La Mototagliatella

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Se sei un romagnolo conosci tante cose che gli altri non conoscono. Il calore del Sangiovese, l’odore di turista soffritto il 10 di agosto, il sapore dello Squacquerone, il dolore del battipanni sulle chiappe (essere bambini in Romagna è una roba che fa vaporizzare lo spirito della Montessori in tre secondi netti), ed il nonno che sarà anche senza denti, ma la ciambella nell’albana la ciuccia di gran gusto, anche se va a rischio soffocamento. C’è un’altra cosa che il Romagnolo medio conosce: l’odore dell’asfalto.
Lui “vive la sua vita un quarto di piada alla volta” (Vin Diesel a noi ci fa una pippa), con la sua anima in perenne piega in quei pochi chilometri che separano Imola da Misano, il cuore che batte a quattro tempi e la testa a studiare la traiettoria giusta da tenere, un po’ come quando vai con tua moglie a far la spesa al Conad e devi evitare carrelli, casalinghe, piramidi di Giza di pacchi da quattro di Asciugoni Regina, la vecchia indecisa al banco gastronomia, e bambini molesti. Solo che il Romagnolo, diciamocelo. E’ un po’ birro dentro. Spieghiamo il concetto di “birritudine” agli immigrati. La birritudine è il Ciao del 1986 con il gas rapido, il variatore, la marmitta Giannelli e l’assetto ribassato.

La birritudine è l’impianto stereo sulla Vespa 50. La birritudine sono gli adesivi del Duce o del Che sul parafango del Piaggio Sì. La birritudine è andare a letto e sognare di fare un’impennata davanti alla tipa che ti piace con un Garelli Vip 4T smarmittato che fa più rumore di satana che scoreggia.
Non è un caso se dalla Romagna son venuti fuori piloti del calibro di Simoncelli, Poggiali, Melandri, Capirossi, Lega, Dovizioso, Gresini, Bianchi, Reggiani; Buscherini (per citare solamente i Romagnoli che mi vengono in mente al volo).

È che noi c’abbiam proprio le curve nel sangue. Piuttosto che andare a passare il pomeriggio al Bennet, noi – casco in testa, guanti, tuta carbon look anche se siamo più grassi di Orso dopo aver mangiato Masha – cerchiamo di stabilire il nuovo record di cronoscalata del Muraglione, lasciando chili di battistrada e lembi di pelle sull’asfalto e schivando il quinto mistero doloroso del rosario di bestemmie che ci tira dietro il Nonno col Cappello (TM) che guida la NSU-Prinz color verde cacca di cinghiale radioattivo di Chernobyl.

Spesso i romagnoli si fottono stipendi interi in treni di gomme, elaborazioni, trasferte, giri di grappa e sbronze annesse, anche solo per quei dieci giri di pista a Misano che quando hai finito (e non ti stendi) ti senti un figo della Madonna anche se il tuo crono ti qualificherebbe per la merdesima posizione di giornata. Ma il Romagnolo motociclista ha un evento a cui non può mancare, che apre la stagione, che raduna le tre cose per cui spesso e volentieri ha motivo di campare (moto, figa e ragù), ovvero la MotoTagliatella.

Ci si trova a Predappio – ma non lasciatevi ingannare. Non è un raduno di fascistoni. Anche a quelli dell’altra sponda piacciono moto, figa e ragù, a testimonianza che la politica invece che in parlamento bisognerebbe farla in pista, in tavola o a letto. Per darvi un’idea: l’anno scorso han fatto 6000 uova di sfoglia (!), 6 quintali di ragù (!!) e una quantità imprecisata di passerina, impreziosita dal concorso di Miss Majeta Bagnèda. E poi ci sono itinerari turistici, wine-tour, musica con DJ dai nomi improbabili e dall’effetto epico-comico (tipo “DJ Zuzèza”, “DJ Sventrapapere”, “DJ Parsòt” e simili), esibizioni, insomma in generale la Mototagliatella è il paese dei balocchi. E’ come Mirabilandia, ma senza quell’invornito di Prezzemolo. La Romagna è terra di passioni e di divertimento… non può essere diversamente. Anche il colesterolo che abbiamo nel sangue c’ha il casco, zio brèc.
Stay hungry, stay chiosco della piada.

(il Nero)

Post pubblicato nella pagina Facebook “sa fet a què”