero problema si porrebbe al termine della stagione di quest’anno quando non saremmo in grado di ottemperare a quanto previsto al comma 3 articolo 8”. Si perché comune e regione, proprio nell’inviare i documenti per tale richiesta, documentavano di essere a conoscenza delle cause d’inquinamento (Sforatore riccionese ma anche scarichi extra territoriali) ma incentrando le cause su una rottura fognaria poi risolta. Ottenuti così 4 anni di balneazione senza classificazione nonostante poi dalle analisti della stagione balneare seguente e da quella attuale 2016, i risultati mostrino che i problemi ambientali del torrente Marano non sono in realtà mai stati risolti. Gli sforatori fognari vengono certamente monitorati con l’adozione di misure di gestione preventive, cioè le chiusure della balneazione automatiche quando a causa della pioggia i bypass fognari vengono aperti nel fiume, ma l’inquinamento microbiologico è e rimane inarrestabile.
Per riguarda invece lo specchio d’acqua balneabile da triste primato denominato Marano Sud, che proprio l’anno scorso ha subito il declassamento della qualità dell’acqua da buona a sufficiente, è logico pensare che con risultati fuori norma così gravi e molteplici, la classificazione (l’allegato 2 del D.Lgs. 116/2008 riporta l’algoritmo per il calcolo) della qualità delle acque per la stagione 2017 con ogni probabilità subirà un ulteriore declassamento a “scarsa” ma, a causa della legge citata sopra dai funzionari regionali, la soluzione per questo specchio d’acqua risulterà molto più difficile. Infatti il decreto legislativo 116/08 Art.8 comma 3 dice: “le regioni e le province autonome ad assicurare che, entro la fine della stagione balneare 2015, tutte le acque di balneazione siano almeno “sufficienti”. Un paletto non da poco perché dal 2015 in poi le acque potranno risultare ancora balneabili anche se classificate scarse, ma dovranno poi adottare una serie di misure precise ed inderogabili, due delle quali, vista la situazione di persistente criticità ambientale, sembrerebbero di difficilissima soluzione. La legge infatti dice: Qualora le acque siano temporaneamente definite “scarse”, le Regioni e le Province autonome, a decorrere dalla stagione balneare successiva, devono:
– Individuare le cause e le ragioni del mancato raggiungimento dello status qualitativo sufficiente.
– Applicare adeguate misure per impedire, ridurre o eliminare le cause di inquinamento.
Le cause sono state certamente individuare da tempo, e non sono certo riconducibili solo a quella passata e risolta rottura fognaria, ma bensì a cause strutturali (sforatori comunali e non) ed estraterritoriali (scarichi di San Marino). Fino ad oggi però non sono state adottate misure per impedire, ridurre o eliminare adeguatamente le cause di inquinamento: chi lo dice? I risultati delle analisi di Arpa di questi anni. Continuando ad analizzare i precetti che la legge impone alle località balneari le cui acque sono state declassate all’ultimo stadio ci sarebbe da rilevare che anche quelli più “facili” sembrano” difficili. La condizione di balneabilità scarsa impone anche una più capillare e precisa rete informativa sullo stato e sui pericoli nei confronti dei bagnanti e ciò non dovrebbe essere un problema se non fosse che, a Riccione, “il minimo sindacale” richiesto in caso di chiusura temporanea della balneazione in materia di avviso dei pericoli, risulta deficitario, ma il termine corretto sarebbe illegittimo. Anziché avvisare i bagnanti con i cartelli come impone la legge, si sceglie di issare una bandiera bianca-rossa e si affida ai bagnini il compito informativo. Se risulta difficile posizionare un avviso pubblico in battigia, come potrà il comune di Riccione adottare i capillari provvedimenti necessari ad ottemperare al precetto per le acque classificate scarse qui sotto riportato?
– Avvertire il pubblico mediante un segnale chiaro e semplice ed informarlo delle cause dell´inquinamento nonché dei provvedimenti adottati sulla base del profilo delle acque di balneazione.
L’amministrazione comunale riccionese sceglierà di affidare questo ulteriore compito ancora ai bagnini nonostante il palese conflitto d’interessi? E a proposito di controllori mi chiedo se la Capitaneria di Porto, che riceve obbligatoriamente una copia dell’ordinanza sindacale di chiusura della balneazione, leggendo la prassi adottata dal comune e descritta sopra, davvero non sa che la legge impone, di fronte ad un provvedimento dell’autorità sanitaria, l’avviso attraverso i cartelli posizionati in battigia proprio per essere certi della comprensione immediata e senza filtri di un provvedimento a tutela della salute pubblica per motivi igienico sanitari? Riguardo invece ai tempi a disposizione per intervenire sulla “balneabilità scarsa” la legge è chiara. È imposto infatti un limite temporale massimo entro il quale vanno risolti i problemi d’inquinamento:
– Se le acque di balneazione sono classificate di qualità “scarsa” per cinque anni consecutivi, è disposto un divieto permanente di balneazione che le regioni e le province autonome possono anche attuare prima della scadenza del termine dei cinque anni stessi nel caso ritengano che il raggiungimento di una qualità “sufficiente” non sia fattibile o comunque eccessivamente costoso.
La storia di questo torrente e le politiche ambientali e di tutela della salute pubblica adottate fino ad oggi dalle autorità politico amministrative sono risultate, dati Arpa alla mano, inadeguate ma certamente da “Shit winner”!

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