polizia SIULP

«Abbiamo volutamente esagerato il raffronto per rimarcare l’enorme differenza che c’è tra l’immagine che si vuole far percepire alla collettività di una istituzione, come quella della Polizia Stradale, che più di ogni altra sta soffrendo un periodo di profonda crisi di risorse, e non solo. Un anno fa cercammo di fare un’analisi della situazione in cui versava la Sezione Polizia Stradale di Forlì evidenziando, con dovizia di dati, le varie criticità e problematiche che affliggono l’intero reparto. Per le varie questioni da noi sollevate, per il tramite della Segreteria Nazionale sono stati interessati i competenti uffici ministeriali e, da questi ultimi, sono giunte risposte che, nel caso della carenza di mezzi, rasenta il ridicolo. Nonostante questa Segreteria avesse riportato il dato effettivo sulla consistenza dei veicoli in dotazione alla Polizia Stradale forlivese, il “competente” ufficio ministeriale ha fornito un quadro completamente diverso, sia dal punto di vista numerico che qualitativo. Secondo tale ufficio, infatti, la Sezione Polizia Stradale di Forlì avrebbe in dotazione un numero di veicoli quasi doppio rispetto a quello da noi rilevato. Analizzando nel dettaglio i dati ministeriali è poi emerso che nel computo sono stati inclusi veicoli dismessi da anni ed altri veicoli mai entrati nella reale dotazione del reparto in questione.

Tanto per citare alcuni numeri, basti pensare che i reparti che operano sulla viabilità ordinaria – Sezione capoluogo di Forlì, Sottosezione di Bagno di Romagna e Distaccamento di Rocca S.Casciano (si esclude la Sottosezione autostradale in quanto la dotazione di mezzi viene puntualmente fornita e rinnovata a cura di Autostrade per l’Italia) – possono oggi contare complessivamente su sei autovetture idonee (3 Fiat Freemont, 2 Alfa Romeo 159 SW e 1 BMW SW) a cui si aggiungono 6 motociclette BMW ed alcuni veicoli non rispondenti agli standard attuali (1 Alfa Romeo 155 del 1996, 1 Mitsubishi L200 del 1998 e 2 Mitsubishi Pajero del 2001 di cui uno in prestito da altro reparto) che vengono impiegati per servizi residuali.
Da tenere presente che se si escludono i tre Fiat Freemont, assegnati tra la fine del 2014 ed il 2015, le rimanenti autovetture hanno raggiunto percorrenze chilometriche che vanno dagli oltre 210.000 Km della BMW, ai 250.000 ed oltre 300.000 delle due Alfa Romeo.
Secondo quanto previsto da Decreti Ministeriali del 1989, che individuavano gli organici e le dotazioni di mezzi degli uffici di Polizia, i predetti reparti dovrebbero avere una dotazione pari a 23 autovetture, 24 motociclette e 4 furgoni.

La situazione reale è pertanto lontana anni luce da quella che risulta al Ministero, come dimostrato da quanto esposto nella risposta giuntaci e che si allega a testimonianza di quanto sopra. Tutto ciò ha ovviamente fatto sorgere qualche dubbio sulla efficienza di uffici di livello centrale che avrebbero, tra i loro compiti, quello di pianificare gli acquisti di beni strumentali. Il risultato di cotanto scollamento tra gli uffici periferici e quelli centrali è il fatto che in sede di acquisto ed assegnazione di nuovi mezzi, questi vengono forniti ai singoli reparti in numero assolutamente inadeguato alle reali esigenze. Da mesi si vocifera che sia imminente l’assegnazione di una nuova autovettura.

È forse per trasmettere una immagine diversa da quella reale e sconfortante, che in occasione di eventi di particolare rilievo mediatico l’Amministrazione esibisce la splendida Lamborghini. In occasione della recente gara ciclistica “Nove Colli” il bolide ha fatto bella mostra di se per ben tre giorni sulle strade di Cesenatico e dintorni, impiegando due operatori fissi più altri addetti al trasporto di bagagli, ovviamente tutti sottratti a servizi ben più importanti. Altra questione sulla quale il Siulp forlivese ha posto l’attenzione fin dal suo appalesarsi (eravamo alla fine del 2014) è stata quella relativa alla carenza di giubbotti antiproiettile che, a quell’epoca, si stava profilando per via del ritiro di un consistente numero di manufatti giunti a fine vita. In prima battuta il solito “competente” ufficio ministeriale aveva previsto una redistribuzione dei G.A.P. che avrebbe lasciato quasi tutti gli uffici delle varie Specialità – Polizia Stradale compresa – privi dell’indispensabile dispositivo di protezione o, comunque, con quantitativi assolutamente insufficienti.
Anche grazie all’immediato intervento della Segreteria Nazionale, da noi attivata, i “competenti” uffici centrali individuavano una diversa strategia d’intervento per la soluzione del problema e che tutti conosciamo: diversa redistribuzione dei preziosi manufatti e prolungamento della vita operativa di quelli giunti a scadenza a fine 2015, in attesa della distribuzione di quelli nuovi, prevista per le prossime settimane.

Dal punto di vista operativo, però, in tutti questi mesi non sono mancate situazioni in cui, a causa dell’insufficiente numero di G.A.P. di cui sono dotati i reparti della Polizia Stradale, è stata messa a repentaglio l’incolumità degli operatori di Polizia. L’ultima in ordine di tempo si è verificata il 16 maggio 2016, allorquando lungo l’autostrada A14, in prossimità di Cesena, è stato assaltato e rapinato un furgone portavalori. Nella circostanza i malviventi (un gruppo di circa 10 unità dotati di armi pesanti) hanno esploso decine di colpi all’indirizzo del mezzo blindato vincendo ogni resistenza da parte della guardie giurate che, solo per pura casualità, non hanno riportato danni fisici. Il primo intervento sul posto è stato ovviamente effettuato dalle pattuglie della Polizia Stradale in servizio autostradale, immediatamente coadiuvate da altre pattuglie in servizio sulla viabilità ordinaria, tutte equipaggiate del necessario, compresi i G.A.P. Vista la gravità dell’episodio criminoso, oltre alle pattuglie già in servizio, sono state chiamate ad intervenire anche pattuglie del turno successivo. Peccato che tra queste ultime vi fossero anche due pattuglie di Bagno di Romagna che, essendo gli unici 4 G.A.P. in dotazione al reparto nella disponibilità delle due pattuglie che già si trovavano in servizio, si sono viste costrette ad intraprendere a loro volta il servizio prive dei giubbotti antiproiettile (quanto mai indispensabili in una simile circostanza). Una delle due pattuglie in questione, peraltro, rinveniva anche un mezzo usato dai malviventi durante la fuga ed impiegava, come veicolo di servizio, un Mitsubishi Pajero.

Più che contrastare determinati criminali, una simile pattuglia avrebbe semmai potuto dare la caccia a cercatori di funghi irregolari! Ora, tutto bene ciò che finisce bene, ma visti e valutati tutti gli elementi della vicenda questa Segreteria si è vista costretta ad evidenziare quanto accaduto, anche attraverso gli organi di stampa, stigmatizzando le condizioni di assoluta precarietà e mancanza di strumenti di difesa in cui gli operatori di Polizia Stradale sono costretti a lavorare. Fin qui il tutto rispetterebbe un copione ben noto se non ne fosse seguita una replica da parte della dirigente della Polizia Stradale, dottoressa Mongiorgi, diffusa attraverso gli stessi organi di stampa, nella quale si affermava che, contrariamente a quanto sostenuto dal sindacato, tutte le pattuglie coinvolte nell’intervento in questione erano regolarmente dotate di giubbotti antiproiettile.

Peccato che le carte raccontino ben altra realtà. Vorremmo anche parlare per l’ennesima volta di altre carenze – tra le tante la mancanza di personale, di vestiario ed equipaggiamento e di munizionamento per le esercitazioni – ma rinviamo il discorso ad altra occasione. Questa, purtroppo, è oggi la realtà con la quale si devono confrontare le donne e gli uomini della Polizia Stradale, forlivese ma non solo. Donne e uomini lasciati soli da un’Amministrazione che a livello centrale e, ancor peggio, a livello locale dimostra di non avere la minima considerazione per le condizioni lavorative in cui versano. E’ sufficiente negare l’evidenza – forse anche per compiacere certi uffici ministeriali – ed esibire qualche volta di più al pubblico la potente Lamborghini».

Siulp Forlì Cesena