Élites in crisi ed esami di coscienza

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Stamattina, sul “Corriere della Sera”, Giuseppe De Rita scrive un bell’articolo sulla crisi delle élites in Italia (cioè su quelli che, a vario titolo, comandano), auspicando nelle ultime righe “un duro esame di coscienza” e “qualche mea culpa”. Francamente, mi pare un’ingenuità. Le élites in grado di confessare i propri errori e di emendarsi sono una specie assai rara e quasi estinta: in Italia, in ogni caso, una specie così non c’è mai stata. Al massimo, qualche individuo singolo. La regola è un’altra: poiché si comanda, bisogna costruire “narrazioni” tali da giustificare gli errori, da nasconderli, o renderli leggibili solo dopo molto tempo.

Questo spiega perché tanti eventi che, a distanza di 40 o 50 anni e sulla base di fonti da sempre pubbliche e disponibili, paiono chiari, all’epoca non lo fossero affatto: e non mi riferisco solo alla cosiddetta “pista anarchica” al tempo della strage di piazza Fontana o all’abbattimento del Dc-9 dell’Itavia. Solo da poco, ad esempio, disponiamo di studi seri sull’origine del nostro mostruoso debito pubblico. E ciò nonostante le tonnellate di inchiostro e di carta impiegate per raccontare la storia – del tutto trascurabile – di ridicole faide di corrente all’interno dei partiti della cosiddetta Prima Repubblica. Le élites, appunto.

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Roberto Balzani, nato a Forlì il 21 agosto 1961, è uno storico, saggista e politico italiano. È professore ordinario di storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, Università degli Studi di Bologna. È stato sindaco di Forlì, dal 2009 al 2014 è professore ordinario di Storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell'Università di Bologna (sede di Ravenna), della quale è stato preside fra il 2008 e il 2009. Ricercatore in Storia contemporanea alla Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” di Firenze dal 1992, è divenuto poi professore associato alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell’Università di Bologna e quindi professore ordinario. Fra i suoi interessi più recenti, la storia del regionalismo e del patrimonio culturale, cui ha dedicato diversi saggi, collaborando alle iniziative promosse alla Scuola Normale Superiore di Pisa da Salvatore Settis. Fra il 1992 e il 1996 ha fatto parte del consiglio d’amministrazione della Fondazione “Spadolini – Nuova Antologia” di Firenze. E’ stato a lungo componente del consiglio direttivo della Società di Studi Romagnoli, dell’Istituzione Biblioteca Malatestiana di Cesena e dell’Ibc Emilia-Romagna. Fra le principali pubblicazioni da menzionare la ricostruzione del regionalismo culturale romagnolo fra ‘800 e ‘900 (La Romagna, Bologna, 2001, ristampata con un nuovo capitolo nel 2012); inoltre, la sintesi Storia del mondo contemporaneo, Milano, 2003 (con Alberto De Bernardi), la ricerca di storia dei beni culturali Per le antichità e le belle arti. La legge n. 364 del 20 giugno 1909 e l’Italia giolittiana (Bologna, 2003) e la cura dei Discorsi parlamentari di Carducci (Bologna, 2004). Con Angelo Varni è curatore de La Romagna nel Risorgimento (Roma-Bari, 2012). Alla sua esperienza di amministratore è dedicato il pamphlet: "Cinque anni di solitudine. Memorie inutili di un sindaco" (Bologna, 2012). E’ autore di diversi manuali di storia per le Scuole medie e i Licei.