Quotidianamente raccolgo voci di prossimi arrivi a Dovadola di profughi e rifugiati prive di ogni fondamento. Considerato il gravissimo problema che i vari stati europei stanno affrontando, purtroppo senza una linea comune e senza un vero coordinamento da parte dell’Unione Europea, anche in Romagna molti enti stanno operando per trovare soluzioni dove ospitare le migliaia di persone che sbarcano con mezzi di fortuna sulle nostre coste. Un fenomeno iniziato oltre vent’anni fa, gestito in gran parte dalla criminalità organizzata, che negli ultimi anni si è accentuato a causa delle feroci guerre che si stanno combattendo in alcuni paesi africani e delle condizioni di miseria e povertà di intere popolazioni di altri paesi dello stesso continente. A meno che non si intenda dare alla Marina Militare il compito di affondare i barconi che si avvicinano all’Italia allo scopo di far affogare chi vi si trova sopra (a questo ci pensa già il mare, tanto che ormai è impossibile tenere la contabilità dei morti), soluzione che richiama alla mente concezioni naziste della vita degli altri, occorre pensare a decisioni per accogliere e ospitare coloro che sono in attesa di ottenere lo status di rifugiato e che nella maggioranza dei casi vuole successivamente raggiungere un altro paese europeo. L’Amministrazione comunale di Dovadola ha condiviso fin dall’inizio le ipotesi di lavoro che si è data l’Unione di Comuni della Romagna Forlivese che prevede l’accoglienza di piccoli gruppi in modo che chi viene ospitato possa essere seguito nel migliore dei modi anche coinvolgendo gli interessati in lavori socialmente utili. Diverso è il caso del Comune di Portico – San Benedetto che ha sottoscritto una convenzione direttamente con la Prefettura e ad oggi ospita una cinquantina di profughi. Ma questa impostazione, che al momento non ha portato nessuna presenza a Dovadola, la metterò in discussione alla prima occasione perché, in base a quello che sta avvenendo, ritengo che a livello nazionale ci sia una grave sottovalutazione strategica della questione migranti. Per me è ormai alle corde un sistema. È finito il tempo dei piccoli passi, degli accordi sulle quote, della cooperazione sociale e del volontariato chiamati a tamponare. Ora servirebbe piuttosto una struttura nazionale che coordini l’accoglienza. Penso a qualcosa come una Protezione civile umanitaria, capace di intervenire nelle situazioni di emergenza e di coordinare quanto fanno il volontariato e la cooperazione sociale, che non perderebbero il loro ruolo ma sarebbe ancor più incisivo Ripeto queste sono per ora solo mie ipotesi che però coincidono con le convinzioni di amministratori delle città che quotidianamente affrontano un’emergenza mai vissuta prima.
Il Comune di Dovadola ha fatto presente fin dall’inizio che non dispone di locali da destinare all’accoglienza. Quelli che possiede, prima di un eventuale utilizzo, dovrebbero essere ristrutturati o restaurati con interventi che presuppongono disponibilità finanziarie ingenti, che né ora né in futuro saranno disponibili nei bilanci della civica amministrazione. Per cui chi sostiene, ma non capisco in base a quali elementi, che verrà messo a disposizione l’edificio delle ex Scuole elementari di Viale Roma, o l’ex sede del Comune, o l’ex Casa del Portuale (tra l’altro di proprietà statale) mente sapendo di mentire. Recuperare gli stabili appena indicati a scopi abitativi presupporrebbe un investimento complessivo di circa 7 milioni di euro (14 miliardi delle vecchie e care lire), cifra che nessuno al momento ha a disposizione e che difficilmente sarà disponibile in futuro.
Resta la possibilità che privati cittadini dovadolesi, o cittadini che hanno proprietà in paese, mettano a disposizione appartamenti di loro esclusivo uso per ospitare piccoli gruppi di profughi. Se si verificasse questa ipotesi la Giunta comunale non ha il potere per impedirlo trattandosi di proprietà private delle quali dispongono i legittimi proprietari. Il Comune può esercitare un ruolo di controllo, com’è già avvenuto, chiedendo e verificando che i locali siano a norma e abbiamo i requisiti per essere abitati. C’è un’ulteriore possibilità e cioè che sia la Prefettura a individuare strutture adatte a questo scopo e le requisisca, come indicato dal Prefetto in una lettera inviata nei giorni scorsi a tutti i Comuni della Provincia di Forlì-Cesena, per esigenze di carattere ricettivo.
Tutto il resto sono chiacchiere becere, prive di sostanza, fatte per passare malamente il tempo al bar, che offendono tutti coloro che in questo campo operano con serietà.

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Ex sindaco di Dovadola, classe 1953, dal 1978 al 1985 dipendente del Comune di Dovadola. Come volontario in ambito culturale è stato dal 1979 al 1985 responsabile della programmazione del Cinema Saffi e dell'Arena Eliseo di Forlì e dal 1981 al 1985. Coordinatore del Centro Cinema e Fotografia del Comune di Forlì. Nel giugno 1985 eletto Consigliere comunale e nell'ottobre 1985 nominato Assessore comunale di Forlì con deleghe alla cultura e allo sport. Da quell'anno ha ricoperto per 24 anni consecutivi il ruolo di amministratore dello stesso Comune assolvendo per tre mandati le funzioni di Assessore e per due a quella di Presidente del Consiglio comunale. Dirigente e socio di associazioni culturali, sociali e sportive presenti in città e nel comprensorio. Promotore di iniziative a scopo benefico. E' impegnato a valorizzare il patrimonio culturale, storico e artistico di Forlì e della Romagna. A tale scopo dal 1995 ha organizzato una media di oltre 80 appuntamenti annuali, promuovendo anche interventi di recupero del patrimonio architettonico di alcuni edifici importanti o delle loro parti di pregio. Autore di saggi e volumi, collabora con settimanali, riviste locali e romagnole. Dirigente dal 1998 di Legacoop di Forlì-Cesena in qualità di Responsabile del Settore Servizi. Nel 1997 è stato insignito dell'onorificenza di Cavaliere Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana.