Un voto contro l’oligarchia e una Giunta post-democratica

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Un voto contro l’oligarchia. Le dinamiche che hanno portato ad una nuova Amministrazione, a Forlì, sono meritevoli di alcune considerazioni. In primo luogo, nonostante il recupero di gran parte degli assessori dimissionati senza preavviso una settimana prima, cambia la composizione della maggioranza (che si allarga) e cambia pure l’indirizzo politico: dai discorsi tenuti in consiglio comunale, infatti, si desume chiaramente che una parte dei sostenitori della nuova amministrazione aderiscono alla proposta del sindaco nella misura in cui essa risulti diversa da quella del Pd.

Il Pd, a sua volta, appare doppiamente imbarazzato: in primo luogo, perché ha preso sul serio l’azzeramento proposto dal sindaco, restando poi di nuovo superato dagli eventi, e, in secondo luogo, perché il rinnovato patto con il primo cittadino si basa su alcuni contenuti specifici, che però – almeno in parte – sono quelli rispetto ai quali i nuovi supporters chiedono discontinuità. Detta così, la ricostruzione è farraginosa: infatti, il quadro è fumoso, piuttosto ancien régime. Dubito che, nel breve, sarà fatta chiarezza e che si assumeranno posizioni precise, in un senso o in un altro: i programmi, o anche solo le idee fattibili, in questa “restaurazione” sono tornati ad essere funzionali alle individuali sopravvivenze in una posizione o in un’altra. Ergo, fungibili.

Mi limito ad osservare che, in senso strettamente analitico, la maggioranza del sindaco di Forlì è oggi personale, e quindi post-democratica (nel senso, post-Pd): un caso decisamente interessante e per il momento unico in Emilia Romagna. Da seguire con attenzione, nella fase di disarticolazione della “granitiche” maggioranze di sinistra che questo lunedì consegna all’Italia.

Una Giunta post-democratica

Il caso Torino viene analizzato oggi sul “Mulino” online da Giuseppe Berta, uno degli intellettuali più acuti del nostro paese. Ve ne propongo uno stralcio, perché di analisi così se ne sentono poche (soprattutto in TV).
“A Torino l’amministrazione ha perso perché le elezioni municipali sono diventate un referendum su Fassino, come ultima configurazione del «Sistema Torino», vale a dire una sorta di blindatura dell’establishment che si vedeva riconfermato nelle proprie funzioni a ogni tornata elettorale”. Questo sistema si sarebbe configurato in origine addirittura nel 1993, quando Valentino Castellani sfidò la vecchia sinistra di Diego Novelli e riuscì a prendere la guida della città grazie a una saldatura con l’élite urbana, espressione dei ceti professionali, industriali e bancari. L’alleanza aveva un senso e in effetti funzionò, almeno all’inizio, per ridare una missione a un nucleo metropolitano che stava uscendo dalla stagione del fordismo, prolungata fino all’estremo.

Col volgere degli anni, tuttavia, il Sistema Torino si è trasformato in un formidabile strumento di conservazione del potere locale nelle mani di quella che è diventata un’oligarchia, senza che vi fosse un ricambio della rappresentanza. Di qui l’affanno crescente dimostrato dall’Amministrazione man mano che le difficoltà economiche aumentavano, insieme col disagio sociale.

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Roberto Balzani, nato a Forlì il 21 agosto 1961, è uno storico, saggista e politico italiano. È professore ordinario di storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, Università degli Studi di Bologna. È stato sindaco di Forlì, dal 2009 al 2014 è professore ordinario di Storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell'Università di Bologna (sede di Ravenna), della quale è stato preside fra il 2008 e il 2009. Ricercatore in Storia contemporanea alla Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” di Firenze dal 1992, è divenuto poi professore associato alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell’Università di Bologna e quindi professore ordinario. Fra i suoi interessi più recenti, la storia del regionalismo e del patrimonio culturale, cui ha dedicato diversi saggi, collaborando alle iniziative promosse alla Scuola Normale Superiore di Pisa da Salvatore Settis. Fra il 1992 e il 1996 ha fatto parte del consiglio d’amministrazione della Fondazione “Spadolini – Nuova Antologia” di Firenze. E’ stato a lungo componente del consiglio direttivo della Società di Studi Romagnoli, dell’Istituzione Biblioteca Malatestiana di Cesena e dell’Ibc Emilia-Romagna. Fra le principali pubblicazioni da menzionare la ricostruzione del regionalismo culturale romagnolo fra ‘800 e ‘900 (La Romagna, Bologna, 2001, ristampata con un nuovo capitolo nel 2012); inoltre, la sintesi Storia del mondo contemporaneo, Milano, 2003 (con Alberto De Bernardi), la ricerca di storia dei beni culturali Per le antichità e le belle arti. La legge n. 364 del 20 giugno 1909 e l’Italia giolittiana (Bologna, 2003) e la cura dei Discorsi parlamentari di Carducci (Bologna, 2004). Con Angelo Varni è curatore de La Romagna nel Risorgimento (Roma-Bari, 2012). Alla sua esperienza di amministratore è dedicato il pamphlet: "Cinque anni di solitudine. Memorie inutili di un sindaco" (Bologna, 2012). E’ autore di diversi manuali di storia per le Scuole medie e i Licei.