Lega: “Livia Tellus, stipendi CdA aumentati di oltre il 300%”

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Abbiamo letto con interesse le argomentazioni del sindaco Davide Drei per giustificare l’aumento, pari ad oltre il 300%, dei compensi degli amministratori di Livia Tellus, le abbiamo però trovate, francamente, del tutto risibili”. Replicano così i leghisti Massimiliano Pompignoli, consigliere regionale, e Daniele Mezzacapo, capogruppo in consiglio comunale, alle dichiarazioni del sindaco di Forlì e spiegano: “Giova ricostruire -spiegano gli esponenti del Carroccio – in via preliminare, il quadro normativo di riferimento, l’art. 4, c. 4 del d.l. 95/2012, così come modificato dall’art. 16 c. 1 d.l. 90/2014, recita: a decorrere dal 1° gennaio 2015, il costo annuale sostenuto per i compensi degli amministratori di tali società, (controllate direttamente o indirettamente dalle amministrazioni pubbliche n.d.r) ivi compresa la remunerazione di quelli investiti di particolari cariche, non può superare l’80 per cento del costo complessivamente sostenuto nell’anno 2013. Il carattere tassativo della disposizione – sottolineano – emerge con tutta evidenza dal suo stesso tenore letterale: il legislatore ha infatti precisato che la riduzione deve riguardare, tra le altre, anche “la remunerazione di quelli investiti di particolari cariche”, facendo così intendere che non esistono figure e ruoli che sono esenti da questa disciplina.

Purtroppo per il sindaco, che si arrampica sugli specchi per dimostrare l’indimostrabile, questa non è la nostra personale interpretazione, ma la conclusione a cui sono giunte diverse Corti dei Conti Regionali, che si sono appunto pronunciate sulla non derogabilità della previsione in esame:
“Il limite al compenso degli amministratori stabilito dall’art. 4, comma 4, del d.l. n. 95/2012 in quanto preordinato a garantire il coordinamento di finanza pubblica nel senso sopra precisato, non può ammettere eccezioni che non siano stabilite da specifiche disposizioni di legge che nel vigente quadro normativo non è dato ravvisare con riferimento alle aumentate competenze della società partecipata dall’ente pubblico. Anche quando ricorra tale ultima eventualità non appare possibile riconoscere al Presidente del c.d.a., nel caso di produzione di utili, un’indennità di risultato, ove tale nuova componente si ponga a “superamento” del costo dell’anno 2013 del medesimo C.d.A.” (Corte dei Conti – Sezione Regionale di Controllo per la Lombardia deliberazione 18/2/2015 n. 88/2015 e deliberazione 17/2-4/3/2016 n. 71/2016).

“Il vincolo ex art. 4, comma 4 del d.l. n.95/2012 deve essere interpretato come tassativo, tale da non consentire eccezioni derivanti da situazioni contingenti”. (Corte dei Conti Emilia-Romagna, parere 10/7/2015 n. 119; Corte dei Conti Sardegna parere 13/7/2015 n. 50). Tornando al caso di Livia Tellus, anche se la holding è cambiata in modo strutturale… con aggiornamento degli scopi di mandato e di obiettivo con maggiore impegno e maggiori responsabilità, come si premura di sostenere Drei, è evidente che di fronte alla norma nazionale era comunque vietato aumentare il compenso dei suoi amministratori. Il principio dei vasi comunicanti, applicabile in fisica, non è estensibile al diritto commerciale, diversamente da quanto pare ritenere il nostro sindaco. Senza essere scienziati del diritto, si può facilmente opporre che le società controllate, anche se interamente partecipate, sono entità giuridicamente autonome sia sul piano organizzativo che patrimoniale, ne discende che le riduzioni dei costi registrate in Forlifarma, Forlì Mobilità Integrata e Forlì Citta Solare non possono evidentemente trasferirsi a Livia Tellus, che, avendo un proprio autonomo bilancio, non può avvantaggiarsi delle economie operate da altri”.
“La conclusione è quindi scontata: l’aumento del costo del consiglio di amministrazione di Livia Tellus passato da complessivi 20.000 euro del 2013, agli attuali 72.000, è del tutto illegittimo e comporta un danno erariale. Ci si chiederà – concludono – se una simile condotta integri fattispecie penalmente rilevanti, (es. abuso d’ufficio art. 323 c.p. e/o peculato art. 314 c.p.), una simile valutazione tuttavia compete alla Procura della Repubblica. Attendiamo spiegazioni da Drei”.