Jacopo Morrone e Andrea Crippa Lega Nord

Tutto conferma che i richiedenti asilo stanno diventando un peso per ogni amministrazione locale romagnola, da qualunque forza politica sia governata. E’ di giorni fa la lettera dei sindaci dell’Unione Valle Savio che parlano di una situazione esplosiva, sono di oggi le dichiarazioni del neosindaco di Bertinoro, Gabriele Fratto, e dell’assessore alle Politiche sociali, Gessica Allegni, che affermano di non avere posti disponibili per nuovi arrivi e si dicono ‘consapevoli’ dei problemi che genera la presenza di questi stranieri nell’hotel di Fratta Terme”. Lo afferma Jacopo Morrone, segretario nazionale della Lega Nord Romagna, che aggiunge: Se si fermassero a queste valutazioni pragmatiche non potremmo che condividere le dichiarazioni degli amministratori bertinoresi, purtroppo il seguito del loro intervento sulla stampa è una marmellata buonista, infarcita di luoghi comuni, utile a controbilanciare il loro rifiuto ad accogliere altri immigrati. Vorremmo capire, infatti, nel concreto cosa significhi legare l’accoglienza a progetti di reale integrazione sociale. Ci dovrebbero spiegare, infatti, come si possano integrare stranieri che non dovrebbero rimanere sul territorio una volta che non è stata concesso loro alcuno status di protezione. L’errore commesso da molti amministratori e politici è, infatti, quello di chiamare profugo chi profugo non è o non è ancora. In questo modo, si ingenera un equivoco, più o meno voluto, finalizzato a impattare emotivamente con l’immaginario della gente e quindi a legittimare, di fatto, l’invasione in atto. Questo infatti non è un fenomeno strutturale, al contrario di quanto affermano i due amministratori, ma, con questi numeri, è straordinario. Poi, non è legato, o non è sempre legato, a situazioni di povertà o di guerra. Rilasciare dichiarazioni di questo genere significa falsificare la realtà, visto che sono percentualmente pochi coloro che imboccano questa strada per motivazioni di sopravvivenza. Anzi, molti esperti ci dicono addirittura che questi giovani maschi in forze, lasciando i loro paesi, li impoveriscono di risorse umane attive, pregiudicandone il futuro. Dire queste verità e chiedere di bloccare le partenze, salvando delle vite e impedendo lo sfruttamento da parte dei nuovi schiavisti, non significa indifferenza o odio, ma lungimiranza, realismo e vera solidarietà. Al contrario, è davvero stantio il richiamo al solito solidarismo del Pd, che con le sue politiche irresponsabili ha portato la Romagna a una situazione gravissima e ora cerca, arrampicandosi sugli specchi, di rimediarla, senza riuscirci. Non possiamo che dire: noi l’avevamo detto. Ci avessero ascoltato”.